“Il giorno in cui Nils Vik morì” di Frode Grytten: navigare tra i fiordi norvegesi
“Navigava sul fiordo. Senza esitazione. Come ha fatto tantissime altre volte prima. Tardi e presto. Di mattina e di notte. Con la tempesta e con il sereno. Verso est e verso ovest. Soltanto i gabbiani a seguirlo, che mormorano e si lamentano, e sembrano di un bianco innaturale mentre volteggiano sopra la barca.”

Lo scrittore norvegese Frode Grytten con il romanzo “Il giorno in cui Nils Vik morì”, edito Carbonio editore, traduzione Andrea Romanzi, fa vivere ai lettori un viaggio ricco di simboli e tratti come elementi costitutivi di una carta nautica in cui ogni dettaglio apre la luce alla navigazione.
Navigare tra i fiordi norvegesi, in quelle insenature sorprendenti e fantastiche al contempo, fiordi enigmatici in tutte le sfaccettature e navigare nei meandri della vita e dei ricordi con lo stesso atteggiamento di chi si deve districare dagli imprevisti che impone la natura e il suo ritmo, come nella vita di ogni singolo individuo anche se non è al timone di una barca.
Imbarcarsi e tracciare una rotta, alla scoperta del nuovo e dello straniero, uno straniero che nel romanzo è personificato dai passeggeri ospitati dalla barca di Nils, una barca ricca di storie ben ordite che faranno parte delle esperienze di navigazione del protagonista arricchendone il vissuto sino a sconfinare in luoghi e tempi lontani, al confine del visibile.
“Il giorno in cui Nils Vik morì” è un viaggio a ritroso nel tempo ricco di momenti fotografici e dettagli della vita familiare e personale di Nils e di alcuni dei personaggi che ha incontrato nella sua navigazione. Un viaggio che stralcerà l’inquietudine dei ricordi per aprirsi a una tranquillità rinnovata che ha superato le sfide del cammino o meglio della navigazione.
Un viaggio infinito scalfito da un ritmo irregolare, catalogato da quotidiani letti ogni mattina e sistemati meticolosamente uno sull’altro, una memoria di date, in un tempo definito dall’inchiostro nero su bianco, come indelebile nel ricordare stragi, guerre, eventi culturali e feste, a cui sommare ogni giorno il vissuto personale che contraddistingue la vita di ogni singolo individuo e in questo caso particolare di Nils, i suoi cari e tutte le persone che si sono intrecciate durante la sua navigazione.
“Tutte quelle ultime volte. La fine non è mai come te la immagini, e la fine è tutto, non è così? Arriva l’ultima volta in cui paesaggi attraverso il bosco con tua figlia sulle spalle. L’ultima volta che sali in montagna e contempli un paesaggio che senti tuo.”
Le ultime volte, la fine da cui tutto rinasce e si ricostruisce, nel continuo rinnovarsi e trasformarsi, superando il dolore per un cammino in cui si è elaborato il tutto per un nuovo sé, consapevole e forte in un dialogo rinnovato con sé stessi e l’ambiente e tutto ciò che farà parte del nuovo cammino.

Ogni attimo vissuto racchiude una fine, un ricordo che non può essere scalfito dal tempo, grazie alle emozioni e le percezioni che ne diventano scrigno. Come il fluire dell’acqua che apparentemente cristallino e statico, cela una sorprendente certezza: la continua metamorfosi delle cose, degli esseri viventi e degli eventi.
“Il giorno in cui Nils Vik morì” è un viaggio che si apre all’ultimo giorno, nel suo peregrinare introspettivo che alla fine svela sempre un nuovo inizio, nel cerchio infinito della vita.
“Era arrivato fin qui, passo dopo passo, viaggio dopo viaggio. Nascere significa vivere abbastanza a lungo da capire cosa sono l’aria, il mare, la terra, l’odio e l’amore, e poi dire grazie e addio. Questa era una storia più grande, adesso, una storia fatta di appunti infiniti e bozze, ma comunque con una fine; una storia di adattamento e di accettazione, una storia di passato e cambiamento. Non si può controllare una storia una volta che è iniziata. La si può soltanto seguire sino fino all’ultimo secondo.”
Written by Simona Trunzo
