Painting Words #17: intervista a Nicola Micali, scultore ed illustratore
La rubrica “Painting Words” vuole tracciare l’arte contemporanea con una serie di domande rivolte alle personalità più interessanti del panorama odierno. Nella prima puntata abbiamo incontrato Iena Cruz, nella seconda Lorenzo Babboni, nella terza Eugenio Sicomoro, nella quarta Gabriele Artusio, nella quinta Kimi, nella sesta Antonio Bonanno, nella settima Silvia Crocicchi, nell’ottava Giovanni Lopez, nella nona Alessandro Coppola, nella decima Maria Pappalardo, nell’undicesima Sergio Olivotti, nella dodicesima Bruna Iacopino, nella tredicesima Valentina Merzi, nella quattordicesima Erika Belfanti, nella quindicesima Irene Penazzi, nella sedicesima Valeria Gilardoni ed in questa diciassettesima vi presentiamo Nicola Micali.

Scultore e illustratore, Nicola Micali nasce a Messina nel 1995 e frequenta l’Istituto Tecnico Agrario. Fin da piccolo, però, mostra una particolare predisposizione al mondo dell’arte. Affascinato dalla lavorazione del legno e del ferro, inizia ad addentrarsi in questo mondo, avviando un proprio percorso di ricerca volto a fare nascere nel suo laboratorio rudimentale le sue sculture, spesso intrise di una drammaticità che verte a toccare temi profondi dello spettro emotivo umano.
Molti dei suoi strumenti sono auto-costruiti, inoltre cerca di valorizzare legno e ferro di scarto ridandogli nuova vita. La sua prima esperienza in pubblico avviene a San Marco D’Alunzio, Messina, in occasione della Biennale Internazionale di Forgiatura, anno 2018, dove lo scultore Fabio Pilato lo inserisce nell’associazione Fabbri d’arte. Successivamente, arruolatosi in Marina Militare, continua a coltivare questa passione.
Nel 2021 partecipa al Concorso Internazionale di Scultura in Ferro, tenutosi a Stia, con l’opera “Breccia”, riscuotendo successo e approvazione. Da alcuni anni ha iniziato a collaborare con l’Associazione Liguria Vintage, conoscendo artisti di calibro internazionale come Walter Tacchini e Yoshin Ogata.
Alcune delle sue opere si trovano nell’affascinante borgo medievale di Castè, tra cui una pubblicata anche sulla rivista Dove. Ha esposto nel piccolo borgo di Le Grazie, presso il suggestivo spazio espositivo del Cantiere della Memoria con la personale Mare d’inchiostro, mostra monografica incentrata sul meraviglioso mondo degli abissi. Diversi articoli sono usciti su di lui in testate specialistiche del web (Cultura Identità, Tempostretto, La Nazione, VerbumPress, e altre). Sua l’opera monumentale commemorativa del finanziere Giovanni Denaro (1906-1943) che presto verrà posizionata nel paese natale di Castanea delle Furie (ME).
S.T.: Alcune delle tue illustrazioni sono dedicate al mare e i suoi abissi: raccontaci di questa tua passione e qual’ è stata la prima illustrazione ad esso dedicata.
Nicola Micali: La passione per il mare mi ha accompagnato fin da bambino. Ricordo come già in tenera età esploravo con la maschera i bassi fondali in cerca di “tesori” anche se con un certo timore. La voglia di andare sempre più in profondità era grande ma spesso mi fermavo sulla soglia che ritenevo di sicurezza, nel tempo non ho fatto altro che spostare la soglia sempre più in là. È in questo ambiente che trovo la libertà e l’avventura di cui ho bisogno per nutrire il mio spirito. Credo che una delle prime opere dedicate al mare sia stata proprio la raffigurazione di un palombaro e una piovra gigante che lottano nelle oscurità marine. Un filone di opere che è continuato nel tempo fino alla mostra “Mare d’inchiostro” al Cantiere Della Memoria e che è ancora in ampliamento.
S.T.: Altro contenuto che condividi con il tuo pubblico sono mitologia e leggenda che si intrecciano perfettamente con le tue opere: c’è un momento o evento che ti ha introdotto in questa ricerca del passato e come la ricolleghi al presente?
Nicola Micali: Nella manipolazione della materia si è da subito manifestato il mio attaccamento ad un’epoca passata. Andando avanti con la ricerca, ho approfondito molti aspetti legati al mito e alla leggenda attingendo da diverse fonti, cominciando proprio da quelle legate al mio territorio per poi andare oltre. L’opera che ha fatto da catalizzatore a questo filone è stata sicuramente quella di Colapesce. Credo che queste opere possano essere viste parzialmente in contrapposizione con i tempi moderni. In realtà, quello che fanno non è altro che fermare il tempo facendoci tornare a quel mondo romantico e misterioso che in parte tutti noi ricerchiamo.
S.T.: Di quale tecnica ti avvali per le tue illustrazioni?
Nicola Micali: Ho avuto modo nel tempo di provare diverse tecniche ma quella che mi ha appassionato di più è l’illustrazione con pennino e inchiostro di china. Questo stile di disegno che ricorda le litografie, mi permette con pochi e semplici strumenti di creare opere che richiamano ad un’epoca passata. Per la realizzazione utilizzo fogli che io stesso invecchio, inchiostri di vario tipo e pennini antichi che ricerco anche nei mercatini dell’antiquariato in tutta Italia.
S.T.: Un altro tema a te caro: recupero e tutela ambientale. È il solo messaggio che vuoi veicolare con le tue opere o miri anche ad altro?
Nicola Micali: Il tema del recupero e della tutela ambientale ha assunto per me un’importanza centrale, ma non è solo questo. Da subito è stato chiaro che la ricerca e il recupero del materiale in tutte le sue sfaccettature, non solo consentiva di dare maggiore spessore all’opera, ma in modo inconscio innescava il processo creativo che non sarebbe stato altrimenti possibile.

S.T.: Da illustratore a scultore, dal mare quindi all’acqua alla scultura e il fuoco per modellare le tue opere: quanto ti appartengono questi due elementi opposti? Una prevale sull’altro?
Nicola Micali: L’acqua è il principio fondamentale. Già alcuni filosofi greci, Talete ad esempio, individuarono nell’acqua l’Archè del cosmo. Durante le immersioni in apnea, sospeso in questo liquido generatore di vita, tutto il superfluo rimane in superficie e resta il suono dell’esistenza. Questo stato di abbandono all’elemento lo riscontro anche osservando il fuoco. Moderare questi due opposti è obbligo per l’artista anche se a volte uno prende il sopravvento sull’altro.
S.T.: Hai dedicato una mostra alle maschere, qual è il tuo pensiero a riguardo? Hai fatto riferimento al concetto di maschere teatrali o al pensiero di Pirandello?
Nicola Micali: Per la realizzazione di questa mostra ho incentrato la mia ricerca sul processo di individuazione, concetto elaborato nell’ambito della psicologia analitica dallo psichiatra Carl Gustav Jung. Il processo è riconoscibile tramite le sue tappe, assimilate da Jung alle fasi di realizzazione alchemica della Grande Opera: nigredo, albedo, rubedo. La maschera diventa mezzo per fissare le fattezze dei demoni, in questo caso e per estensione simboli innati e predominanti dell’inconscio. Archetipi che si manifestano con veemenza e nascono dal fuoco. Queste opere a differenza delle maschere tradizionali non celano nulla; al contrario si mostrano rivelatrici.
S.T.: La tua esperienza al festival della scienza di Genova con l’opera su Jaennette Villepreux ha influito sul tuo percorso artistico? Puoi anticipare quale sarà la tua prossima rappresentazione?
Nicola Micali: Sicuramente ha influito positivamente sul mio percorso, dandomi nuove idee e creando interessanti collaborazioni. Al momento ho diversi progetti in mente, per quanto riguarda l’illustrazione posso dire che una delle prossime opere sarà legata al borgo storico di Trebiano, luogo ricco di storia e arte. Parlando di scultura invece, il prossimo progetto che finirò a breve vedrà tornare alla luce scheletri di creature marine, resti di un’esistenza passata ma non ancora svanita. Un lavoro che ha richiesto non solo molta ricerca dei materiali ma anche la collaborazione del mare stesso.
Written by Simona Trunzo
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