“Ti sto scrivendo perché…” di Ilaria Sperandio: essere madre e paziente oncologica
“Scrivi duro e chiaro su ciò che fa male.” ‒ Ernest Hemingway

Sono molti i libri, come “Ti sto scrivendo perché…”, che nascono dal dolore e diventano una forte testimonianza di rinascita quando la scrittura assume il ruolo di uno strumento di elaborazione e salvezza. D’altro canto, mai come in questo caso, la stesura è un atto d’amore verso sé stessi che trasforma in luce il dolore, con l’intento di accompagnare i lettori in un percorso di risoluzione; di una perdita o di una malattia.
“Ti sto scrivendo perché avevo appena imparato a essere madre quando ho dovuto diventare anche una paziente oncologica.”
Ilaria Sperandio è una giovane mamma e moglie che si è trovata involontariamente coinvolta in una serie di vicissitudini dolorose. Nel buio del tunnel, tramite lettere intime e personali, ha dato alle stampe una storia di rinascita, la sua.
“Aurora aveva solo un anno./ Un anno in cui avrei dovuto pensare/ solo ai suoi primi passi,/ ai suoi sorrisi,/ al futuro./ Invece mi sono trovata davanti/ ad una parola che non lascia spazio a interpretazioni:/ Tumore./ Maligno./ Raro./ Inaspettato./ Spaventoso.”
L’autrice si affida sinceramente alla scrittura per mezzo della quale, riesce a trovare le parole giuste con cui raccontare al lettore alcune fasi della sua vita. Lettera dopo lettera è riuscita a vedersi come una nuova donna, rinata attraverso il dolore e la paura.
Ne “Ti sto scrivendo perché…” sembra che l’arte del raccontarsi, rivivendo il dramma di quei giorni, abbia dato alla sua scrittura verità e senso. La storia che il lettore andrà a leggere dimostra come la scrittura autoesplorativa sia curativa e capace di ridare un ordine al caos generato dalla malattia, convertendo la sofferenza in memoria cosciente.
In merito alla parola che cura mi piace citare il bel testo “Saggezza” dello psichiatra Eugenio Borgna, in cui ci parla di Cura della parola, di medicina della parola.
“Le parole non sono di questo mondo, sono un mondo a sé stante, sono creature viventi, sono prigioni sigillate dal mistero, e a ciascuno di noi è assegnato il compito di togliere a mano a mano questi sigilli, al fine di spalancarne il senso… scegliere le parole capaci di fare del bene, e di essere portatrici di cura, è un lavoro: molto faticoso… le parole che ci salvano, le parole sagge, non sono facili da trovare… le emozioni e le passioni sono rivelatrici del senso e del destino dell’esistenza… Le parole vivono, si modulano, sfuggono, si modificano nelle diverse situazioni in cui ci veniamo a trovare, e non sono mai inerti e mute, ma dicono sempre qualcosa, sono impegnative per chi le dice, e per chi le ascolta, cambiano di significato nella misura in cui cambiano i nostri stati d’animo e le nostre emozioni, le nostre attese e le nostre speranze.” ‒ da “Saggezza” di Eugenio Borgna
Per questo, mediante la narrazione si attiva la possibilità di descrivere minuziosamente ciò che si sta vivendo con le espressioni che ci salvano e attraverso un processo di purificazione emotiva; la parola tramuta il dolore in un oggetto visibile, quindi fronteggiabile. Durante la lettura de Ti sto scrivendo perché…”, il carico negativo si diluisce nella penultima pagina del libro, quando l’autrice afferma: “Sono una donna che ha attraversato il dolore/ e non ne è uscita illesa,/ ne è uscita diversa./ Ho imparato che/ non devo essere coerente con/ chi ero ieri,/ ma fedele a ciò che sento oggi”.
“Non sono arrivata a questa consapevolezza/ tutta intera./ Ci sono arrivata a pezzi./ Sono miei./ E li porto con dignità.”

Per questo le lettere di Ilaria Sperandio non sono solo un modo per narrare il suo dramma oncologico, ma un vero strumento di rinascita interiore associabile a queste parole di Anne Frank: “Posso scuotermi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce”.
Attraverso questa corrispondenza epistolare con se stessa, l’autrice ha monitorato il suo viaggio difficile, modificando le emozioni negative ed è riuscita a liberarsi del loro peso. La conclusione nel libro è molto intensa, consapevole:
“Ti sto scrivendo perché io sono ancora qui./ E se stai leggendo, lo sei anche tu./ E questo, credimi,/ è un atto di coraggio.”
Written by Carina Spurio
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