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“Tango Rosso” di Maria Antonietta Macciocu: qual è il modo corretto di vivere?

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Una donna, una vera donna, sensibile, e intellettuale, può tradire tutte le sue aspirazioni razionali per buttarsi in apnea nel mare tempestoso dell’amore?

Tango Rosso di Maria Antonietta Macciocu
Tango Rosso di Maria Antonietta Macciocu

Può puntare tutta la sua vita in un azzardo alla roulette russa e lasciare che la passione le azzanni progetti e raziocinio?

Dove sta il modo corretto di vivere? Sta nella razionalità, quella seria, regolare, che porta risultati concreti e che ti eleva. È quella la via giusta? Oppure spegni quel fil rouge di giudizio che si potrebbe pagare con tonnellate di noia, e fai scoppiare la passione dentro il tuo cuore. Le coccole dolcissime, il lusso da sogno e lasciarsi ubriacare tra le lenzuola, perché da ubriaca sei più vicina alla vita.

Maria Antonietta Macciocu nel suo Tango rosso (Golem Edizioni 2018) mette Giulia sul bordo di un precipizio, e si diverte a osservarla torturarsi per vedere se farà un passo indietro o si lancerà nel vuoto. Guerra tra cervello e cuore, in estrema sintesi, ma in questo romanzo c’è molto di più. C’è la persona al centro. C’è una donna fantastica, con i suoi umori inconfessabili, i suoi demoni, le sue pulsioni segrete che si frantumano e si ricompongono, per poi giocarsele di nuovo tutte in una sola puntata.

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Chi legge si immerge nella storia lasciandosi trascinare dalla corrente; e poi freme, soffre, gioisce e impreca contro la protagonista. E spesso si ritrova irrazionalmente ad avvisarla: “Ma Giulia, possibile che non ti accorgi che così…”.

E se ti ritrovi a parlare con un libro, forse anche tu avresti scelto un salto nel vuoto. Quale è la soluzione finale? La protagonista si ravvede, o si pente?

Non lo so. Appositamente sto scrivendo queste note senza aver finito di leggere il libro. Perché temo che il finale poi mi faccia cambiare idea sul valore della sofferenza di decidere. Quella sofferenza di scegliere fra la vita come la vuoi tu, oppure come la vogliono gli altri per te. Su una linea di confine solo tratteggiata.

Come fa l’autrice a trovare la risultante di tutto? Vedremo… Per ora non voglio essere influenzato dalla scelta finale di Giulia, che magari non sarà del tutto definita. Mi piace considerare Tango rosso quando ancora tutte le soluzioni sono possibili. Mi piace il crogiolo e l’empatia del personaggio davanti a tutte le sue strade ancora aperte. Sono in gioco i sentimenti, sono in gioco le passioni; è in gioco quel vivere o sopravvivere che sempre ci tormenta. Nel mezzo del guado c’è una donna con tutto il suo vissuto e tutte le sue aspettative, che sembra fragile, e vorrebbe, ma non vorrebbe. È in quel tormento, che dà luce e trapassa ombre, che ci trovo il grande senso del libro, e poi della vita.

Lo so: il mio commento è spericolato, perché poi magari il finale farà giustizia di tutti i falsi miti, e dovrò tornare su queste colonne a integrare e scusarmi con voi. Ma a un passo dalla fine è il momento buono per fermarsi il tempo di un pensiero e raffrontarsi con Giulia, o forse con sé stessi. Penso che l’autrice ci metta in questa difficoltà scientemente.

Giulia ci appassiona e ci coinvolge fin dalle prime pagine. La Macciocu ce la fa sentire come se fosse nostra sorella, e parteggiamo smaccatamente per lei. La seguiamo in tutte le sue tappe, da studentessa all’università a Milano, dove divide il suo appartamentino con due ragazze che diventeranno amiche per la vita. Ma lei è solo abnegazione e studio, senza distrazioni, il contrario della donna fatale. Non ama, e anzi critica, quel vuoto apparire degli ambienti snob.

Maria Antonietta Macciocu
Maria Antonietta Macciocu

Ma poi incontra lui, bello e dannato. Così bello e così somigliante che lo chiamano Banderas. Il fatalone è lui, egocentrico, pieno di smancerie e di contraddizioni. Sembrerebbe lo stereotipo che porta sempre a chiedersi perché mai la storia dell’umanità è così piena di farfalloni sbagliati che fanno crollare donne intelligenti. Sembrerebbe, ma non lo è. Sia perché sappiamo bene quanto l’autrice sia impegnata nelle problematiche di genere, sia perché la narrazione si eleva da tutti gli stereotipi toccando la sensibilità dei personaggi. Giulia infatti non crolla ai piedi di nessuno, e sceglie lei se, come, e quando crollare. È lei che, pagando un prezzo alto di sofferenza, preferisce lasciarsi rapinare d’amore, per le attenzioni ricevute, per il fuoco del desiderio.

Nell’economia del racconto un po’ è provocazione per sollevare un quesito intimo e fondamentale, un po’ è vero tormento interiore di una donna che sa usare la passione e la testa. E che forse ama dipendere dall’una e dall’altra.

Banderas la porta in alto nel lusso, nel mondo, e anche nei sensi. Ma non è uno scambio, è scegliere la passione, scegliere razionalmente la passione. Quella che ti fa mollare carriera e progetti perché per un giorno o qualche anno puoi cercare un altrove.

In questo senso Tango rosso è così incisivo che ci trovo un significato anche oltre il discorso di genere. Infatti da lettore uomo mi chiedo se, a parti invertite, succeda la stessa cosa. La risposta è sì, perché la letteratura, come la vita, è piena di uomini che a un certo punto hanno mollato tutto solo per seguire un amore effimero. Però, e qui le differenze di genere ci sono, mai nessuno si chiede perché un uomo maturo e intelligente soccomba davanti a una donna fatale. E perché nessuno, a lui in quanto lui, lo giudichi sprovveduto.

Lo so, normalmente una donna ha più stile, più acume e più sensibilità, e ci meravigliamo che ci caschi come un uomo.

Ecco, Tango rosso ti porta dentro tutti questi dilemmi, che non so se nel finale si dissipino, ma è importante che nel romanzo li incontri, che spesso ti ci sbatta, e che ti devi sempre fermare a misuratrici.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

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