Indira Gandhi: la visionaria che ha cambiato il volto dell’India
“Il potere non è un fine, ma un mezzo per raggiungere un obiettivo. E il mio obiettivo è sempre stato il bene del mio Paese.”

Nel panorama politico del XX secolo, Indira Gandhi spicca come una delle figure più iconiche e influenti di questo periodo. Leader per definizione, ha lasciato un’impronta profonda nel suo paese grazie a una commistione di fattori quali coraggio, determinazione e leadership.
Vera e propria visionaria, Indira Gandhi è stata la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro. Amata e stigmatizzata, tanto che il suo nome è rimasto scolpito non soltanto nella storia del suo paese, ma anche nel contesto internazionale.
“Non si può scuotere di dosso l’acqua di un’onda. Ogni goccia fa parte dell’oceano. E io appartengo all’India.”
Indira Priyadarshini Gandhi nasce il 19 novembre 1917 in una delle famiglie più prestigiose del paese. Figlia di Jawaharlal Nehru, principale artefice dell’indipendenza dell’India e Primo Ministro, è nell’ambito familiare che respira principi politici che farà propri, e ideali di libertà e di lotta al colonialismo britannico. Imparando presto l’arte della politica, che sarà il suo segno distintivo. Dopo gli studi in India e in Inghilterra, all’Università di Oxford, torna nel suo Paese consapevole che la passione per l’arte di governare non è solo una vocazione, ma è scritta nel suo destino.
Alla morte del padre, nel 1964, è inevitabile per Indira raccogliere la sua eredità politica, certo di non facile gestione, ma che lei intende portare avanti con perizia.
È il 1966 quando diventa Ministro dell’Informazione e della Radio diffusione sotto il governo di Lal Bahadur Shastri: in seguito ricoprirà un ruolo di più ampia portata, mostrando non soltanto una mente brillante, ma un carattere ben determinato. Alla morte di quest’ultimo, nel 1966, ottiene l’incarico di Primo Ministro, affermando la sua autorità con decisioni politiche che si rivelano incisive e vincenti. Ed è grazie alla sua formazione internazionale, se la sua visione d’insieme è ampia e innovativa.
Non è davvero una figura decorativa, Indira, e neppure una leader debole e manipolabile come in molti credevano inizialmente. Non è una donna che ama i giochi di potere messi in pratica dai maschi, arrivando a conquistare il soprannome di “Madre dell’India”.
Il 1966 è per l’India un momento di forte instabilità politica ed economica, con notevoli criticità politiche e sociali, che si declinano in vere e proprie tempeste politiche da affrontare. In un mondo ancora dominato dagli uomini, la giovane Indira Gandhi deve gestire una nazione le cui complessità si presentano drammatiche, così divisa tra povertà diffusa e tensioni interne di non facile soluzione.
Ma lei, la cui stoffa di leader proprio non le manca, prende in mano la situazione e porta avanti riforme importanti, quali per esempio la nazionalizzazione delle banche (1969), per rafforzare il sistema economico indiano e ridurre le disuguaglianze finanziarie.
Con la cosiddetta ‘rivoluzione verde’ irrobustisce l’agricoltura, promuovendo riforme agricole per aumentare la produzione di grano e rendere il paese autosufficiente dal punto di vista alimentare.
Negli anni ’70 la sua popolarità è alle stelle, ma i problemi che credeva di poter risolvere salgono con forza alla ribalta: disoccupazione, proteste, accuse di brogli elettorali sono all’ordine del giorno.
“Il potere di mettere in discussione è la base di tutto il progresso umano.”
Una delle situazioni più cruciali della sua leadership è la guerra indo-pakistana del 1971, momento critico in cui l’India sostiene il movimento indipendentista del Bangladesh contro il Pakistan, che dopo un breve ma intenso conflitto militare vede il Bangladesh uscire vincente e ottenere l’indipendenza.
Vittoria, che conferma Indira Gandhi come una leader forte e determinata, consolidando la sua leadership e aumentando la sua popolarità sia a livello nazionale che internazionale. È quello un giorno memorabile per Indira Gandhi; ma così, come spesso è per i grandi leader, anche per la donna che vuole cambiare il volto dell’India quella stagione è permeata sì da luci, ma anche da ombre.
Nonostante i suoi successi, il governo di Indira Gandhi è segnato da momenti difficili, a seguito di accuse di irregolarità nelle elezioni e delle crescenti proteste popolari.
A quel punto, l’unica soluzione che al Primo Ministro appare inevitabile è dichiarare lo stato d’emergenza: molte delle libertà civili vengono sospese, gli oppositori politici vengono arrestati e la stampa viene censurata; a cui si aggiunge l’estensione di riforme forzate, quale il controllo delle nascite, per esempio, attraverso sterilizzazioni obbligate.
Accusata di governare come un’autocrate, le sue decisioni avranno per lei un costo altissimo.
Sebbene il paese abbia vissuto un periodo di crescita economica, questa fase del governo mina l’immagine democratica di Indira Gandhi, che si vede sconfitta alle elezioni del 1977. Per cui viene temporaneamente allontanata dalla gestione del potere.
Ma lei non è il tipo da arrendersi: dopo un periodo di assenza, nel 1980 torna a governare il paese più decisa che mai. Eletta con ampia maggioranza, dimostra la sua resilienza e la sua capacità di riconquistare la fiducia del popolo indiano.
Anche se il periodo che l’aspetta è estremamente difficile: la crisi sikh nel Punjab si fa sentire forte e violenta, e lei, suo malgrado, deve affrontare sfide interne legate alla richiesta di separatismo.
Per sedare un gruppo di ribelli, separatisti Sikh asserragliati nel Tempio d’Oro di Amritsar, luogo sacro per i Sikh, nel 1984 mette in pratica l’operazione Blue Star, con un attacco militare che scatena l’ira della comunità e causa una profonda ferita nei Sikh. Che decidono di vendicarsi assassinando il Primo Ministro a colpi di mitra nel giardino della sua residenza: era il 31 ottobre 1984.
Il mondo intero è esterrefatto di fronte alla morte di una donna che ha osato sfidare le contraddizioni del suo paese per modernizzarlo, e che dopo la sua morte versa in un caos assoluto. Con inauditi episodi di violenza che vengono messi in atto contro la comunità Sikh.
“Le donne, a volte esagerano: vero. Però è solo quando si esagera che gli altri ci ascoltano.”
A questo punto è inevitabile domandarsi se Indira Gandhi sia stata un’eroina o una tiranna. E la risposta che ne viene è piuttosto soggettiva.
Un’opinione sufficientemente esaustiva suggerisce che forse l’India non era ancora pronta per accettare sconvolgimenti sociali e politici di ampia portata, come quelli messi in atto dalla Gandhi.

Comunque sia stato il risultato dei fatti determinati dalle sue decisioni, sbagliate o giuste che siano state, tocca soltanto alla Storia stabilirlo. Ciò che occorre ricordare è che Indira Gandhi si è spesa molto per dare un volto nuovo al suo paese. Ed il suo ricordo non si è ancora spento. Anzi, è tutt’altro che spento.
Perché a tutt’oggi Indira Gandhi rimane una delle presenze più importanti della politica mondiale.
Leader carismatica e decisa, che ha trasformato l’India in una potenza globale, ha promosso l’indipendenza economica del suo paese e lo ha reso più forte e stabile.
“Per potersi affrancare, la donna deve sentirsi libera di essere se stessa, non in rivalità con l’uomo.”
Visionaria, ma anche e autoritaria e determinata a portare avanti i suoi piani strategici per una politica innovativa, al fine di trasformare l’India da paese arretrato a una potenza emergente, ha avuto l’enorme pregio di aprire la strada alle donne in politica. A dimostrazione che la gestione del potere può essere trasversale, e non appartiene soltanto a un genere. E che, nonostante l’arretratezza dell’India, è stato possibile e accessibile anche a una donna governare il paese. E ciò, lo si deve alla forza di carattere dimostrata dalla Gandhi.
“Gli uomini ignoreranno sempre la loro vera natura finché non lasceranno le donne libere di realizzare la propria personalità.”
Ancora oggi, la sua figura rimane un’icona della politica mondiale e una fonte d’ispirazione per molte donne che aspirano a ruoli di leadership.
Nonostante le controversie che hanno oscurato la sua immagine, il lascito di Indira Gandhi è immenso.
Non le si può negare di essere stata una delle donne più straordinarie della storia moderna. Per alcuni, è la madre della modernizzazione indiana; per altri, l’incubo di una democrazia calpestata. Una cosa è certa: non si diventa il leader più potente di una delle nazioni più complesse del mondo senza essere, nel bene e nel male, un personaggio leggendario.
“Non si può stringere una mano con il pugno serrato. Il perdono è del coraggioso, non del vigliacco.”
Written by Carolina Colombi
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