“Il sé digitale” di Vittorio Gallese: è possibile mantenere vivo il margine di incertezza?

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

Viviamo in un tempo di trasformazioni radicali. La rivoluzione digitale e lo sviluppo accelerato dell’intelligenza artificiale (IA) stanno ridefinendo il nostro modo di abitare il mondo, di relazionarci con gli altri, di percepire noi stessi. Non si tratta più di semplici mediazioni funzionali: le tecnologie digitali contemporanee agiscono come ambienti immersivi e affettivi, riscrivendo le condizioni stesse dell’esperienza.”

Il sé digitale di Vittorio Gallese
Il sé digitale di Vittorio Gallese

“Il sé digitale” di Vittorio Gallese, edito da Raffaello Cortina Editore (2026), esplicita una visione contemporanea del mondo digitale in ogni variegata sfaccettatura nel suo continuo evolversi, mentre il corpo resta centrale, un perno attorno cui ruota il tutto.

La netta distanza tra due mondi che si intersecano come due emisferi mantenendo intatte le proprie essenze, si penserebbe non fatti per coesistere ma bisogna sempre riuscire a vedere oltre ciò che sembra, perché si crea un collegamento tra sistema biologico e ambiente tecnologico, perché il tutto è in connessione alla relazione di un corpo che interagisce con l’ambiente circostante.

Alla base il feedback sensomotorio, che sin dal suo divenire si basa su una solida struttura di un linguaggio in continua evoluzione che concretizza la base materiale del pensiero, una nuova forma di comunicazione si affianca all’espressione digitale dell’intelligenza artificiale. Esempio tangibile di quanto evidenziato può essere immaginare il coinvolgimento fisico emotivo che comporta una video chiamata, dimostrazione del fatto che si è coinvolti anche fisicamente, in un coinvolgimento di processi sensoriali, motori e neurali dell’individuo.

“La comparsa dell’immagine pittorica, scultorea, incisa, segna una svolta fondamentale nella storia dell’umanità. Non si tratta solo di decorazione, né di semplice riproduzione del mondo visibile, ma di un atto cognitivo e affettivo che istituisce una nuova relazione tra il corpo, lo spazio e l’alterità. Le immagini non si limitano a rappresentare: esse generano mondi. Rivelano una tensione verso l‘invisibile, verso ciò che è assente, evocato, proiettato.”

Pensiamo al momento in cui si riesce a distaccarsi dalla frenesia quotidiana e regalarsi dei ritagli unici, come contemplare un dipinto o un’opera d’arte esposti in un museo o galleria d’arte e alla potenza delle emozioni che riescono a suscitare, ricordi e stati d’animo.

Anche questo tipo di interazioni è radicato nei processi sensoriali e motivi e percettivi. Ovvero percepire il mondo attraverso i sensi.

Ed è proprio questo il messaggio che Vittorio Gallese vuole trasmettere, ovvero riappropriarsi del sé senso percettivo senza cadere nella trappola dell’intelligenza artificiale o di quel mondo di avatar effimero che ci coinvolge a tal punto da confondere l’identità personale.

Vittorio Gallese citazioni Il sé digitale
Vittorio Gallese citazioni Il sé digitale

Mantenere vivo il margine di incertezza che ha sempre contraddistinto gli eventi o gli incontri, allontanandoci da quel sistema di logaritmi privo di intoppi.

Avvalersi della paura dell’imprevisto e della sorpresa, anche nell’instaurare rapporti interpersonali, vivendo quello splendido viaggio emozionale della vita che caratterizza ogni incontro umano.

La tecnologia deve essere riconosciuta come strumento per potenziare le capacità umane e non come limite, che ci differenzia da essa nella risposta fisica percettiva emotiva, una dimensione che determina quel confine invalicabile tra macchina e essere umano.

Nella comunicazione digitale la reciprocità risulta alterata e artificiale, in un’assenza di corpi che non interagiscono, filtrati da un non vero, una presenza effimera che incarna ciò che non è.

 

Written by Simona Trunzo

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *