“Versi di Sardegna ‒ Quarta Edizione”: l’introduzione dell’antologia

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

“La Sardegna, terra di antiche tradizioni e straordinarie bellezze naturali, si distingue per la sua ricca produzione poetica. La poesia sarda, riflettendo le peculiarità linguistiche, culturali e sociali dell’isola, rappresenta un patrimonio inestimabile.” ‒ dalla prefazione di Franco Carta

Versi di Sardegna quarta edizione introduzione
Versi di Sardegna quarta edizione introduzione

Giunta al quarto ciclo di presentazione dei poeti e delle poetesse della Sardegna, l’antologia “Versi di Sardegna ‒ Quarta Edizione” è stata pubblicata a giugno del 2025 dalla casa editrice Tomarchio Editore.

La quarta edizione dell’antologia vede al suo interno quattrodici voci ed altrettante raccolte così intitolate: Madre terra mia di Alba Sanna; La contadina scalza di Annalisa Atzeni; Maestrale di Fabio Masala; Sa bòghe nóstra di Franco Carta; Parentes e amigos de ammentare di Italo Cappai; Su ali d’ape di Laura Dessì; Visione di Luisella Pisottu; Un canto nell’aria di Maria Antonietta Manca; Dialogo con il tempo di Maria Cau; Voci di terra e vento di Maria Luigia Unida; Arretumbu ‘e tronu di Ottavio Congiu; Un abbraccio di sole di Raffaele Ciminelli; Il miracolo della bellezza di Teresa Anna Coni e Profumo ancestrale di Valerika Oliver.

L’introduzione è stata curata da Alessia Mocci e la prefazione da Franco Carta (con traduzione in sardo); la copertina raffigurante una coppia in abiti tradizionali è una illustrazione di Simona Trunzo. Oltre alle raccolte di poesie è presente uno speciale omaggio a Giacomo Leopardi ad opera di Franco Carta con la traduzione in sardo delle due liriche: “L’infinito” ed “Il passero solitario”. Presenti in antologia due special guest: Marco Leonardi ed AL III (Aldo Turnu).

Le prime due edizioni dell’antologia, come progetto editoriale di Oubliette Magazine, sono state pubblicate da Tomarchio Editore con prefazione di Alessandra Sorcinelli; la terza edizione dell’antologia è stata pubblicata da Edizioni DrawUp con prefazione di Manuela Orrù e postfazione di Franco Carta.

Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore pubblichiamo in anteprima l’introduzione dell’antologia “Versi di Sardegna ‒ Quarta Edizione”.

Introduzione “Versi di Sardegna ‒ Quarta Edizione”

“Sandaliotis est appellata et Ichnussa, quod utrumque vestigii formam significat.”[1]Marziano Capella, V secolo d.C.

Quando i primi navigatori costeggiarono l’isola di Sardegna ne scorsero la forma di un’orma.

Il dibattito fra gli intellettuali, iniziato alle origini ed ancora vivo ai nostri giorni, su quale fosse il termine più antico ‒ tra Ichnussa e Sandàlion ‒ non ne muta il significato ed, anzi, ne conferma la struttura.

Così noi, con il progetto antologico “Versi di Sardegna”, vogliamo mostrare un’orma tracciata in versi per dare ai lettori la possibilità di navigare nell’attuale panorama letterario presente sull’isola.

La quarta edizione de “Versi di Sardegna” propone quattordici voci (Alba Sanna, Annalisa Atzeni, Fabio Masala, Franco Carta, Italo Cappai, Laura Dessì, Luisella Pisottu, Maria Antonietta Manca, Maria Cau, Maria Luigia Unida, Ottavio Congiu, Raffaele Ciminelli, Teresa Anna Coni, Valerika Oliver) che, ebbre di canto, rivelano il primitivo sentire di un popolo che continua senza sosta a sondare la voragine del suo ignoto passato.

“Madre terra mia” di Alba Sanna racconta del sole e della luna che si scambiano i venti nell’immobilità di un immenso spazio in un arcaico sguardo pregno di stupore e di magia. Il cielo adombrato guarda e il tempo scolpisce volti d’antiche muse come ramo proteso nel luccichio d’una stella mentre tutto sfugge e si ricompone.

“La contadina scalza” di Annalisa Atzeni cammina sulla terra custodendo nel cuore dodici mesi; le vie raccontano storie nel paese di pietra in un sogno che nasce dal nulla con la magia del tempo senza tempo. La sua voce, come eco di un’isola senza confini, racconta danze ancestrali tra le fronde sussurranti.

Il “Maestrale” di Fabio Masala parla di notti che non moriranno mai e che, accogliendo sogni onesti, cullano le onde del volto in sorrisi salati che sciolgono i nodi della lingua. Il tempo scandito e malinconico intona l’incanto, le parole danzano come farfalle e negli abissi introspettivi anche la terra è bagnata dall’acqua.

La raccolta di Franco Carta intitolata “Sa bòghe nóstra” (“La nostra voce”) culla l’immaginazione nel perfetto imperfetto della donna tra l’ode al melograno ed il segreto del vimini. Il passato con il futuro e la morte con la vita si esaltano nella fantasmagoria di uno specchio ‒ miraggio ‒ che accende la notte di stelle.

“Parentes e amigos de ammentare” (Parenti e amici da ricordare) di Italo Cappai presenta in ottave parenti ed amici cari al poeta: Bobbore Nuvoli, Bore Gavinu, Don Francesco Noi, Fausto Matta, Gina Cappai, Giovanni Dotzo, Giovanni Marroccu, Giuliano Tronci, Luisi Pitzalis, Manuela Orrù, Mario Era, Mario Puddu, Martine Carta e Zuanne Antoni Brundu.

Laura Dessì con “Su ali d’ape” dispiega un nuovo inizio in cui l’anima, con addosso l’usbergo, intreccia esili fibre profumando di mare e lentischio un tempo che tutto toglie e tutto dà. La poetessa invita ad innamorarsi ogni giorno, per volontà o per bisogno, come rugiada mattutina che annienta la morte.

Ne “Visioni” di Luisella Pisottu si apre un quadro statico oltre la finestra che, sulle righe parallele di altri mondi, consacra i pensieri al canto preservandone la visione. Il contorno netto delle piante ‒ il prodigio del bosco ‒ crea nell’imperfezione un ritmo limpido e una sorte diversa nel grande calice del cielo.

La raccolta di Maria Antonietta Manca dal titolo “Un canto nell’aria” sussurra dei rumori del vento in inverno, della luce che illumina i passi, della calata negli abissi più profondi, dell’adagio dell’inesorabile canto, del sole che accarezza, del mare che abbraccia, dell’intensa fragranza di gialle ginestre e di lacrime che si trasformano in coraggio.

Ne “Dialogo con il tempo” Maria Cau presenta il futuro che diventando passato resta impigliato nei lunghi capelli delle contraddizioni che cambiano musica e spartito. La sera mantiene il suo splendore volando verso il mondo e dove il mare, non visto, canta il suo amore al sole.

Maria Luigia Unida con “Voci di terra e vento” racconta di certezze ed incertezze ispirate dalla terra, delle gocce di sale che salgono dal mare, delle pietre della memoria che disegnano lineamenti compiuti, di sentieri polverosi nei quali il sole si perde, della pioggia d’estate che trabocca sui calici dei fiori.

Ottavio Congiu trasporta nel dialetto campidanese con la sua “Arretumbu ‘e tronu” (“Rombo di tuono”) nella quale celebra Gigi Riva e la ricchezza della Sardegna, tra il dolce frutto di mezza estate ‒ il fico d’India ‒ le beffe di un caprone ad un asino e di un uccellino che, in una chiesa, suscitò l’imbarazzo dei presenti.

“Un abbraccio di sole” di Raffaele Ciminelli incendia il meriggio mentre le nuvole trasmettono un messaggio in alfabeto morse. Il ricordo è come l’onda nel tremore delle stelle ed, ubbidendo a quel vento, l’amore si frange in mille rivoli di attesa senza l’assillo del vero come àncora dell’esistenza.

Nella silloge intitolata “Il miracolo della bellezza” Teresa Anna Coni canta il richiamo del mare e la danza spumeggiante delle onde nei paesaggi senza tempo stagliati in solitari orizzonti. Nello stupore che avvince ‒ nel contrario del concreto ‒ ancora tre stelle brillano nel cielo danzando, con gioia, alla vita.

Versi di Sardegna quarta edizione copertina e quarta
Versi di Sardegna quarta edizione copertina e quarta

Valerika Oliver con “Profumo ancestrale” plasma e ricerca un autunno di corallo, perspicace e perfetto, nel percorso del Solstizio che galleggia e singhiozza firmando il firmamento. Un sentiero di stelle sottolinea la forma ed in ogni sillaba trova l’accordo dove l’Arte si amalgama con l’infinito.

Similmente alla precedente edizione, “Versi di Sardegna ‒ quarta edizione” propone la traduzione di Franco Carta di un poeta italiano, e se nella terza edizione si è potuto leggere Gabriele D’Annunzio in sardo logudorese si avrà, ora, il piacere di leggere in limba “L’infinito” ed “Il passero solitario” di Giacomo Leopardi.

L’antologia chiude con la presentazione di due special guest: il poeta e scrittore lombardo Marco Leonardi con la poesia “Ordine e disordine” ed il cantautore e compositore di Barumini AL III (Aldo Turnu) con il testo del brano “Half of Me” tratto dall’album “EGO” (2024).

 

Written by Alessia Mocci

 

Note

[1] “Si chiama Sandaliotis ed Ichnussa, entrambi nomi che indicano la forma di un’impronta.”

 

Info

Prenota una copia dell’antologia dal sito della casa editrice 

Acquista “Versi di Sardegna – Quarta Edizione” su Amazon

 

4 pensieri su ““Versi di Sardegna ‒ Quarta Edizione”: l’introduzione dell’antologia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *