“Cabras ‒ Il paese degli scalzi” di Gianfranco Atzori: cinquanta anni di storia e di memoria

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

Il titolo di questo immenso saggio è “Cabras ‒ Il paese degli scalzi”. Me l’ha dato in lettura mia figlia Anna, che lo ricevette in dono dall’autore, il giornalista Gianfranco Atzori. I due si sono conosciuti per caso e hanno socializzato un po’.

Cabras Il paese degli scalzi di Gianfranco Atzori
Cabras Il paese degli scalzi di Gianfranco Atzori

Leggendo Cabras ‒ Il paese degli scalzi, sento, che Gianfranco sia più saggio di Anna e di me impilati l’una sulle spalle dell’altro. Ma non meno complesso, anzi! Anna è giovane, ha un ampio margine di miglioramento. Io un po’ di meno. Anna è stata 14 giorni a Oliena (NU), ove ha provato l’umana esperienza di pascolare e mungere le pecore, di nettare gli abituri dei maiali, che non sempre erano lindi. Anna dava loro da mangiare. Anna è un tipo che non si lascia crescere la gramigna sotto i piedi. Anna è da accettare, punto. E non con l’accetta, ma con la pur tremula comprensione. Ma il saggio non è dedicato ad Anna, che ha svolto la funzione di consegnare il volume. Pian piano mi spiegherò. Gianfranco, ora mi rivolgo a te. Sappi che se scrivessi a Tolstoj mi rivolgerei a Lev. Sono fatto così: cerco la sinergia con l’autore per poter reagire alla sua opera. Chiamala, se vuoi, correlazione, entanglement quantistico, o come ti va. In genere, io scrivo al buio. Con te preferisco cambiare modalità. Voglio vederci bene, per evitare fraintendimenti.

Cabras ‒ Il paese degli scalzi è un esame tassonomico, sociologico e antropologico di un paese di quasi 9.000 abitanti, sito a 6 m s.l.m, di 122,26 chilometri quadrati, che non vedo l’ora di visitare, grazie a te, Gianfranco (e a te, Anna). La tua prosa è incalzante e al contempo guicciardiniana: precisa e completa. Già t’immagino mentre ti svegli la notte perché devi aggiungere una minuzia, magari minima, un particolare che t’era sfuggito. Mi piacerebbe tanto che tu ti sedessi (insieme a me, Anna, e chi vuoi tu) in una grande tavolata e lì tu incontrassi il mio storico preferito, Luigi Iroso, autore di saggi storici che non augurerei al mio peggior nemico, ché non li meriterebbe.

Il testo Cabras ‒ Il paese degli scalzi è in italiano, con numerose espressioni in lingua ‒ limba. E mo’ ti faccio un unico appunto, così mi tolgo il pensiero: avrei gradito delle note, ché l’onnisciente cell spesso annaspa nel vuoto, senza darmi alcuna risposta. Ho fatto una promessa a me stesso. Il tuo libro è inclìto come un reperto archeologico e questo è il motivo per cui non l’ho lordato di appunti e sottolineature, com’è mia costumanza per ogni libro che leggo. Il tuo l’ho divorato. Aspetta… parli dei nomignoli che individuano alcuni Cabraresi.

“Un burlone” di pagina 29 si sta atteggiando da vero clown! Pagine 31 e 34:Cabras è famosa nel mondo come il paese degli scalzi” – un tempo, quasi ovunque era così, intendendo: dove c’era povertà, non dico miseria. Ma ora spunta quel giovane, “Don Francesco Meloni”: osservo il suo viso, il suo sguardo m’intenerisce e mi turba; e la foto del “Potestà Giosè Vece” mi rammenta un po’ Guareschi; a pagina 40, scrivi di una scuola straordinaria: “Nel frattempo viene istituito anche un centro di Cultura Popolare finalizzato alla alfabetizzazione degli anziani.” – il che mi fa pensare a quella vecchina che scriveva col gesso alla lavagna, assistita dal Maestro Manzi, in Non è mai troppo tardi, celebre trasmissione televisiva degli anni ‘60!

 Sai che la foto della “Corsa di pariglie in corso Italia” mi fa rammentare il film Ben Hur, e che mi fa venir voglia di leggerne il romanzo che giace silente in quel mistico scaffale? Il mondo è un solo paese, tutto il paese è una nobile parte del medesimo mondo.

Gianfranco, sei proprio guicciardiniano, non ti fai mancare nulla né ti sfugge alcunché! Però mi chiedo come fossero coperti da contributi INPS.

La foto di Sirio Porcu mi dà allegria per il modo in cui sistema le reti da pesca, con le gambe lievemente curvate: è un’immagine da eternare! Sirio era un giovane pescatore presso quello “stagno” sacro e intoccabile, come quei baroni che ne sancivano la giuridicamente dubbia proprietà. La storia di quell’impietosa “guardia” mi dà il voltastomaco e mi fa rammentare il romanzo di Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa. Nulla c’è di sacro, ma tutto d’umano, nel rapporto fra uomo e uomo, fra uomo e donna, fra padrone e operaio. Grazie al teologo Padre Aldo Bergamaschi, andavo a messa tutte le domeniche pur non credendo. Per ascoltarlo. Un dì te ne parlerò, fissandoti negli occhi. Lui credeva nella confusione delle etiche (evitare i salumi, oppure papparseli con gioia etc), purché le figure che su elencate si rispettassero fra loro, entrando in quell’entanglement di cui dicevo all’inizio della mia reazione al saggio.

A pagina 48 de Cabras ‒ Il paese degli scalzi, leggo: “Se ne parlava sottovoce nelle piazze, nel mercato di piazzetta Vittorio Emanuele II e pure nel lavatoio a ridosso della Chiesa di Santa Maria tra le donne intente a fare il bucato, laddove tutte sapevano di tutto”.

Appunto: stagno 84 virus: “undici piccoli” – poverini! – “muoiono uno dopo l’altro senza una causa al momento identificata”, e che mai lo sarà. Fu un arcano “virus” – per cui si temeva che quei “bambini” potessero essere “incubatori dello stesso virus”: un mistero che resterà tale, tra l’indifferenza degli insensibili “baroni”. Non stendiamo per nulla alcun velo penoso. E pensiamoci ogni tanto!

“È così che scattano le indagini per l’acquisto di bibite, polli e panini. Ci sarebbe da ridere, non fosse che i militari fanno sul serio.” – beh, capita. A fronte di altre magagne, mi paiono minutezze… Foto a pagina 79 del Dr. Antonio Marongiu e di Salvatore Zoccheddu – sindaci del paese: hanno sguardi diversi. Uno pare perplesso, l’altro sorridente (o è perplesso anche lui?).

Mi chiedo però perché quella n spesso tra parentesi, come in “Peppanto(n)i,”, un giorno so che me lo dirai. E quel dì assaggerò quella bottarga – di cui leggo spesso, anche a pagina 96, la “butàriga”, che si può pappare durante la “Sagra della Bottarga”: il “caviale sardo”.

A pagina 104 leggo di quel documento notarile magicamente sparito e poi ritrovato, mah!, chissà!, qui qualcuno forse ci covò su! Mi fa ridere e gemere leggere di quegli inquisiti: “All’apertura di udienza, soltanto l’appello degli imputati richiede oltre due ore di tempo. Non senza momenti di ilarità quando, per risolvere problemi di casi di omonimia, si deve ricorrere ai soprannomi, ovviamente sardi, ciò che impone la traduzione in lingua italiana.” – lingue incrociate, giuridicamente e miracolosamente, fra loro. Ma quel che a me fa quasi sghignazzare è che: “Sono 174 i pescatori che sfilano davanti alle transenne e, a metà appello, nonostante il processo si svolga nella grande aula della corte d’assise, in molti devono accovacciarsi per terra alla ‘crabarissa’.” – avrei voluto essere presente e scattare un’istantanea!

Attilio Sechi, di cui scorgo la foto a pagina 70, e se ne parla ancora a pagina 107. non dico altro… Per compiere l’azione giusta occorre leggere con sguardo attento il libro intero. È un heavy duty, ma ne vale la pena: parola d’arşân tésta quêdra, reggiano dalla testa quadra, come ci definiva Carlo Tassoni, il poeta d’Oltre Secchia. Ma che dire di quell’“isola di Mal di Ventre”, se non che merita di essere visitata e amata! Mi ci recherò, non solo per vedere se mi duolerà l’epa (idiota battutina)! Come pure quell’area archeologica di Mont’e Prama – a Reggio dicono che c’è più tempo che vita… speròm! A quei “due agricoltori di Cabras, Battista Meli e Sisinio Poddi” dovremo essere grati per sempre!

Merita un cenno a parte “quel pescatore che ogni sera è puntuale per la consueta partita al biliardo” – il cui gidiano acte gratuit mi dà da pensare: “… a un certo punto brucia con un cerino un bigliettone da diecimila estratto da un mazzo che teneva in tasca, e con la fiamma s’accende una sigaretta aspirandone profondamente il fumo.” – e dato che il gesto forse gli è solito, gli rammento che il fumo uccide, pur senza fretta: veda di smettere, se può. E che i soldi servono, come la serva di Totò… spuntano Don Efisio Carta a pagina 125, e, poche pagine prima, Dario Cossu – poeta riservato – sono anch’essi, come tutti gli altri, un bene dell’Umanità da salvare e venerare: e di ciò ti siamo tutti grati, Gianfranco.

A pagina 134 si è tutti antimilitaristi, anche Anna, anche me; non contro quei ragazzi che indossano la divisa, ovvio, ma contro i porci orwelliani che li adoperano per i loro torbidi fini. Ad Anna chiedo di vedere quante gambe abbiano, se 4 oppure 2, prima di dar loro la consueta brodaglia (dopo che ha frequentato l’azienda agricola è ormai un’esperta).

A pagina 140 assisto a una guerra ittica… Ma quando mai finirà questo “furto di pesci nello stagno di Cabras”? Non sarebbe meglio invece occuparci di “Anfore”?

Il Sardo che leggo a pagina 165 all’inizio mi pare Latino:Constituimus ed ordinamus ch’in cussas villas e curadioras chi sunt usadas de fagheri silvas de curadori…”, ma poi il tutto è ben tradotto! Fantastici quei Cormorani. I pescatori non li amano tanto, ché rubacchiano loro il pesce. Archimede e Pitagora gongolerebbero a leggere la pagina 171, ove si parla di una “novità contenuta nel decreto ministeriale” la quale “passa da una circonferenza a un quadrato”: mirabile quadratura del cerchio!

A pagina 175 de Cabras – Il Paese degli Scalzi leggo che il turismo ancora fatica un po’, mah, che dire!

La foto a pagina 177 di Peppino Manca me lo fa ben volere, per cui ne piango la prematura fine! Alla morte si arriva da vivi, diceva mamà.

A pagina 189 si parla de “Il sardismo e la lingua sarda” e c’ha ragione “Il sindaco uscente Efisio Trincas”: va salvata, protetta e insegnata a scuola.

Intorno a pagina 214 capisco che umano e religioso sono omologhi e quasi sinonimi. Faccio un’eccezione per quanto leggo a pagina 253: “Infatti ziu Michei è nato in un momento in cui era difficile anche solo essere bambini”.

Grazie ancora, Gianfranco! No, aspetta! Un ultimo riporto è doveroso, e riguarda quel Mauro Mura, poeta, che ha “una pessima calligrafia”: se vedessi la mia!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Gianfranco Atzori, Cabras – Il Paese degli Scalzi, Carlo Delfino Editore, 2013

 

N.d.E.

Dal sito della casa editrice Carlo Delfino Editore per comprendere il contenuto dell’interessante volume:

Solo chi conosce bene a fondo una realtà come quella di Cabras e dei cabraresi può impegnarsi in un lavoro quale quello fatto da Gianfranco Atzori, per raccontare la storia del paese e dei suoi abitanti. L’autore basandosi su minuziose ricerche documentali e interessanti testimonianze, ripercorre la storia umana di Cabras, analizzando le diverse situazioni, dal vivere quotidiano ai diversi rapporti esistenti tra le persone, dal mondo dei pastori a quello degli agricoltori e soprattutto dei pescatori. Unica era infatti in Sardegna la situazione esistente tra proprietari dello stagno e i pescatori. Particolarmente interessante è infatti la riproposizione dell’organizzazione della pesca nello stagno e del rapporto tra “is meris” e “is tzaraccus”. È un ritorno indietro nel tempo che ci riporta a situazioni che oggi appaiono incredibili. Gianfranco Atzori riporta con grande semplicità, ma con grande chiarezza, i diversi fatti e i momenti difficili della rivolta dei pescatori per la conquista dello stagno. Più di cinquanta anni di storia di Cabras vengono ricordati dall’autore, con interesse e partecipazione. Le elezioni comunali, i diversi sindaci che si alternano al Comune, e la descrizione delle figure dei diversi personaggi che hanno fatto la storia di Cabras. Nel mondo agricolo, ad esempio, la novità costituita dalla coltivazione del riso, per cui Cabras è diventata uno dei paesi maggiori produttori, per merito dei Ferrari e di Gaetano Meli. Gianfranco Atzori ricorda anche la vita comune degli abitanti di Cabras, il carattere dei paesani, le nostre feste, da Santa Maria alla ormai famosa festa di San Salvatore di Sinis e della Corsa degli Scalzi. Il libro si conclude con la descrizione della storia personale di molti protagonisti della vita del paese, dal campo politico a quello culturale, a quello delle arti e dei mestieri fino al mondo musicale e sportivo.”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *