“Colorful. Il giorno che sono diventato te” di Eto Mori: che cosa significa essere morti?

“Apro gli occhi e sono morto.

Non ricordo nulla della mia vita.

Troppa fatica. E io sono stanco.”

Colorful. Il giorno che sono diventato te di Eto Mori
Colorful. Il giorno che sono diventato te di Eto Mori

Tre frasi emblematiche tratte dalle prime pagine del libro pubblicato per la prima volta da Eto Mori in Giappone nel 1998 e ora in edizione italiana per DeAgostini, collana WAVE, con traduzione di Carlotta Spiga e supervisione di Alessandro Barbaglia.

Eto Mori (Tokyo, 1968) è autrice di grande successo del panorama letterario giapponese, vincitrice di importanti premi letterari e creatrice di un vero bestseller, Colorful. Il giorno che sono diventato te, appunto, tradotto in tutto il mondo e con trasposizione cinematografica, versione teatrale, manga e anime.

Molto vasta la produzione di Eto Mori, dal romanzo d’esordio Rizumu del 1990, passando per altri romanzi sino a Mikazuki del 2016, anime, saggi e libri illustrati.

Cosa significa essere morti? Essere un’anima senza corpo, in attesa di reincarnazione, a meno che…

Ci sono anime e anime. Quelle di chi ha sbagliato nella vita, commettendo gravi errori, sono fuori dal ciclo delle reincarnazioni. Out. Stop. Fine. Pure no. In una dimensione ultraterrena, un’entità superiore, il Grande Capo, si è inventato la Prestigiosa Lotteria delle Anime (PLA) che può dare al fortunato estratto un’altra possibilità di tornare sulla terra.

Questo succede all’anima protagonista del racconto, subito dopo la morte, mentre precipita nel baratro eterno, ripescata grazie alla lotteria e guidata verso la nuova vita (inutilmente più volte rifiutata, perché non ci si può tirare indietro!) da uno strano angelo (Prapura) un po’ bizzarro.

L’anima, che non ricorda assolutamente nulla del suo passato terreno e tantomeno le sue gravi colpe, viene destinata a entrare nel corpo di Makoto Kobayashi, quattordicenne appena morto suicida ma che, miracolosamente, per medici e parenti, riprende vita. Una vita dentro un’altra vita.

Al di là della domanda “ufficiale” che viene posta dall’autrice su cosa faremmo se avessimo una seconda possibilità per correggere gli errori commessi nella nostra vita, il libro diventa strumento di analisi del presente – il problema dei suicidi giovanili particolarmente diffuso nella società giapponese è qui centrale, anche se non unico – delle dinamiche quotidiane e delle nevrosi che ne derivano.

Il libro autoconclusivo è un percorso che guida verso la conoscenza di sé, in sé, per sé, ma anche con e per gli altri. I temi che si intrecciano sono molteplici, toccando la depressione, il bullismo, la violenza, l’abbandono, l’odio e l’amore, la fiducia e l’amicizia.

Un libro “universale” e per questo così universalmente amato, rivolto certamente ai ragazzi, ma nondimeno agli adulti. Insieme all’anima reincarnata in Makoto che inizia a capire pian piano delle cose, apprenderne altre, osservando ciò che la circonda, anche il lettore prova il sentimento di delusione, per la scoperta di essersi sbagliato a pieno nelle proprie conclusioni: “OK sono uno scemo. Uno scemo totale. Ma come ho fatto a pensare certe cose?”.

Eh, sì!  Spesso si danno giudizi avventati, ci si ferma all’apparenza, alla prima impressione e così si resta ingannati e, quando s’agisce d’impulso, si finisce per essere danneggiati da se stessi. Qual era il problema di Makoto? Questo si chiede l’anima che l’ha ‘occupato’.

Forse la famiglia? Forse no.

Prapura gli ricorda che sono solo i fatti a contare davvero. Via via si fa strada il bisogno di una nuova verità su Makoto, la sua vita, la sua famiglia: un mondo tutto da scoprire, con una bocciatura dietro l’angolo da evitare, forse, con uno studio forsennato, vivendo la vita fatta di luci e ombre di un ragazzino tanto fragile da averla fatta finita.

Ma perché? L’anima non si dà pace:Voglio scoprire la verità!”

Eto Mori
Eto Mori

Quale sarà il senso della storia, appassionante, triste e comica, ironica e paradossale insieme? Forse guardare in profondità negli altri e in se stessi può essere molto duro e a volte pericoloso, diventando un’arma a doppio taglio. Ma “nel bene e nel male gli esseri umani hanno qualcosa di grandioso”.

Ogni cosa, pagina dopo pagina, muta, cambiano le prospettive, emergono nuove verità. Le persone sono diverse.

“Dove c’è il nero, c’è anche il bianco./ Il rosso, il blu e il giallo./ Ci sono ovunque colori accesi e colori cupi.”

Colorful. “Ognuno di noi ha la sua scatola di colori”. Tutti abbiamo delle fragilità e dei punti di forza. Una storia come questa può insegnare a conoscerli e ad amare di più noi stessi e la vita, noi con gli altri.

Noi stessi siamo la nostra seconda opportunità.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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