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“Il complotto dei Calafati” di Francesco Abate: l’incanto di Cagliari ad inizio Novecento

Ottobre 1905, Cagliari, teatro Politeama.

Il complotto dei Calafati di Francesco Abate
Il complotto dei Calafati di Francesco Abate

La giornalista Clara Simon resta sospesa tra l’incanto del lusso e il ristagno delle indagini: «Mi turba passare dallo squallore di un saponificio allo splendore di un teatro», proseguì Clara, «mi angoscia la doppia faccia di questa città. I figli diversi che porta in seno: noi, qua, gioventù senza pensieri, e laggiù i nostri coetanei che si spezzano la schiena. E altri che uniti in bande malvagie ammazzano. Ricattano, fanno danno e prestito a usura. Maledetti scortichini».

Una amarezza tutta sua che la porta avanti, la porta indietro, la porta in tutte le epoche delle grandi città.

Perché con questo romanzo giallo capire la storia è come capire il presente.

Allora chiudere i portelli e immersione rapida nella lettura del libro di Francesco Abate, Il complotto dei Calafati (Einaudi 2022).

Così in un nanosecondo vi troverete nello stupefacente incanto della Cagliari di inizio Novecento. Le immagini diventano magicamente color seppia con quel retrogusto nostalgico, di gradevolezza raffinata, che l’autore sa imprimere in tutte le scene.

Passato coniugato al presente perché ci siamo anche noi.

Sappiamo fin dall’inizio che quella è l’ambientazione, e che è solo un’ambientazione.

Come dire che quando una storia è bella, è bella in qualunque latitudine e momento storico. Sbagliato: Francesco Abate tesse una bella storia intrisa di quella particolare atmosfera che la completa e gli dà un senso più pieno. E adori quella atmosfera, proprio quella, sapientemente retrò, perché è la strada sterrata o selciata su cui scorre la narrazione.

Così mangi la polvere, senti il vento di mare, e puoi sobbalzare di rabbia per la prepotenza dei delitti.

Sei d’improvviso nella belle epoque, con pochi strumenti, come allora, col giusto corollario di sensazioni, come allora.

E il lettore prima di accorgersene è tirato dentro. Sente sulla pelle il vento caldo umido di scirocco, l’olezzo degli ambienti di lavoro più disperati, insieme al lusso degli ambienti più raffinati ed esclusivi.

Nel libro sembrano due società diverse in un confronto acceso.

Il complotto dei Calafati di Francesco Abate - Photo by Pier Bruno Cosso
Il complotto dei Calafati di Francesco Abate – Photo by Pier Bruno Cosso

Francesco Abate non parteggia per l’una o per l’altra, lui le racconta come sono, portandoti in mezzo, a capire le movenze, la cultura, la visione e le aspettative di una e dell’altra. Mantiene l’obbiettività, ma è evidente il suo sguardo più tenero verso i più reietti; uno sguardo così convincente che ci mettiamo nella sua scia..

La congiunzione tra i due ceti sociali è lei: il personaggio principale, Clara Simon.

Giovane e spregiudicata giornalista di una famiglia della più alta borghesia cagliaritana, ma con i tratti orientali della madre cinese, che certe volte le fanno capire casa vuol dire essere considerata la diversa. Magari più negli ambienti impolverati che in quelli dinamici. Forse per questo la donna combatte per gli umili, per i dispersi, unendo le due rive opposte della società dell’epoca.

Ma tutti questi protagonisti si staccano dalle pagine, appunto, e danzano intorno a te, contaminandoti coi loro demoni e coinvolgendoti con i loro sogni.

Giri una pagina e sei Clara, ma poi parteggi per il giovane rampollo nobile che forse… e poi ancora hai davanti l’oppressione di una società intera, o di una banda maledetta.

Una brutta congrega ti scorre davanti agli occhi e la vedi che può schiacciare una ragazzina. Ti contamina la rabbia di quella ragazzina della retroguardia, che si dibatte perché lei, forse col tuo appoggio, ce la potrebbe fare.

Ecco come ti fa sentire Abate dentro i suoi capitoli. Un coinvolgimento totale, che ti lascia una traccia profonda anche quando il libro lo chiudi.

Sensazioni; la narrazione attraversa le tue sensazioni.

Ma tutto questo non nasce per caso, e l’autore nelle varie presentazioni che stanno attraversando l’Italia, dichiara che ha fatto un lungo e accurato lavoro di ricerca storica. È andato, tra l’altro, a impolverarsi le mani negli archivi più antichi del glorioso quotidiano per cui scrive: L’Unione Sarda.

Francesco Abate
Francesco Abate

Così il giallo storico scorre intono a te. Forse ti senti un po’ archeologo nell’osservare le strade, le carrozze, il quartiere Marina e i famosi caffè d’epoca, e ancora di più quando incontri, perché ti ritrovi lì con lui, il glorioso sindaco di Cagliari, Ottone Baccaredda.

E pensi a quanto volte sei passato nella centralissima via a lui dedicata senza sapere che grazie a Francesco Abate l’avresti incontrato davvero. Rimpiangi quasi di non avere con te il telefonino per farti una foto insieme.

Ah, no, non si può.

Colpa del libro, che nel rapporto spazio-tempo ti ha ingarbugliato realtà e sogno.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

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