Paul Pretzer: la pittura inquieta tra oggetti eterni e ironie moderne
L’ordine rigoroso della composizione, la precisione nella disposizione degli oggetti, lo studio delle ombre e degli equilibri spaziali rimandano alla grande tradizione della natura morta classica.

È un ambito ben noto alla storia dell’arte: banco di prova accademico, esercizio di disciplina, luogo privilegiato in cui il pittore dimostra il proprio controllo tecnico e la propria capacità di inventiva. Eppure, nelle opere di Paul Pretzer, qualcosa devia, si incrina, introduce elementi di spaesamento sottile ma persistente.
Gli elementi rappresentati non sono quelli che ci aspetteremmo: sono flaconi di detersivo, bottiglie di plastica, scatolette di latta, spruzzatori, contenitori domestici. Oggetti banali, spesso considerati visivamente insignificanti o addirittura sgradevoli, che vengono sottratti al loro contesto funzionale e collocati in una dimensione sospesa, silenziosa, quasi sacrale. Il risultato è un cortocircuito visivo e concettuale che costringe lo spettatore a rinegoziare i propri canoni di lettura.
Nato nel 1981 a Paide, cittadina estone di circa diecimila abitanti, Pretzer è un artista che negli ultimi anni sta suscitando un interesse crescente in Europa e fuori dal continente.
Sue personali sono state ospitate in città come Tokyo, New York, Miami, in Indonesia, Belgio, Danimarca, Spagna, Germania e Italia; un percorso internazionale che riflette bene la natura universale dei temi affrontati: il consumismo, la permanenza degli oggetti/rifiuti, la pochezza dell’eredità culturale che lasciamo alle nuove generazioni, l’ironia tragica della quotidianità.
La mostra “I’m Still Standing”, ospitata all’inizio del 2026 da A Pick Gallery a Torino, sintetizza con efficacia la poetica dell’artista. Come osservava con intelligenza il comunicato stampa che annunciava l’evento, le opere sono attraversate da “tensioni latenti, umorismo nero e una sottile tragicommedia”. È proprio in questo equilibrio instabile che risiede la forza della pittura di Pretzer: nulla è urlato, nulla è apertamente provocatorio, ma ogni immagine agisce insinuandosi lentamente.
Un esempio emblematico è costituito dalle nature morte in cui teste di pesce diventano vasi portafiori. Il soggetto, già di per sé disturbante, è trattato con una ammirevole cura formale. I fiori, delicati e vibranti, sembrano chiedere allo spettatore di spostare l’attenzione non tanto sull’ibridazione dell’oggetto quanto sul colore dello sfondo, sulle campiture cromatiche che avvolgono la scena e la rendono irreale. Questo tema è presente con coerenza in opere come Odeur d’orange e Scent of centuries (2022), dove il colore non è semplice supporto ma vero protagonista emotivo e simbolico.
In altri lavori, come Sprühen und Spuren, elementi geometrici e prodotti per la pulizia domestica si fondono fino a suggerire forme animali, in particolare teste di oche. È un gioco di trasformazioni che richiama tanto il surrealismo quanto una certa ironia post-pop, ma sempre filtrata da una disciplina compositiva nordica e severa. Lo stesso vale per Marmor und Milch e per il notevole Philosophie des Alltags, dove l’oggetto quotidiano diventa portatore di un pensiero più ampio: cosa resterà davvero della nostra civiltà?

Paul Pretzer sembra suggerire che l’eredità del mondo contemporaneo non sarà caratterizzata da monumenti, templi o narrazioni eroiche, ma da contenitori indistruttibili, anonimi, seriali. I detersivi e le bottiglie di plastica diventano i nuovi reperti archeologici, le future “rovine” di un’epoca che ha sacrificato la bellezza alla comodità.
Particolarmente riuscita è Schwedische Schwestern: tre scatolette aperte e sovrapposte, ormai vuote, ricordano nella loro posa uno scorpione pronto a colpire. Dietro di loro, un foglio appeso alla parete accenna a staccarsi; una spirale è tracciata con mano incerta, accompagnata da due macchie di colore, una gialla e una blu. Gli stessi colori tornano nella composizione: il giallo della parete, il blu del piano d’appoggio. Un dettaglio che introduce una dimensione metapittorica e riflessiva, come se l’opera parlasse anche del proprio divenire.
La pittura di Paul Pretzer è dunque una pittura colta, stratificata, capace di dialogare con la tradizione senza esserne schiava. Attraverso l’uso sapiente dell’ironia e dello straniamento, l’artista costruisce immagini che seducono e inquietano, che fanno sorridere e subito dopo riflettere. Nature morte solo in apparenza: in realtà, sono specchi silenziosi ma vivi del nostro presente.
Written by Marco Salvario
