“A Merry Victorian Christmas”: trentotto racconti gotici di età vittoriana

A Natale una magia vola per l’aria; ha un odore di buono, mescolato al fumo dei camini; ha colori vividi, come certi sogni; palpita di luci, calde come il cuore della famiglia. È stato Charles Dickens a “inventare” lo spirito natalizio; Boz concepisce il Natale come incontro con la dimensione familiare, intima e intimista.

A Merry Victorian Christmas racconti di Natale
A Merry Victorian Christmas racconti di Natale

È un’occasione per fare silenzio; per ritrovare la purezza del proprio Sé, nell’innocenza delle origini. Canto di Natale è un breve romanzo del 1843; una ghost story in cui il protagonista è Ebenezer Scrooge, un vecchio e avaro uomo d’affari.

La notte di Natale, riceve la visita di tre spiriti; essi lo guidano in un viaggio attraverso il passato, il presente e il futuro. Il 25 dicembre, Scrooge si scopre un uomo rinnovato; al posto del cuore di pietra, ne ha uno infiammato di forti sentimenti. Canto di Natale apre A Merry Victorian Christmas (AA.VV., Mondadori, 2025, pp. 856), una raccolta di trentotto racconti; storie gotiche e non solo, scritte da autori e autrici di età vittoriana. Il volume è arricchito dalla riproduzione di carole natalizie illustrate.

“La notte, soprattutto la notte di Natale, è il momento migliore per ascoltare una storia di fantasmi. Buttate altra legna nel camino! Chiudete le tende! Portate le sedie più vicine al fuoco e ascoltate!”

Diamo uno sguardo ad alcuni racconti di A Merry Victorian Christmas.

La cassetta portavalori del signor Wray, di Wilkie Collins (1851); è conosciuto anche come La maschera e il mistero.  A Tidbury-on-the-Marsh, l’esercizio commerciale di Dunball e Dark sembra solo una farmacia; all’interno, si rivela anche una sorta di filiale bancaria. Una mattina di fine novembre si presenta una fanciulla; sui diciotto o diciannove anni, è una bellezza innocente dallo sguardo fermo. Oltre a un vasetto di crema, chiede un favore; se i signori potessero appendere alla vetrina un foglio, il nonno sarebbe grato.

Si tratta di un avviso; Reuben Wray offre lezioni di dizione. L’assistente rassicura Dunball; quelle persone sembrano rispettabili. Sotto il mantello, il vecchio tiene una grossa cassetta portavalori; il ragazzo l’ha vista con i propri occhi. Uno strappo alla regola; l’annuncio finisce in vetrina. Conosciamo meglio il signor Wray, allievo “del celebre attore fu John Kemble”; formatosi come apprendista scultore, dopo tre anni abbandona la scuola. Si unisce a una compagnia di attori girovaghi; nell’attesa di raggiungere il successo, sposa Colombina. Dopo anni di delusioni, la coppia approda a Londra; Wray trova un impiego infimo al Drury Lane. L’astro di Kemble è nel massimo splendore; nell’imminenza di uno spettacolo, un attorucolo lo trae d’impaccio. Lo sconosciuto è l’unico della compagnia a leggere Williams Shakespeare; tanto basta a Wray per accattivarsi il favore di Kemble. Messo alla prova, il poveretto rivela una mediocre capacità recitativa; tuttavia le lezioni dell’attore gli lasciano un’eredità, di cui si servirà all’occorrenza.

Dopo due gravi perdite, Reuben si ritrova con una nipotina a carico; rimasto anche senza lavoro, gli balena l’idea di insegnare dizione. Di città in città, i due arrivano a Tidbury-on-the-Marsh; prendono casa al numero 12 della High Street, insieme a Martin Blunt. Conosciuto come Giulio Cesare, questi aveva salvato Wray da un incidente; era nata una solida amicizia. Reuben lo aveva preso con sé; falegname e tuttofare, il giovane si rendeva utile. Con il tempo, tra lui e Annie era sbocciato l’amore; vista l’ostilità del nonno, i fidanzati avevano scelto la riservatezza.

Riprendiamo il filo della storia. È il compleanno di Annie; dopo colazione, Wray sembra a disagio. La nipote gli ricorda la promessa; in occasione di quella ricorrenza, le avrebbe svelato un certo mistero. A malincuore, il nonno tiene fede alla parola data. Erano appena arrivati a Stratford-upon-Avon; il terzo giorno, uno spaventatissimo Reuben aveva ordinato di fare i bagagli in fretta.

Aveva trascorso la notte in chiesa, sulla tomba di Shakespeare; vi si era introdotto furtivamente, per realizzare un desiderio. Al mattino era ne uscito con un tesoro inestimabile; una maschera del Bardo, ottenuta dal busto di Stratford. Dopo il misfatto, le autorità avevano emesso una taglia; sentendosi braccato, si era affrettato a darsela a gambe. Il pericolo è passato; è il momento di aprire la cassetta per mostrare il tesoro ai ragazzi. Mentre tutti sono assorti intorno alla maschera, dei colpi alla porta annunciano una visita; richiusa la cassetta, Wray accoglie uno sconosciuto. In una dizione accidentata, questi ne richiede i servigi; un giovane signore ha bisogno di migliorare la pronuncia.

Il “Buco d’Inferno” non è una zona rassicurante; in una sordida birreria, Benjamin Grimes aspetta il suo compare. Eccolo, Chummy Dick; è lo sconosciuto che abbiamo visto al numero 12. I due prendono accordi; hanno messo gli occhi su una proprietà del signor Wray. La sera seguente, il vecchio si gode il tepore del focolare; ha appoggiato la cassetta accanto a sé, senza chiuderla a chiave. Silenzio; un rumore; silenzio; dei passi, un bisbiglio. La delusione dei ladri è cocente; in un impeto di rabbia, Grimes provoca l’irreparabile. Per un lunghissimo momento, Wray fissa i frammenti sparsi ai suoi piedi; poi fuori di sé, si dà a raccoglierli. Preoccupata per la salute del nonno, Annie compie una missione; grazie al suo coraggio, l’uomo si sveglia da un incubo. Era un sogno; eppure sembrava vero. Riunita intorno alla tavola, la famiglia celebra il Natale.

Il nostro viaggio attraverso A Merry Victorian Christmas prosegue con Il racconto della vecchia balia di Elizabeth Gaskell (1852). In sole due settimane, la piccola Rosamond ha perso entrambi i genitori; sul letto di morte, la mamma l’ha affidata alla balia. Quando il lutto è ancora recente, si presentano gli esecutori testamentari e i tutori; insieme a Hester, Rosamond deve trasferirsi nella residenza avita della madre. Furnivall Manor sorge ai piedi delle Cumberland Fells; lì vive l’anziana prozia, con alcuni servitori.

La magione è vetusta e maestosa; nel salotto ovest, Miss Furnivall attende le nuove arrivate. La bambina si stringe alla balia; sono inquiete entrambe. La signora sta lavorando a un arazzo; è insieme alla dama di compagnia, Mrs Stark. Nel congedarsi, Hester tira un sospiro di sollievo; al contrario, la cortesia dei domestici la fa sentire a casa. James e Dorothy si affezionano subito a Rosamond; la presenza cinguettante della piccola rallegra anche le glaciali signore.

Le sue scorribande la portano ovunque, tranne che nell’ala est; l’unica parte della dimora preclusa alle visite. Hester e Rosamond trovano un ritratto giovanile di Miss Furnivall; doveva essere bellissima. Con quello sguardo severo, sembra sfidare lo spettatore; negli occhi e sulle labbra, un’espressione di disprezzo. Indossa un cappello di pelliccia bianca, ornato di piume; il corpo è fasciato in un elegante abito blu. In segreto, Dorothy mostra un altro ritratto; è la sorella maggiore di Miss Grace, ancora più bella e fiera.

Le giornate si accorciano; Hester prende a sentire un rumore, come se qualcuno suonasse l’organo in salone. Se i domestici sono evasivi, l’aiutante si fa scappare una confidenza; pare che sia il vecchio lord a suonare, come quando era vivo. Una domenica di fine novembre, Hester affida Rosamond a Dorothy; fa troppo freddo per portarla con sé. Inizia a nevicare; al ritorno, la balia non trova la bambina. Insieme alle domestiche, la cerca per tutta la casa; nessuna risposta, nessuna traccia.

Affacciata a una finestra, la donna nota delle impronte nella neve; partono dall’ingresso, per svanire dietro l’angolo dell’ala est. Corre a perdifiato, Hester; corre, disperata al pensiero della sua adorata piccola. Un pastore regge un fagotto tra le braccia; pallida e intirizzita, Rosamond giace come morta. Riprese le forze, racconta che una bambina l’ha invitata a uscire; mano nella mano, hanno svoltato l’angolo est. Terrorizzata, Mrs Stark mette in guardia la balia; che tenga la piccola lontano da quella creatura malefica.

Poco prima di Natale, Hester la vede nella notte gelida; in lacrime, la bambina batte le mani contro la finestra. Come ammaliata, Rosamond sente il forte impulso di seguirla; l’organo inizia la sua musica, forte da stordire. È una vecchia storia, custodita dalla memoria degli anziani; una storia di famiglia. C’era un lord divorato dall’orgoglio; c’erano le sue due figlie, bellissime e nemiche mortali.

A Merry Victorian Christmas comprende uno struggente racconto; si tratta di I doni del Cristo bambino, di George MacDonald (1882). È la prima domenica di Avvento; il predicatore insiste sul “castigo del Signore”. La piccola Phosy trova la bambinaia nella stanza dei giochi; i suoi pensieri tornano su una frase che la tormenta. “Il Signore castiga chi ama”.

Phosy vorrebbe per sé quel castigo. Alice la rimprovera con insolita violenza; di nuovo, Phosy invoca quel castigo. Sei anni prima, il signor Greatorex si era sposato per compiacere i genitori; rimasto vedovo, si è sposato per compiacere sé stesso. Phosy non è che la versione in miniatura della prima moglie; nei suoi confronti, l’uomo sente solo la responsabilità legale come padre.

Aveva nutrito un’arrogante speranza verso le donne; presumeva di poterne plasmare la mente e il cuore, per farne specchi dei suoi. Letty aveva ceduto al suo corteggiamento; la delusione non aveva tardato a raffreddare il matrimonio. Affidata alle cure di Alice, spesso Phosy è abbandonata a sé stessa; allora desidera che Dio la castighi, perché sarebbe segno del Suo amore.

Poco prima di Natale, la bambinaia dà un preavviso di licenziamento; non ha più intenzione di spazzare il pavimento altrui. Letty cade malata; Alice dovrebbe accudirla fino alla fine del mese. Ottenuto il permesso dalla padrona, partirà il lunedì successivo. Il fidanzato le chiede spiegazioni; Alice lo tratta con alterigia. Sta per ricevere una cospicua eredità; si lascerà alle spalle la schiavitù domestica. Diventerà una signora; non c’è più posto per lui nella sua vita. Phosy è convinta che il bambino Gesù venga alla luce ogni Natale; non comprende come gli sia possibile entrare in tutte le case.

La sera della vigilia, Alice si presenta in lacrime; tra i singhiozzi, spiega alla padrona che il disonore si è abbattuto su di lei. Dall’alto della sua arroganza, è precipitata nella vergogna; ha perso tutto, anche l’innamorato. Phosy intuisce che il Signore sta castigando la bambinaia; vorrebbe essere al suo posto. La notte è insonne; Letty sta male.

È il giorno dell’arrivo di Gesù; nella mente di Phosy tante domande, tante ipotesi. Curiosa, si spinge fino alla camera degli ospiti. Sul letto è adagiata una bellissima bambola; forse è un dono di Gesù. Improvviso, un dubbio; folgorante, la certezza. È Gesù bambino in persona. Nello stringere a sé il corpicino, Phosy si accorge che non respira; non vagisce, è freddo. Un manto azzurro avvolge una straziante Pietà; silenziosa e sofferente, la piccola madre si piega sul santo neonato. Cristo è morto; una famiglia nasce. Un padre, sua moglie; la loro bambina.

A Merry Victorian Christmas Photo by Tiziana Topa
A Merry Victorian Christmas Photo by Tiziana Topa

Tra i racconti di A Merry Victorian Christmas è presente Il potere dell’amore di Louisa May Alcott (1882). Dolly e Grace hanno preparato una sorpresa per i fratellini; con il modesto compenso da sarte, hanno comprato un albero di Natale. Misero; come la loro famiglia, dopo la morte del padre. Quel ramo scheletrico è l’immagine della loro povertà; possono vederla con i loro occhi, tanto da scoppiare in pianto.

Nella stanza attigua, Miss Kent ascolta lo sfogo; in un moto di tenerezza, decide di allietare Natale delle ragazze. Scelti dei piccoli doni, li sistema davanti alla loro porta; nel salire le scale, Mr Chrome assiste alla scena. Colpito dal gesto della donna, decide di fare altrettanto; poiché la generosità è contagiosa, la padrona di casa segue l’esempio.

A Mrs Blake si stringe il cuore; per i figli è il primo Natale senza regali. L’altruismo dei vicini la commuove fino alle lacrime; ricambia con la sola cosa che possiede. Odorosi pensieri colorati; parole gentili in quelle esistenze fatte di duro lavoro. Dolly e Grace festeggiano un Natale speciale; la magia non è finita. Grazie al potere dell’amore, l’anatroccolo da cui tutto è iniziato diventa cigno.

Lente, pinze e logica in A Merry Victorian Christmas con L’avventura del carbonchio azzurro, di Arthur Conan Doyle (1892). La seconda mattina dopo Natale, Watson fa visita a Sherlock Holmes; lo trova impegnato a esaminare un vecchio cappello. All’alba del 25 dicembre, un fattorino ha assistito a una rissa; una piccola banda di malviventi ha aggredito un passante. La vittima portava sulla spalla un’oca bianca; nella colluttazione, ha perso sia il cappello che il pennuto.

Holmes ha elaborato un ritratto psicologico del proprietario; Watson è piuttosto scettico. Il fattorino irrompe nella stanza; visibilmente turbato, mostra una scintillante pietra azzurra. La moglie l’ha trovata nel gozzo dell’oca; Watson riconosce la gemma. È il carbonchio azzurro rubato a una contessa; il furto è avvenuto il 22 dicembre. Grazie a solerti testimoni, il colpevole è già stato individuato e arrestato; tuttavia la ricerca della pietra è stata vana. Dall’astuccio della contessa, è finita nel gozzo di un’oca; Holmes deve ricostruire il bizzarro percorso. Con un’indagine lampo, scagiona un innocente; quanto al colpevole, il tempo gli è propizio. È Natale, la stagione del perdono.

Il fuoco si è spento.

Aprite le tende. In compagnia di questi racconti, si è fatto giorno; ma altre magiche notti ci accompagneranno al Natale. Sono l’occasione per riaprire A Merry Victoria Christmas; altre storie ci aspettano.

Visiteremo manieri infestati; incontreremo fantasmi, esploreremo le pulsioni più oscure dell’animo umano. Entreremo in case borghesi, dove pane e calore non mancano; ma lì il Natale è venuto a noia. Ci accoglieranno misere abitazioni, dove lo stomaco brontola e il corpo gela; ma lì il Natale riscalda più di una fiamma.

Conosceremo il valore dei buoni sentimenti, secondo lo spirito vittoriano; morigeratezza e modestia, solidarietà e compassione.

“Che altrettanto possa dirsi di noi, di ognuno di noi! E così, per usare le parole del piccolo Timmy, che Dio ci benedica tutti quanti!”

L’augurio di Mr. Dickens, il mio augurio.

 

Written by Tiziana Topa

 

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