“Identità ucraina” di Simone Attilio Bellezza: storia del movimento nazionale dal 1800 a oggi
Il libro “Identità ucraina” è una ricostruzione storica dell’evoluzione dell’identità nazionale ucraina dal XIX secolo fino ai giorni nostri. Simone Attilio Bellezza[1] mostra come un sentimento nazionale, inizialmente embrionale e frammentato in un territorio conteso tra grandi imperi, abbia progressivamente raggiunto una configurazione identitaria collettiva. Identità che trova la sua piena espressione dopo l’indipendenza del 1991 e negli eventi contemporanei.

Un libro “Identità ucraina” più che mai attuale, che in tanti dovrebbero leggere. Soprattutto coloro che intervengono nel dibattito in corso sulla guerra in Ucraina basandosi più che altro su conoscenze frutto di luoghi comuni se non, addirittura, di propaganda.
Non per nulla, l’autore, già nell’introduzione, anticipa ciò che in tanti, ancor oggi, faticano ad ammettere, vale a dire che: «l’invasione su larga scala lanciata dalla Russia di Vladimir Putin è stata giustificata dalla propaganda russa con l’argomento che una nazione ucraina non esisteva. La Resistenza messa in atto non solo dalle strutture amministrative dello stato ucraino, ma anche dalla popolazione civile rimasta nelle aree occupate o vicine al fronte, ha costretto l’esercito russo a fare i conti con il dato di fatto che la nazione ucraina era una realtà».
Anche se il saggio vero e proprio parte dall’Ottocento, l’autore premette il ricordo di due momenti importanti per una rilettura storica del movimento nazionale ucraino: la medievale “Rus’ di Kyiv” e il principato cosacco dell’epoca moderna. La “Rus’ di Kyiv” è la prima organizzazione statale che governa le terre dell’odierna Ucraina fra il IX e il XIII secolo. I cosacchi del Niprò sono invece delle popolazioni di contadini guerrieri che compaiono nelle steppe ucraine nel corso del XVI secolo. Ovviamente, come sempre, questi precedenti storici entrano a far parte del bagaglio mitologico di fondazione che ogni costruzione nazionale comporta.
Fa piacere apprendere da Simone Attilio Bellezza che alla base della nascita del moderno e genuino movimento nazionale ucraino, nei primi decenni del 1800, ci sta anche e soprattutto il pensiero di Giuseppe Mazzini, qua giunto attraverso le complesse vicende polacche, strettamente correlate.
Bellezza ci ricorda poi le repressioni del movimento nazionale ucraino avvenute nell’Impero russo. In particolare, ritengo che siano da ricordare, nell’ambito del divieto di diffondere la cultura ucraina, la chiusura delle “scuole domenicali”, nelle quali un numero crescente di nobili e di intellettuali s’impegna per istruire le classi più popolari.
Sono tanti gli studiosi perseguitati. Mychajlo Drahomanov in testa, il quale lavora nell’Università di Kyiv e viene licenziato. Egli ha legato la questione nazionale alla questione sociale, introducendo nel nazionalismo ucraino le riflessioni del pensiero socialista.
La prima vera organizzazione politica del movimento politico ucraino, ci ricorda l’autore, è tuttavia la “confraternita dei santi Cirillo e Metodio”, un’organizzazione segreta, fondata nel 1846, il cui scopo è il sovvertimento dell’impero zarista e la costituzione di una federazione panslava e repubblicana con capitale Kyiv. Tra i fondatori anche la voce più importante della letteratura ucraina: Taras Ŝevcenko.
La rivoluzione bolscevica apre uno spazio politico nuovo. Lenin riconosce all’Ucraina una sua caratterizzazione di nazione e di identità (lingua, istituzioni), anche se presto, con l’insediamento al potere dell’URSS di Josef Stalin, subentrano repressione, russificazione e traumi collettivi come lo “Holodomor”. Eventi che segnano profondamente la coscienza nazionale.
Lo “Holodomor” rappresenta uno dei traumi fondativi dell’identità ucraina contemporanea. La carestia che colpisce l’Ucraina tra il 1932 e il 1933 non è una calamità naturale, ma un genocidio, con milioni di morti, risultato delle politiche staliniane di collettivizzazione forzata, requisizioni di grano e repressione del mondo contadino.
Bellezza sottolinea come alla carestia si accompagni la distruzione delle élite culturali, la repressione della lingua e a un attacco diretto all’autonomia della repubblica ucraina.
Bellezza analizza poi la Seconda guerra mondiale come uno dei momenti più controversi e complessi della storia ucraina.
L’Ucraina è teatro di occupazioni successive (sovietica e nazista) e di violenze di massa, tra cui sanguinosi “pogrom” contro gli ebrei.
Emergono movimenti nazionalisti che cercano di sfruttare il conflitto per ottenere l’indipendenza, ma restano schiacciati tra due totalitarismi. L’autore sottolinea come questa fase generi narrazioni contendenti (collaborazionismo, resistenza, vittimismo), che continuano a pesare sul dibattito politico e sulla questione identitaria fino a oggi, soprattutto nel rapporto con la Russia. In realtà, nonostante l’oppressione staliniana, la cultura nazionale ucraina non scompare mai del tutto.
Bellezza descrive inoltre la svolta a destra del nazionalismo ucraino sia prima che durante la Seconda guerra mondiale. Prende, infatti, in quel periodo, sempre più forza una tendenza che si ispira alle politiche del fascismo italiano e successivamente a quelle del nazionalsocialismo tedesco.
In seguito al famigerato patto Molotov – Ribbentrop, l’Unione Sovietica invade le regioni orientali della Polonia, annettendo all’Ucraina la Volinia e la Galizia, regioni dove Stalin conduce una rapida sovietizzazione forzata, che comporta repressioni violente delle comunità ucraina e polacca. In questo clima di forte insoddisfazione si afferma anche la controversa figura di Stepan Bandera, esponente di primo piano dell’OUN (Organizzazione nazionalista ucraina). Nell’OUN si confrontano diverse tendenze che determinano anche divisioni al suo interno.
La guerra radicalizza divisioni e narrazioni. Il forte conflitto tra tendenze divergenti porta ad una seconda diaspora della popolazione ucraina verso gli Stati Uniti e altri paesi europei.
Bellezza ricorda come la diaspora svolga un ruolo decisivo nel preservare e rielaborare l’idea di una nazione ucraina indipendente.
Nel secondo dopoguerra, l’Ucraina viene pienamente reintegrata nell’URSS. Il regime promuove un’identità sovietica sovranazionale che marginalizza quella ucraina, pur mantenendo formalmente una repubblica “nazionale”.
Bellezza mette in evidenza la progressiva russificazione linguistica e culturale, la repressione del dissenso intellettuale e il ruolo della memoria delle carestie, delle repressioni e della guerra come elemento silenzioso ma persistente dell’identità collettiva.
Molto interessante la descrizione che Bellezza fa del movimento di rinascita culturale “Šistdesjatnykv”. La nascita di questo movimento composto più che altro da giovani, è resa possibile dalla morte di Stalin, il 5 marzo del 1953, che apre una stagione di ripensamenti su come è stata condotta la politica dell’URSS nei decenni precedenti.
Scrive l’autore: «… questi e queste giovani recuperarono l’importanza dell’individuo, della sua unicità, della sua ricerca di una felicità anche personale e privata. Essi rivalutarono valori come l’amicizia, l’amore, la famiglia e assieme a questi un discorso più generale sui diritti del singolo alla libertà, alla libera espressione, alla democrazia. In sintesi, i diritti umani del singolo venivano fatti prevalere su quelli delle comunità».
Purtroppo anche questo movimento viene in seguito fortemente represso dai vari leader che si succedono alla guida dell’URSS.
Tra gli anni ’60 e ’80 si sviluppa un dissenso prevalentemente culturale e morale, anche se non apertamente indipendentista, ma centrato sulla lingua, sulla storia e sui diritti civili. Bellezza mostra come intellettuali, scrittori e attivisti contribuiscano a mantenere viva un’idea di identità alternativa a quella sovietica.
Con la “perestrojka”, promossa da Michail Gorbaciov, queste reti diventano il substrato del futuro movimento nazionale, pronto a trasformarsi in progetto politico.
La tragedia di Černobyl’ con l’esplosione della centrale nucleare nel 1986, mette a nudo le contraddizioni strutturali del sistema sovietico: segretezza, irresponsabilità politica, disprezzo per la vita dei cittadini. Dal punto di vista ucraino, Černobyl’ diventa un ulteriore evento identitario perché colpisce una repubblica già segnata da decenni di subordinazione.
La gestione della crisi – caratterizzata da ritardi, censura e decisioni prese a Mosca – rafforza la percezione dell’Ucraina come territorio sacrificabile all’interno dell’impero sovietico.
Černobyl’ è un evento che accelera la presa di coscienza pubblica e prepara il terreno all’indipendenza del 1991. Tuttavia, Fine modulol’indipendenza non nasce da una rivoluzione nazionalista classica, ma dal collasso dell’URSS. Questo rende lo Stato ucraino inizialmente fragile: l’identità nazionale è eterogenea, convivono memorie e orientamenti diversi e manca una narrazione condivisa del passato.
È importante ricordare, come fa Bellezza, che l’indipendenza è un punto di partenza, non di arrivo, nel processo di costruzione identitaria.
Negli anni ’90 e 2000 l’identità ucraina si gioca su tre fronti principali: la prima sono le politiche linguistiche, spesso conflittuali, la seconda sulla rielaborazione della memoria storica (URSS, guerra, e carestie), la terza sulle scelte geopolitiche.
Il periodo di potere di Michail Gorbaciov è comunque fondamentale per l’espressione del patriottismo ucraino.
L’autore evidenzia come lo Stato ucraino cerchi, in questi anni, un equilibrio tra inclusività e affermazione nazionale, ma con risultati discontinui e spesso contestati. Le rivoluzioni del 2004 (rivoluzione arancione) e del 2013–2014 (“Euromajdan”), nonché il conflitto con la Russia accelerano il processo.
La rivoluzione Arancione e soprattutto “Euromajdan” rappresentano un salto qualitativo: l’identità ucraina si ridefinisce sempre più come civica, politica e valoriale, non solo etnica o linguistica.
Il conflitto con la Russia accelera questo processo: l’appartenenza nazionale si lega alla difesa della sovranità, alla scelta europea e al rifiuto del passato imperiale russo.
In sintesi, Bellezza conclude ribadendo che l’identità ucraina è storicamente fondata, plurale e non monolitica, nonché continuamente rinegoziata in risposta a pressioni esterne e crisi interne.
Il libro smonta l’idea che l’Ucraina sia una “nazione artificiale” e mostra invece un lungo percorso di costruzione identitaria, reso oggi più visibile che mai dagli eventi contemporanei.
Lo stile di scrittura e di ricostruzione storica ne “Identità ucraina” è rigoroso e talvolta denso, coerente con l’impostazione accademica del testo, ma resta complessivamente accessibile a lettori con una buona base di storia contemporanea. Il libro si rivela quindi uno strumento prezioso per comprendere non solo l’Ucraina, ma anche le radici storiche del conflitto con la Russia.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Simone Attilio Bellezza, Identità ucraina, Laterza, Collana Storia e Società, 2024
Note
[1] Simone Attilio Bellezza insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale.
