“Poesia della vita” di Friedrich Schiller: una risposta alla concezione platonica dell’arte

La prima versione di questa poesia si intitolava “Il regno delle ombre”. Con questa espressione, Friedrich Schiller alludeva, nella prima parte della lirica, alla negativa concezione platonica dell’arte e della bellezza artistica, contro la quale si pronuncerà nella seconda parte del componimento.

Poesie filosofiche di Friedrich Schiller
Poesie filosofiche di Friedrich Schiller

Chi vorrà pascersi di figure d’ombra
che d’apparenza rubata rivestono l’essenza
e la speranza eludono con possesso mendace?
A nudo la verità devo vedere.
Se insieme all’illusione il cielo mio svanisce,
se lo spirito libero, che l’alto volo condusse
nel regno illimitato delle possibilità,
legano le catene del presente,
impara allora a dominarsi,
e lo troverà tanto più prono
il sacro comando del dovere,
quello tremendo del bisogno.
Chi già di Verità teme il dominio mite
come sopporta la necessità?”
 
Così tu esclami, o mio severo amico, e guardi
dal certo approdo delle cose note,
disapprovando, a ciò che solo appare.
Dalle parole tue severe spaventata
fugge la schiera degli dèi d’amore,
tace il concerto delle Muse e cessano le danze delle Ore,
tristi e silenti raccolgon le ghirlande
le dee sorelle dalla bella chioma,
Apollo spezza la sua lira d’oro
ed Hermes il suo magico bastone,
il velo dei sogni di color di rosa
dal cereo volto della vita cade,
il mondo appare ciò che è, un sepolcro.
Dagli occhi suoi solleva la benda dell’incanto
il figlio di Citera, l’amore vede,
nella creatura degli dèi esso vede
il mortale, si spaventa e fugge,
la giovanile immagine del bello
invecchia, e fin sulle tue labbra gela
il bacio d’amore e nel gioioso slancio
in pietra ti trasformi”.

La prima versione di questa poesia si intitolava “Il regno delle ombre”. Con questa espressione, Friedrich Schiller alludeva, nella prima parte della lirica, alla negativa concezione platonica dell’arte e della bellezza artistica, contro la quale si pronuncerà nella seconda parte del componimento.

Quest’ultimo ha una struttura dialogica e dialettica: due sono le voci che si avvicendano, la prima, come anticipato, che sostiene la visione platonica dell’arte e la seconda, quella dell’autore, che la critica.

All’udire queste parole, scrive Schiller,fugge la schiera degli dèi d’amore,/ tace il concerto delle Muse e cessano le danze delle Ore,/ tristi e silenti raccolgon le ghirlande/ le dee sorelle dalla bella chioma,/ Apollo spezza la sua lira d’oro/ ed Hermes il suo magico bastone” (vv. 19-24).

Una sinfonia di scompiglio prende possesso dei suoi divini rappresentanti dell’arte, ed è solo l’inizio del disfacimento di quest’ultima, specialmente quando, dai suoi occhi “solleva la benda dell’incanto/ il figlio di Citera, l’amore vede,/ nella creatura degli dei esso vede/ il mortale, si spaventa e fugge” (vv. 28-31). Un velo si toglie e la magia sfiorisce, sino a spegnersi.

E dunque?

Forse la vita dell’arte è soltanto apparenza? L’apparenza è il cuore pulsante dell’arte, del Bello?

L’apparenza, dal canto suo, non è da sottovalutare: è il primo aspetto che ci troviamo a fronteggiare della realtà; certo, può essere illusoria oppure no, ma se anche lo fosse, ci invita comunque a prenderla in considerazione mediante il pensiero.

Ma può il Bello essere soltanto apparenza?

E ci si potrebbe chiedere, d’altra parte, se il Bello e l’arte siano soltanto incanti e stratagemmi per non vedere la mortalità di ciò che è umano.

Friedrich Schiller ritratto nel 1794 - Painting by Ludovike Simanowiz
Friedrich Schiller ritratto nel 1794 – Painting by Ludovike Simanowiz

Di certo, pare destinato alla caducità chi sceglie di spegnere la goccia di Bellezza che c’è nella propria anima, ossia il primo interlocutore, contro cui il poeta si rivolge: ecco dunque che l’arte non può essere soltanto apparenza. Quest’ultima è una considerazione che tradisce ben presto tutta la sua superficialità o, per meglio dire, rivela una conoscenza estetica quanto mai parziale ed incompleta.

Potrebbe tuttavia esserci di più, specialmente se si considera la vita stessa di Platone: perché il filosofo giunse ad una radicale svalutazione dell’arte?

Non fu proprio così, se consideriamo le parole di Giovanni Reale che, in “Platone. Alla ricerca della sapienza segreta”[1], sostiene che Platone, in realtà, “ha dimostrato in vari modi di essere proprio lui il grande poeta del momento, capace di dare nuova forma sia alla commedia che alla tragedia in modo splendido[2].

Più nel dettaglio, Platonerinunciò a seguire la via della poesia e abbracciò la filosofia: da quel rogo in cui Platone ha gettato la sua tragedia, il dio Efesto gli fece trarre l’oro colato della poesia filosofica; […] i “dialoghi” platonici sono, appunto, la commedia e la tragedia attica trasformate in dialoghi dialettici, in cui i tocchi poetici del comico e del tragico sono posti al servizio della ricerca della Verità[3].

Mai parole furono più illuminanti, da diversi punti di vista: la condanna platonica non investì tutta l’arte, ma soltanto un certo tipo di arte, una certa concezione dell’arte, vale a dire quella che si accontenta di riprodurre la realtà senza niente altro che vivifichi la composizione artistica stessa, senza, cioè, il caldo battito dello Spirito e del Pensiero, che sono il cuore e il sangue dell’Arte e del Bello. Oltre a ciò, ecco il senso di una più pura e più vera Poesia, mondata da ogni superficialità e ogni retorica: una Poesia interiore del Pensiero.

Una Poesia filosofica.

Come questa di Schiller che stiamo leggendo ora, che riportiamo in lingua originale:

“Poesie des Lebens”

Wer möchte sich an Schattenbildern weiden,
Die mit erborgtem Schein das Wesen überkleiden,
Mit trügrischem Besitz die Hoffnung hintergehn?
Entblöβt muβ ich die Wahrheit sehn.
Soll gleich mit meinem Wahn mein ganzer Himmel schwinden,
Soll gleich den freien Geist, den der erhab’ne Flug
Ins grenzenlose Reich der Möglichkeiten trug,
Die Gegenart mit strengen Fesseln binden,
Er lernt sich selber überwinden,
Ihn wird das heilige Gebot
Der Pflicht, das furchtbare der Not
Nur desto unterwürf’ger finden,
Wer schon der Wahrheit milde Herrschaft scheut,
Wie trägt er die Notwendigkeit?”
 
So rufst du aus und blickst, mein strenger Freund,
Aus der Erfahrung sicherm Porte
Verwerfend hin auf alles, wes nur scheint.
Erschreckt von deinem ernsten Worte
Entflieht der Liebesgötter Schar,
Der Musen Spiel verstummt, es ruhn der Horen Tänze,
Still traurend nehmen ihre Kränze
Die Schwester-Göttingen vom schöngelockten Haar,
Apoll zerbricht die goldne Leier,
Und Hermes seinen Wunderstab
Des Traumes rosenfarbner Schleier
Fallt von des Lebens bleichem Antlitz ab,
Die Welt scheint was sie ist, ein Grab.
Von seinen Augen nimmt die zauberische Binde
Cytherens Sohn, die Liebe sieht,
Sie sieht in ihrem Götterkinde
Den Sterblichenm erschrickt und flieht,
Der Schönheit Jugendbild veraltet,
Auf deinen Lippen selbst erkaltet
Der Liebe Kuβ und in der Freunde Schwung
Ergreift dich die Versteinerung.”

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Bibliografia

Friedrich Schiller, “Poesie filosofiche”, traduzione e cura di Giovanna Pinna, testo originale a fronte, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2005;

Giovanni Reale, “Platone. Alla ricerca della sapienza segreta”, BUR Saggi, Milano 2005.

 

Note

[1]    BUR Saggi, Milano 2005.

[2]    Ibidem, p. 123.

[3]    Ibidem, p. 124.

 

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