“Il falco maltese” di Dashiell Hammett: alla ricerca dell’uccello perduto

Desta meraviglia aver visto un film da ragazzo e, dopo tanti anni, leggere il libro da cui è stato tratto. Mi è capitato in riferimento a quello che viene generalmente considerato il capolavoro di Hammett. Ma perché lo è, un capolavoro? Ho finito il romanzo ieri pomeriggio, ci ho dormito sopra e al momento la risposta che ho in mente è non lo so proprio!

Il falco maltese di Dashiell Hammett
Il falco maltese di Dashiell Hammett

Una vera e propria bellezza (“alta, d’una magrezza gradevole senza la minima spigolosità, e dritta nella persona. Seno alto, gambe lunghe e mani e piedi sottili. Vestiva in due gradazioni di blu, in armonia col colore degli occhi. I ricci che spuntavano da sotto il cappello, blu, erano rosso scuro e le labbra, piene d’un rosso più acceso. Il bianco dei denti brillava nella falce d’un sorriso appena accennato”), una femmina alpha beta gamma e pronta a falciare, si presenta nell’ufficio di Sam Spade, investigatore privato.

Al confronto con tanta magnificenza, Effie, la segretaria di Spade appare un po’ sbiadita, anche se è “alta dinoccolata e abbronzata”, con “il vestito scuro di lanetta” che “pendeva di dosso come se fosse bagnato. Aveva vivaci occhi castani su un lucido viso infantile.”

In un concorso di bellezza la prima (chiamata miss Brigid O’Shaughnessy) vincerebbe con distacco. In un probabile menage matrimoniale la seconda durerebbe molto di più.

E Spade? “Pronunciata e ossuta, la mascella di Sam Spade presentava un mento appuntito che sporgeva da sotto l’arco più dolce delle labbra. Questa stessa forma appuntita riviveva poi, ridotta, nelle narici arcuate. Gli occhi erano regolari e di un grigio giallognolo. Nell’arco delle sopracciglia folte, che partivano da due solchi gemelli dritto sopra al naso aquilino, ritornava ancora la forma appuntita mentre i capelli, castano chiaro, si spingevano a punta, anch’essi, sulla fronte di un’accentuata stempiatura ai lati. Sembrava un satana biondo. Quasi attraente.”

Solo le ultime due parole assomigliano un po’ all’interprete del film che vidi: Humphrey Bogart, detto Bogie.

Una caratteristica che spesso e con una certa noncuranza viene esibita (e sottolineo esibita) da Spade: un certo attaccamento ai soldi. Un tale, Cairo, detto anche, dall’autore, il levantino, in cambio di certi suoi servizi, gli offre un centone e Spade, repentino, gli spara: “Meglio fare duecento”, pescandoli direttamente dal portafoglio del cliente.

È poi solo l’anticipo: il costo dell’operazione ammonterà a cinquemila dollari (otre le spese). Il cliente accetterà ma solo a certe condizioni: “Va bene, Mr Spade. Cinquemila dollari, però, meno l’anticipo versato: cinquemila in tutto.”

Quindi birre, caffè e pasti vari saranno a spese di Spade, il quale accetta, specificando però: “In ogni modo, lei non mi assume per commettere né un delitto né un furto ma unicamente e solo per recuperare quel coso in maniera possibilmente onesta e legale.” – possibilmente…

Cairo concede quel possibilmente, aggiungendo un “con discrezione”.

Sam Spade dovrà recuperare una statuetta raffigurante un falcone.

Torna alla carica Miss Brigid. Sam ci va giù un po’ pesante, chiedendole: “Lei non è esattamente quella che pretende d’essere. O sbaglio?” La bella signorina lo guarda un po’ perplessa e dice che fa fatica a capire. Lui non manca di spiegare: “I modi da scolaretta il balbettio il rossore, tutto quanto”. E lei ammette, pur arrossendo: “Gliel’ho detto oggi pomeriggio, sono un pessimo tipo. Peggiore di quanto lei possa immaginare.” Al che lui, perfido: “E io a questo alludevo. L’ha detto oggi pomeriggio, certo, con le stesse parole e lo stesso tono, chiaramente un discorso preparato.”

Prima lei sembra sul punto di piangere ma poi “rise. Una risata breve, secca”.

La ragazza è una che sa tante cose e le snocciola a rate, come e quando vuole lei. Spade non ripone fiducia in lei e glielo dice in faccia: “A questo punto però non vedo cosa ci guadagni tu a tacere. Tanto, poco per volta sta venendo fuori tutto. Certo, ci sono ancora molte cose che non so, ma ce e sono anche altre che so e altre ancora che posso intuire. Un’altra giornata come questa, poi, e finirò col sapere quello che neppure tu sai.”

Fra i vari personaggi, ognuno pare sapere più di quel che gli conviene dire, e lo dirà, ma solo se farà gioco.

I due, Sam Spade e Brigid O’Shaughnessy, entrano in confidenza. Mentre lui la avvolgeva in un muscolare abbraccio, “negli occhi gli ardeva una fiamma giallognola.”

La mattina dopo quell’atto e quant’altro, è lui che prepara la colazione. Poi, come per caso, le domanda dell’uccello, che detto così uno potrebbe fraintendere, ma non lei che gli risponde: “Non puoi chiedermi di parlarne proprio stamattina. Non mi va di farlo e non ne parlerò.”

Lui forse accusa il colpo e le dice: “Bella testolina dura”, e si caccia in bocca “un pezzetto di pane” – non si può aver tutto nella vita.

Cairo ha poca fiducia in Spade, però continua a ricorrere ai suoi servizi: “Non c’è che dire, lei ha sempre una spiegazione pronta”.

Spade ha sempre a risposta non solo beffarda ma sempre ad hoc: “Cosa vuole che faccia? Che impari a balbettare?…”

La sua ironia non può mai fare a meno di pungere l’interlocutore. È quasi un vizio, il suo. Nel frattempo sono occorsi vari omicidi. Pazienza. Ci rivedremo nell’Eternità. Oppure dal commissariato e, prima o poi, nelle aule di un tribunale.

In merito a varie questioni, a una in particolare, Spade è perplesso:La mando e non la mando giù, Sid. Non ci capisco un canchero di niente.”

Ho guardato chi è il traduttore, tale Attilio Veraldi, secondo me è emiliano, se non reggiano addirittura. No, napoletano! Però ha vissuto anche al nord. Quell’espressione è fra le più tipiche delle mie bande, è brutta ma dà un sacco l’idea.

Spade sta ora contrattando con Gutman, un grassone, che, non solo per via della stazza, dev’essere il capo. Se gli farà avere la statuetta del falco avrà come minimo 50.000 dollari, e anche “una somma di gran lunga maggiore”, forse anche due o cinque volte tanto. Ma sono, al momento, soltanto promesse che galleggiano per aria.

A chi gli chiede del primo dei morti ammazzati, Thrusby, Sam risponde, irritato: “Giurosuddio che di questa faccenda vorrei sapere almeno la metà di quello che secondo voi, vecchie volpi, dovrei sapere!”

Sam ci tiene alla sua reputazione: “La mia sarà anche buona come congettura, o magari farà anche schifo, ma i suoi figli mia madre non li ha cresciuti in modo tale da farne degli sprovveduti capaci d’abbandonarsi a congetture davanti a un procuratore distrettuale un vice procuratore distrettuale e uno stenografo”mi chiedo come questo frequente risparmio di punteggiatura (che non mi dispiace, anzi…) faccia parte dello stile di Dashiell o di Attilio.

Sam spiega a quelle tre figure che parlerà quando sarà il momento, non prima.

Dice Bryan, un infido procuratore generale: “E tutto si riduce a tre soluzioni. La prima: Thursby è stato ucciso dai giocatori che Monahan aveva truffato a Chicago. Non sapendo che Thursby aveva eliminato Monahan – o non credendolo – lo hanno ucciso in quanto socio di Monahan o perché s’è rifiutato di portarli da Mohanan. La seconda: è stato ucciso dagli amici di Monahan. O ancora la terza: ha venduto Monahan ai suoi nemici e poi è venuto meno a questi, i quali l’hanno ammazzato.”

Spade allunga il suo ferreo fendente: “O ancora la quarta.” – e dà la staffilata: “È morto di vecchiaia. Non state mica parlando sul serio. Vero?”

E poi si permette l’ultima stoccata, che solo uno yankee stagionato potrebbe capire al volo: “A voi Arnold Rothstein v’ha dato alla testa.”

Altre sardoniche schermaglie: “Ora se vuole andare davanti alla commissione a dire che ostacolo la giustizia affinché mi revochi la licenza, s’accomodi. Ci ha già provato prima e non ne ha cavato che una risata generale.” – e, raccolto il cappello, dopo un altro colpo basso e un po’ greve e che non mi va di riportare, si eclissa nel traffico cittadino.

Un agonizzante scheletro alto un paio di metri porta all’ufficio di Spade un involto che contiene il falcone, schiattando subito dopo. Il pacco che reca in mano contiene la statuetta del falco.

Pur con quell’allucinante morto in casa, Spade “scoppiò a ridere. Mise una mano sull’uccello. In quelle dita allargate e piegate, in quel loro adunghiare, c’era come una presa di possesso.”

Uscendo, accarezza la guancia della segretaria e le dice: “Sei proprio un brav’uomo, sorella.”

A un tassista che gli chiede se le hanno fatto fuori il socio, lui gli ricorda che “anche gli autisti non vivono in eterno”. Il giovanotto sta allo scherzo e gli dice che è vero ma “se crepo ci rimango male lo stesso.”

Sam e Brigid si ritrovano ora in una stanza in cui tre pistole minacciose sono spuntate dal nulla, e sono puntate contro loro due. Dallo stesso nulla, l’adiposo Gutman, che tanto brama possedere quell’uccello esce dicendo: “Bene-bene. E così eccoci tutti radunati qui. Non ci resta dunque che metterci comodi e farci una bella chiacchieratina.”

Dashiell Hammett
Dashiell Hammett

Spade non ha davvero un bel carattere: è come Popeye, irascibile, carissimo e simpaticissimo, ma solo se gli va. “Spade sbuffò e scuffiò. Si sporse in avanti tornando a appoggiarsi con gli avambracci sulle ginocchia, e interruppe il grassone, seccato: ‘La polizia non mi preoccupa affatto e so come affrontarla. E questo è appunto quanto sto cercando di dirle. L’unica maniera per affrontarla è di darle in pasto una vittima, qualcuno su cui scaricare tutto.’”

Poiché non sa come venirci fuori diversamente, Spade prontamente sbotta, sicuro di poter convincere l’uditorio: “Ma un corno! È l’unica maniera!” Riesce a passare da “un viso” che “era divenuto inespressivo e impassibile” a un tono di voce “secco”; “A Spade adesso in fronte gli si stava gonfiando una vena biforcuta.”

Sa anche essere manesco, seppur in maniera gentile: “Con garbo, Spade lo fece da parte e mollò un sinistro al mento del ragazzo la cui testa, trattenuto com’era lui per le braccia, scattò all’indietro fino al massimo possibile per poi scattare di nuovo in avanti.”

Poi “Spade riprese: ‘E l’alternativa è che o dice io subito o io consegno il falco e tutta la vostra compagnia del cavolo alla polizia.’”

Il ragionamento pare capzioso e forse lo è davvero: “Ho chiesto un capro espiatorio ma se non espia rimane solo un capro e basta.”

La precedente frase ha la funzione di confondere ulteriormente una situazione già fin troppo ingarbugliata. Spade è però ottimista e dice: “Per sapere benissimo saprò tutto benissimo quando avrò finito.” – tutto avrà fine in questo mondo entropico, anche quel miserabile mistero che, per mancanza di alimento, come il più vasto dei buchi neri, finirà prima o poi per evaporare, disperdendosi nel buio più fitto.

Sam fa spogliare nuda nata Brigid, che non la prende per nulla bene, ma obbedisce, convinta che ‘sta sua umiliazione gioverà alla causa. Alla fine risulta che quella venere in crisi non nasconde nulla sotto i panni (nemmeno dentro le mutandine o infilato per caso nel reggiseno), o almeno così pare.

Spade si becca un bel po’ di soldi dal grassone, ma poi li deve restituire perché quel falco non è proprio di razza, come si credeva. Spade dice: “Io ho fatto la mia parte e lei ha avuto il suo coso. Se poi non è quello che lei cercava è sfortuna sua e non mia.” Sta bleffando e lo sa; per cui col collo leggermente torto restituisce i soldi, trattenendo però mille dollari “per il tempo perso e per le spese.”

Spade dice a Brigid: “T’ha guardato ben bene e s’è leccato le labbra, con un sorriso largo da un orecchio all’altro…” Poi le dice qualcosa di terribile, ma lei si sofferma su un particolare significativo: “Io… Io… Come fai a sapere che… che s’è leccato le labbra guardandomi…”

Poi accade di tutto, Spade scopre il o la colpevole, alla fine ne basta uno, a prescindere dal sesso. Ormai c’è parità in tutto, anche negli omicidi. O più o meno.

Torno al quesito iniziale. Perché questo thriller è considerato un capolavoro? Risposta attuale: non lo so ancora, ma spero di scoprirlo, prima o poi. Spade ha scovato il colpevole (il cui sesso dà molto nell’occhio) e chiama la polizia. Gli indizi che esibisce Spade sono vari ma solo due o tre hanno un certo peso. Non sarà comunque semplice procedere all’incriminazione. Vedremo, dai!

Capolavoro, ma forse sto esagerando, è il personaggio di Spade, che al cinema è stato interpretato magistralmente da quel Bogie, che bello non era, ma che sapeva riempire la scena come pochi. Secondo me il romanzo è assai ben scritto, ma forse, senza la sua trasposizione cinematografica, non sarebbe stato apprezzato come merita. Spade non rappresenta l’eroe senza macchia e senza paura. Qualche zona oscura ce l’ha anche lui.

Bogie era un valente scacchista. Da giovane giocava a scacchi nei parchi e in quel modo si guadagnava da vivere. A suo modo così si comporta Sam Spade: prepara il colpo del KO dopo aver demolito pezzo per pezzo l’avversario.

Spade, quando sente la paura crescere in lui, diventa ironico. Che non è male come pregio, specie per chi vive a contatto col Male Assoluto. In più: è molto sagace e anche se è infatuato non cessa di essere logico (altra qualità non da poco per chi ha tanto a che fare col prossimo).

Brigid vuole sapere se lui la ama o no. Risposta ampia e che lascia pochi dubbi a riguardo: “‘… non lo so. Con te non è difficile perdere la testa…’ la guardò, con desiderio, dalla testa ai piedi e poi di nuovo negli occhi. ‘Ma non so fino a che punto. Forse che qualcuno può mai saperlo? Ammettiamo però che ti ami. E con questo? Magari il mese prossimo non ti amerei più. M’è già successo altre volte, se pure è durato tanto. E allora? Allora mi giudicherei io un pirla…”

Chissà cosa s’intende in realtà col celebre detto: cherchez la femme! Nulla d’importante credo, se non che, se al mondo ci sono due sessi, una ragione ci deve pur essere.

Quelle non sono eccessivamente migliori o peggiori di noi maschietti. Ma spesso non sono facilmente falsificabili. Popper direbbe che sono un groviglio di teorie religiose.

Sam Spade però alla fine è riuscito a capire la donna di cui si era fortemente incapricciato. Questo alla fine ha fatto del romanzo in parola un capolavoro.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Dashiell Hammett, Il falco maltese, Mondadori – edizione per La biblioteca di Repubblica

 

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