“La vedova Couderc” di Georges Simenon: una storia di passioni frustrate?
«Non era straordinario che, fra quaranta donne, solo la vedova Couderc avesse guardato quell’uomo in modo diverso da come si guarda uno qualunque? Le altre erano placide e quiete come mucche che, in un prato, vedessero senza meraviglia un lupo intento a brucare in mezzo a loro.» ‒ “La vedova Couderc” p.12

Infatti è proprio così. Alla vedova non era certo sfuggita la stranezza di quell’uomo. Questa donna, segnata da un passato per davvero difficile e da un presente non meno problematico, aveva percepito da subito come quell’uomo, incontrato casualmente sull’autobus di campagna, avrebbe potuto fare al caso suo.
Per gestire la fattoria aveva bisogno di aiuto, di un uomo forte, e Jean, questo il nome del passeggero, rappresentava la risposta alle sue esigenze. Come poteva Jean, appena uscito di prigione, senza soldi, con un passato scomodo a dir poco, non accettare la proposta di lavoro della vedova Couderc, comprendente il vitto e l’alloggio!
Jean è un bel giovane, lei una vedova di mezz’età. Quasi inevitabilmente, tra i due nasce una relazione, anche se assai sbilanciata, che oscilla tra la possessività della donna e la condizione di bisogno del giovane Jean. Questo, nonostante che la vedova debba anche soddisfare controvoglia e saltuariamente gli appetiti sessuali del vecchio Couderc, il padre del suo ex marito, proprietario della fattoria, che lei deve accudire.
“La vedova Couderc”, uno dei romanzi più duri e cupi di Georges Simenon, fu pubblicato nel 1942 e ambientato nella campagna francese negli anni Trenta, in un casale posto tra un canale e il Cher.
Da notare come l’acqua dei fiumi, dei canali o del mare, sia un elemento ricorrente nei romanzi di Simenon. Non è un romanzo poliziesco, nemmeno un noir, è invece un dramma umano fatto di silenzi, sospetti, gelosie e bassezze umane di vario tipo.
“La vedova Couderc” è una storia relativamente breve, ma che coinvolge il lettore in un crescendo verso la quasi certezza di un finale tragico, come accade in tanti altri “romans durs” di Simenon.
Tornando alla trama: a complicare le cose tra i due conviventi comparirà Félicie, giovane, graziosa e sensuale nipote della vedova, che abita nelle vicinanze, la quale non potrà non richiamare le attenzioni di Jean, il quale, da parte sua: «aveva una voglia pazza di stare vicino a lei, ma non aveva mai pensato a quel che le avrebbe detto. Mentre camminava, osservava il suo profilo e constatava che aveva labbra carnose, quasi gonfie, che le davano un’aria pensosa o imbronciata. Aveva anche una pelle molto bianca, molto delicata, come tutte le rosse, e orecchie minute» (p.125).
La tensione erotica che si svilupperà tra i due viene magistralmente descritta da Simenon attraverso la sua solita scrittura asciutta e realistica, senza tanti fronzoli.
Il senso di fatalità sempre incombente nello scorrere del romanzo, come del resto in quasi tutti i “romans durs” di Simenon, rimanda davvero alla tragedia greca. È come se i personaggi che a poco a poco compaiono, parentela compresa, agiscano sempre prigionieri di forze più grandi di loro. Emerge un ritratto della società rurale francese di quel periodo, caratterizzata da diffidenze, rancori familiari e aggressività.

L’autore non giudica, ma mette a nudo, senza alcuna reticenza, gli arcaici rapporti umani intercorrenti. È una storia di passioni frustrate, di solitudini e di desideri non soddisfatti, come se un destino tragico incombesse su ogni personaggio. Simenon racconta la vicenda in tutta la sua crudezza senza mai concedere consolazioni al lettore, di nessun tipo. Nella sua narrativa non c’è spettacolo, non c’è retorica.
Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film del 1971, di Pierre Granier-Deferre, uscito in Italia con il titolo “L’evaso”, con i seguenti attori protagonisti principali: Simone Signoret nel ruolo della vedova Couderc, Alain Delon nel ruolo di Jean e Ottavia Piccolo nel ruolo di Fèlicie.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Georges Simenon, La vedova Couderc, Adelphi, 1993

