Marcello Nitti: la pittura antica e la severità geometrica contemporanea
Ritorno volentieri a parlare di Marcello Nitti, un artista sul quale mi ero già soffermato in passato, descrivendone le opere sospese in un affascinante equilibrio: da una parte l’eredità elegante e misurata della pittura fiamminga, dall’altra l’irruzione di forme geometriche rigide nei vestiti, talvolta spiazzanti, che si inserivano nei ritratti come presenze futuristiche e beffarde eppure sorprendentemente armoniche.

Da allora Marcello Nitti ha proseguito con determinazione la sua ricerca, presentando nuove creazioni nella mostra “Esprit de Géométrie”, titolo che inevitabilmente rimanda a Pascal e alla contrapposizione tra due forme di conoscenza: la razionalità limpida e deduttiva dell’esprit de géométrie e l’intuizione immediata, quasi istintiva, dell’esprit de finesse.
Questa esposizione, come la precedente “What’s More Than Enough”, è stata ospitata a Torino dalla galleria Riccardo Costantini Contemporary, che si conferma un punto di riferimento per proposte fresche e coraggiose.
Sebbene anche questa volta mi concentri sul percorso pittorico dell’artista, è impossibile dimenticare come la sua attività sia in realtà molto più ampia: Nitti è infatti anche un fotografo rigoroso, con una produzione astratta di grande qualità, che dialoga sotterraneamente con le sue tele.
In “Esprit de Géométrie”, la natura è la protagonista silenziosa che sembra tornare alla ribalta dopo un lungo sonno. Boschi, radure, luce filtrata tra gli alberi evocano la raffinata “bellezza classica” dei maestri paesaggisti, ma tutto viene interrotto, disturbato – o arricchito – dall’apparizione improvvisa di corpi geometrici gialli, massicci, severi.
Questi volumi si inseriscono nel paesaggio come manufatti alieni: spigoli contro foglie, superfici lisce contro la ruvidità della corteccia. Eppure, nulla stona davvero. Anzi, talvolta è la vegetazione stessa a creare una sorta di contatto, come se un ramo sfiorasse la forma geometrica per studiarla, per capirla, o per rivendicare lo spazio invaso.
Non c’è violenza nella rappresentazione: piuttosto un reciproco avvicinamento, un invito alla coesistenza.
Le forme squadrate possono rappresentare l’uomo moderno, la sua parte analitica, controllata, priva di emozione. E allo stesso tempo la capacità di progettare, costruire, trasformare. L’incontro ‒ o scontro ‒ tra queste due nature potrebbe essere letto come un appello alla conciliazione tra razionalità e sensibilità: i due “esprit” pascaliani che convivono, senza sopraffarsi, all’interno dell’essere umano.
Nitti, coerente con il suo discorso, non vuole imporsi limiti neppure nella struttura dell’opera. Ecco allora le tele non tese, non rifinite, che sbordano dai loro telai, non si nascondono, escono dal perimetro come se cercassero nuovi spazi. Un gesto che ricorda, quasi metaforicamente, il tentativo della natura di riaffiorare oltre il vincolo delle creazioni umane: una resistenza poetica, o forse un nuovo modo di respirare fuori dal quadro.
A tratti, queste forme solide e isolate fanno pensare all’enigmatico monolito del film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello Spazio”: presenza muta, indecifrabile, però carica di inquietudine.
Tra le opere recenti spicca una costruzione tridimensionale tra scultura e pittura che colpisce per ambizione e precisione. Si tratta di una complessa struttura modulare composta da oltre trenta elementi geometrici, dipinti su ogni lato con continuità sorprendente: alberi, radure, arbusti scorrono da una superficie all’altra come se stessimo osservando un’unica, complessa foresta.

Ma non è una foresta: è una città. Una città fatta di blocchi squadrati, palazzi che si alzano come grattacieli rivestiti di foglie.
La natura, qui, non invade semplicemente l’architettura: la ricopre, la ingloba, la assorbe.
L’osservatore può girare intorno alla scultura, esplorarne gli spazi, seguire le linee del bosco che si piega sulle geometrie dell’uomo. Sulla parete, in assonometria, sono mostrati gli schemi dell’opera, disegnata con cura e perizia in ogni elemento, a testimonianza della duplice anima dell’artista: pittore delicato e progettista meticoloso.
Marcello Nitti continua così a costruire un ponte tra mondi apparentemente inconciliabili: la natura e l’astrazione, la pittura antica e la severità geometrica contemporanea, l’imprevisto e il calcolo. Un percorso che merita di essere seguito con attenzione, perché ogni sua opera – anche la più rigorosa – contiene sempre un soffio di poesia inattesa.
Written by Marco Salvario
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