“Chopin, Notturno a Parigi” film di Michał Kwieciński: gli ultimi anni di vita di Fryderyk Chopin
“Nella sua breve vita Chopin è stato accompagnato da tre forze – amore, musica e malattia – che si sono contese la sua anima fino alla fine. Ho voluto mostrare la lotta tra la Morte e la Musica, impegnate in una battaglia per l’anima di Chopin, senza che nessuna delle due sia disposta a cedere.” ‒ Michał Kwieciński

Chopin, Notturno a Parigi, pellicola biografica realizzata dal regista Michał Kwieciński nel 2025 non è un docufilm, ma un viaggio negli ultimi anni di vita di Fryderyk Chopin, musicista d’eccellenza.
In uscita nelle sale cinematografiche italiane dal 26 febbraio 2026 sarà distribuito da Europictures in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma.
La Parigi del 1835 è lo sfondo di una emozionante narrazione filmica. All’epoca, Chopin ha 25 anni ed è un artista già affermato.
Adorato dall’aristocrazia e dal Re di Francia (Lambert Wilson), attore che nei panni di Re Luigi Filippo I è un valore aggiunto di una narrazione il cui contesto storico è assolutamente affidabile, Chopin impartisce lezioni di pianoforte ai suoi allievi, mentre compone opere riconosciute universalmente di assoluto pregio. Al contempo, è anche una star dei salotti parigini e della corte francese, oltre che protagonista assoluto della vita notturna della capitale.
A irrompere nella calma iniziale della narrazione, con impeto e inquietudine, è il Notturno op. 15 n. 2, raffigurazione plastica della struttura emotiva del film: la frenesia mondana che fa il suo ingresso nella quiete apparente della creazione artistica di Chopin.
Ammirato dagli amici e adorato dalle donne, il giovane talento partecipa con spirito goliardico a distrazioni e divertimenti, tanto da essere definito un dandy eccentrico, la cui presenza è insostituibile per portare a buon fine qualsiasi tipo di festeggiamento. Così, come altri eventi culturali, che sembrano non avere alcun interesse senza la sua partecipazione.
Chopin, come mostrato nel film, ha molta cura della sua immagine: dai guanti bianchissimi fatti su misura al taglio impeccabile del frac, al lusso con cui sono arredati i suoi appartamenti. Ma non è per semplice vanità tutto ciò, forse un’ossessione per l’ordine e l’eleganza. O più semplicemente, la sua immagine è parte integrante della sua arte. Quasi fosse una rock star dei nostri tempi, che vive la notte parigina e le sue feste con l’energia di chi ha sete di vita senza sprecarne un solo istante.
D’altra parte, l’epoca descritta nel film Chopin, Notturno a Parigi non prevedeva la presenza di manager o uffici stampa di sorta. È dunque un fatto quasi obbligato l’attenzione con cui il musicista curava la sua immagine. Come fosse un biglietto di presentazione per far parte di quell’arte salottiera in cui era a proprio agio.
Ma il buonumore e la voglia di vivere ostentati da Chopin rappresentati nel film, nascondono un suo malessere emotivo, portato dalla malattia che già ne stava minando il fisico? Quasi certamente sì.
Visto che la tubercolosi lo portava inesorabilmente verso il declino di una vita promettente, non solo da un punto di vista artistico ma anche sentimentale.
Accanto a lui, infatti, trova posto una George Sand piena di carisma, interpretata da Joséphine de La Baume. Una figura femminile lontana dalla musa che i testi hanno sempre descritto. Purtroppo, la passione che ha unito i due artisti, raccontata dal regista in maniera lucida, dopo anni d’amore condiviso, anticipa quella rottura che getterà un’ombra sugli ultimi anni del compositore.
A interpretare Chopin è Eryk Kulm, che occupa un ruolo narrativo doppiamente impegnativo: come attore si è calato nei panni di un musicista celebrato come un genio assoluto al pari di Wolfgang Amadeus Mozart, ed è musicista anch’esso, in quanto esegue personalmente i brani presentati nel film.
Dopo aver trascorso un intero anno studiando pianoforte per svariate ore al giorno, sotto la guida di esperti dell’Istituto Fryderyk Chopin, ha eseguito i brani musicali senza alcun supporto digitale a fare da controfigura ai movimenti di mani e dita durante le esecuzioni.
La sua interpretazione è totalizzante, tanto da potergli attribuire parte del merito della riuscita del film. Anche perché è stato capace di restituire non solo la psicologia del personaggio, ma anche la sua fisicità; che si può rintracciare nel sudore della fronte di Chopin, nella tensione dei tendini, come nel suo respiro un po’ affannato.
“Nel diciannovesimo secolo Chopin e la sua musica erano comunemente visti come effeminati, androgini, infantili, malati e etnicamente diversi, visto che ai tempi di Chopin gli ascoltatori del genere del notturno per pianoforte spesso esprimevano le loro reazioni in immagini femminili.” ‒ da Wikipedia
Quella dedicata a Chopin non è una biografia che segue un ordine cronologico, ma piuttosto un affresco inedito composto da frammenti di vita che catturano la vita del compositore nel suo momento di massimo splendore.
Un’immagine di Chopin lontana dall’icona stereotipata del musicista malinconico conosciuto dalla grande platea; che mostra un aspetto del tutto nuovo del genio polacco: l’aspetto umano. Dove la malattia del musicista fa la sua comparsa come un’ombra. Per arrivare poi a colpirlo con violenza, influenzando il resto della sua breve vita e le sue relazioni interpersonali.
Una degenerazione che si fa specchio in maniera quasi poetica dei Notturni che Chopin componeva proprio in quegli anni.
Malato, tuttavia amante della vita, Chopin si nascondeva dietro a una maschera di ironia e mondanità per coprire le sue insicurezze e la lotta contro la malattia. Per offrire di Chopin non soltanto una visione delle sue eccellenti doti musicali, ma per fotografare un uomo comune con le sue emozioni e le sue fragilità.
Michał Kwieciński presenta allo spettatore scene rappresentative del dolore e della sofferenza causati dall’aggravarsi della sua malattia, oltre a riflessioni proprie del musicista. Ed il merito va anche all’attore protagonista Eryk Kulm, che riporta sullo schermo un Fryderyk Chopin che è prima di tutto un uomo: geniale di certo, ma anche sofferente per la sua condizione di precarietà.

Chopin, Notturno a Parigi è, in definitiva, un ritratto sui generis del leggendario compositore polacco, che non si trova nei libri di storia: quello di un damerino ricercato per il suo senso dell’umorismo, un virtuoso del pianoforte e un uomo affascinante e innamorato della vita, che dietro a un’ironia brillante nasconde una profonda malinconia. Ritratto, che si accompagna a un vero e proprio affresco epico della Parigi del XIX secolo, in una affascinante esplorazione temporale in cui la musica e l’amore camminano paralleli.
Come già detto, Chopin, Notturno a Parigi non è un documentario. Musicologi esperti potrebbero non apprezzare una realizzazione che gode di una qualche licenza narrativa, dovuta anche alla concentrazione di un periodo ricco di eventi in un arco temporale limitato. Inoltre, la scelta di frammentare alcuni episodi della vita di Chopin può aver reso meno compatto qualche passaggio filmico, che sono stati sacrificati in nome dello straordinario impatto emotivo del film.
Ben consapevole di ciò, il regista ha dichiarato che nelle sue intenzioni non era importante fare un ritratto preciso e puntuale con sfondo storico, ma fare un’esperienza sensoriale totalizzante. Oltre che screditare il cliché del musicista-martire per restituire quello di un uomo carico di ironia, ambizione e straordinariamente moderno.
“Abbiamo realizzato un film che speriamo sorprenda tutti coloro che non conoscono la vita di Fryderyk Chopin, basato esclusivamente su eventi reali.” ‒ Michał Kwieciński
Written by Carolina Colombi
