“Bianciardi” graphic novel di Niccolò Testi e Giulio Ferrara: il centenario di uno scrittore dimenticato
Negli ultimi anni le biografie a fumetti sono diventate sempre più popolari e attirano soprattutto i giovani nel conoscere personaggi celebri e situazioni storiche quasi dimenticate, visto che è un mezzo più fruibile rispetto ad un saggio e più veloce nella lettura e comprensione.

La fondazione Bianciardi ha optato per questa soluzione nel centenario della nascita di Luciano Bianciardi, traduttore, scrittore e intellettuale italiano del dopoguerra.
Devo ammettere che non conoscevo la sua figura di uomo e autore, eppure la graphic novel è riuscita nell’intento di creare la giusta curiosità ed empatia nei suoi confronti.
La vita di Bianciardi non viene riproposta in modo puntiglioso, dilata alcune fasi della sua vita, solo alcuni cenni alla prima famiglia, ci sono dei salti temporali e ci si sofferma sulla sua componente privata, le sue debolezze di uomo, la sua capacità di cogliere i problemi sociali e i mutamenti della società.
Dei suoi primi anni e dei suoi studi a Pisa nel fumetto c’è pochissimo, mentre ci si sofferma sulla sua attività di bibliotecario ambulante con il Bibliobus nelle campagne grossetane e sulle inchieste, sempre in Maremma, sui minatori di Ribolla.
La tragedia che uccise più di quaranta operai lo segnò profondamente e coincise con il suo trasferimento a Milano.
Nella grande città iniziò le traduzioni, le collaborazioni con le case editrici e infine la scrittura dei suoi romanzi d’esordio, in cui raccontava anche se stesso e la sua profonda disillusione verso il mondo intellettuale di cui faceva parte.
Solo nel 1962 il suo romanzo “La vita agre” gli portò la popolarità sperata, ci fu anche la trasposizione cinematografica con Ugo Tognazzi, ma il giro delle presentazioni in Italia e il mondo mediatico non facevano per lui.
Il suo lato umano nel fumetto è molto forte, spesso ben più delineato rispetto alle sue opere, anche se presenti in alcune didascalie o frasi di dialogo. Il suo carattere autarchico, la sua ribellione verso il sistema che lo circondava sia editoriale che giornalistico, il suo modo di mettersi in discussione nella società come nella vita sono evidenti nelle sue scelte autoriali e personali.
Dopo il suo grande successo editoriale ad esempio ritorna a fare traduzioni e vive con una nuova compagna nonostante moglie e figli in Toscana.
La sua vita nella graphic novel appare subito complessa, sfaccettata e anche le pieghe oscure e i suoi risentimenti personali non sono taciuti: la bottiglia sempre a portata di mano e le sue crisi profonde lo porteranno ad una morte precoce a soli 49 anni.
Niccolò Testi e Giulio Ferrara, i due autori, non riassumono la vita di Bianciardi, ma riescono a reinterpretarla, a renderla coinvolgente e a far soffermare il lettore su temi fondamentali per lo scrittore come la parità sociale, l’ipocrisia degli intellettuali, la libertà degli scrittori e di come è stato vittima lui stesso di una società in corsa verso il successo e la fama che lascia indietro chi non corre al pari degli altri o chi non vuole farlo e sceglie nella vita di essere se stesso.
Non a caso la sua figura è stata rivalutata solo in anni più recenti, visto che andava contro ad un certo sistema sociale ed era considerato quasi un sovversivo.
Temi che verranno affrontati da Calvino o Pasolini sono anticipati nei romanzi di Bianciardi, come viene riportato anche nella prefazione del fumetto da Stefano Adami, scrittore e componente della Fondazione Bianciardi. Fondamentale è stata la sua voce, il suo punto di vista in un periodo storico difficile e complesso come quello del boom economico del dopoguerra.
La graphic novel non si legge tutta d’un fiato, a volte è spigolosa come il suo protagonista e anche i disegni non sono rassicuranti o con colori vividi e leggeri. Anche nella rappresentazione grafica si esprime la difficoltà di Bianciardi nella sua vita, i suoi ricordi e le sue passioni tra la vita grossetana fatta di semplici cose e di noia e la vita intellettuale di Milano e dei ritmi frenetici dello scrittore famoso.

I tratti a matita, duri e spigolosi, i colori cupi e profondi, inquadrano un uomo complesso, non risolto e mai sereno.
Nonostante i successi, i libri, gli studi e i suoi amori emerge chiaramente una figura sempre in lotta, mai paga, piena di dubbi e contraddizioni che non ha saputo darsi pace fino all’ultimo indagando profondamente ciò che lo circondava e senza capire in fondo se stesso. Dopo aver finito la lettura sono rimasta amareggiata dal finale abbastanza triste e alcune tavole mi sono rimaste in mente a distanza di tempo soprattutto quelle del periodo milanese con lo scambio di battute dei colleghi e quelle con la moglie alla stazione.
Non deve essere stato facile per gli autori condensare la vita di Bianciardi in poche pagine senza semplificazioni, anche se a volte alcuni passaggi mancanti non sono molto chiari, ci sono riusciti al meglio.
Il fumetto pubblicato da Kleiner Flug, con il patrocinio della Fondazione Bianciardi e della Regione Toscana, ha lo scopo di rendere omaggio ad uno scrittore “dimenticato” e almeno su di me ha messo in moto la curiosità di leggere almeno una delle sue opere, in questo senso l’obiettivo della pubblicazione può dirsi raggiunto.
Written by Gloria Rubino
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