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“Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno” di Domitilla Dardi e Bartolomeo Pietromarchi: la poliedricità di uno dei maestri del futurismo

“È motivo di grande orgoglio per il MAXXI aver portato a compimento un progetto, anzi, un sogno, a lungo accarezzato in molti ambienti culturali e istituzionali”. – Giovanna Melandri, presidente fondazione MAXXI

Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno
Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno

L’occasione di pubblicare Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno, volume di pregio che racconta l’avventura artistica di Giacomo Balla, è l’apertura al pubblico della sua casa di via Oslavia a Roma. Per celebrare un evento importante: la nascita, 150 anni or sono, di un artista che tanto ha dato al mondo dell’arte.

È un viaggio nel tempo quello proposto dal volume pubblicato da Marsilio editori in collaborazione con l’associazione MAXXI. Un viaggio esplorativo nel mondo di Giacomo Balla, figura di spicco delle avanguardie artistiche del Novecento.

Casa Balla è un progetto che ha visto la luce dopo un intenso lavoro organizzativo da parte di MAXXI in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma.

Polo museale importante, il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XIX secolo, è una fondazione gestita da Giovanna Melandri, la presidente, nella cui prefazione illustra l’importanza dell’evento dedicato a un artista dalla forza innovativa.

Curato da Domitilla Dardi e Bartolomeo Pietromarchi, Casa Balla è un’idea che prevede anche una mostra a tema ospitata nella Galleria 5 dello stesso MAXXI, la quale presenta opere ideate e create per l’occasione da creativi e designer di livello internazionale che si rifanno a Balla e alle sue suggestioni. Opere, che vanno oltre la stagione artistica in cui sono stati realizzati, in un confronto quanto mai proficuo ed esclusivo, da cui si evince la poliedricità del maestro del futurismo.

“L’ambiente domestico diventa così una fucina permanente di produzioni di artefatti che, insieme alle figlie Luce ed Elica continuerà a perpetrare l’estetica futurista ben oltre la scomparsa del suo autore nel 1958”. – Bartolomeo Pietromarchi, direttore MAXXI ARTE

L’apertura di Casa Balla si apre sul privato dell’artista, il luogo dove ha vissuto con la moglie e le figlie dalla fine degli anni Venti fino alla sua morte. Schiudendosi anche come uno scrigno prezioso, perché custode dell’ampia produzione realizzata da Balla, e offrendo ai visitatori l’opportunità di conoscere nel dettaglio le sue opere che hanno preso forma concreta negli arredi e in tutto ciò che fa di un alloggio un luogo conveniente ad accogliere una famiglia.

Casa Balla, a tutt’oggi, è un’abitazione affollata di oggetti d’arredamento che trovano posto accanto a quadri d’autore che, in uno scenario ricco e variegato e allestito per ospitare un pubblico eterogeneo e curioso, svelano la quotidianità dell’artista vissuta in totale sinergia con la sua professione.

Giacomo Balla - Luce ed Elica Balla - 1932 - Casa Balla
Giacomo Balla – Luce ed Elica Balla – 1932 – Casa Balla

Titolata a preservare i lavori del maestro e di Luce ed Elica, è grazie a visite guidate che la casa si apre al visitatore promettendo fin da subito una conoscenza esaustiva delle opere che rivelano la sua inesauribile creatività.

Protetta dal 2004 da un vincolo di tutela, soltanto oggi, dopo un lavoro di attento controllo per metterla in sicurezza, è stato possibile predisporre la casa e renderla fruibile agli amanti dell’arte restituendole per la prima volta l’identità di laboratorio creativo.

Ed è grazie a una capillare organizzazione che la casa si palesa come artificio per apprezzare la grandezza di un’artista dalle straordinarie intuizioni. Soprattutto quelle legate all’impianto del futurismo di cui fu un illustre esponente.

Secondo Giacomo Balla il futurismo non poteva essere espressione soltanto una nuova idea di estetica fine a se stessa, ma doveva includere dei tecnicismi idonei a manifestarsi anche nell’arte e non solo attraverso la letteratura, suo punto di partenza.

Sebbene il futurismo nasca come movimento letterario dalle premesse teoriche del poeta Marinetti, che con i suoi esercizi di scrittura propugna l’uso del verso libero, il futurismo approda poi verso il mondo dell’arte. Perché, oltre a suffragare la dimensione verbale, il Marinetti è anche autore di una dimensione visiva del futurismo, dalle maggiori possibilità di affermarsi rispetto a quella letteraria. Coinvolgendo nelle sue concezioni anche pittori e scultori: Boccioni, Carrà, Russolo e Balla fra questi. Che si rifanno a varie fonti per dare impulso alla loro creatività.

In pittura rifiutano la prospettiva tradizionale a favore del dinamismo di un oggetto nello spazio, e per averne una visione simultanea teorizzano la moltiplicazione dei punti di vista accostati all’uso di tonalità forti e contrastanti fra loro, al fine di accentuare la sensazione di continuità del movimento del dipinto.

“La mostra si presenta dunque come un susseguirsi di interventi artistici molto diversi tra loro, ma che insieme testimoniano una vicinanza non solo estetica quanto, in particolar modo, di attitudine con l’universo futurista di Balla”. – Bartolomeo Pietromarchi, direttore di MAXXI

Nato a Torino nel 1871, Giacomo Balla elegge Roma a suo luogo di vita, di formazione e lavoro, città in cui si spegne nel 1958.

Attratto fin da bambino dalla luce e dal movimento, la sua formazione ha inizio presso l’Accademia Albertina, per seguire poi un percorso universitario che lo porta a entrare in contatto con Pellizza da Volpedo e con le tecniche divisioniste, dedicandosi a temi di carattere sociale.

È il 1895 quando si sposta a Roma continuando la sua ricerca che prevedeva lo studio degli effetti della luce sulla tela. Luce e movimento sono i due cardini su ci poggia l’indagine di Balla che scompone la luce in funzione dei colori da un punto di vista dinamico, a dimostrazione di quanto l’arte sia frutto di una ricerca costante e non solo di creatività e impulso.

Casa Balla - Camera di Elica - Photo by M3Studio
Casa Balla – Camera di Elica – Photo by M3Studio

L’approccio alla corrente futurista lo vede essere un esponente di rilievo, per distaccarsene poi e intraprendere un cammino di ricerca artistica delineato da una concezione innovativa delle sue espressioni.

Trascorso un anno dall’uscita del Manifesto del futurismo (1909) Giacomo Balla aderisce abbandonando il figurativismo e dedicandosi a immagini sempre più astratte per rendere in modo sintetico il moto, come se spazio e tempo potessero fondersi ed essere trasposti sulla tela.

Per Balla il dinamismo futurista è un continuo ricreare, principio da rintracciarsi all’interno della sua casa che assume il ruolo di un’officina, dove oggetti di uso quotidiano vengono adattati in funzione della sua sensibilità artistica: tavolini, scaffali, cavalletti, piatti, piastrelle trovano spazio accanto a quadri, disegni e sculture. A dimostrazione dell’artista eclettico che Balla è stato e in quanto rappresentante di un’arte non tradizionale.

Arte, moda, letteratura o musica che siano, Balla sostiene in toto l’estetica futurista: i suoi idoli diventano la velocità e il movimento in ogni loro manifestazione; dipingendo una sorta di fotogrammi in successione il suo dinamismo trova ispirazione nella tecnica cinematografica.

Ma per tornare a Casa Balla, è in una singolare ‘processione’: dal corridoio al soggiorno e poi alla suggestiva stanza da bagno, che si possono apprezzare le performance dell’artista esibite in ogni angolo dell’abitazione.

Esempi di un’inesauribile creatività in cui ha coinvolto l’intera famiglia; che hanno fatto di una casa borghese, grazie ad un originale imprinting artistico, un laboratorio di sperimentazione allestito con pareti e porte dipinte, mobili e suppellettili decorati, oggetti auto costruiti, sculture e abiti disegnati e cuciti in casa. Apparentemente sono manufatti d’arte povera, con materiale riciclato in taluni casi, ma ricchi di un estro artistico unico.

Lavori scaturiti da un’insaziabile immaginazione tali da infondere alla casa luminosità, colore e dinamismo, principi su cui poggiano le idee formulate nel Manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel 1915, che dà inizio a una nuova stagione del futurismo.

“Come le vecchie botteghe rinascimentali e barocche, Casa Balla divenne anche quel luogo nevralgico-senza il quale non esisterebbero musei e gallerie-nel quale i segreti del mestiere si tramandano e l’esperienza diventa parte del futuro”. – Emanuele Trevi

Domitilla Dardi e Bartolomeo Pietromarchi - Casa Balla
Domitilla Dardi e Bartolomeo Pietromarchi – Casa Balla

Il volume, dal contenuto ampio e ricco di sollecitazioni artistiche che spalancano una porta sull’arte moderna, rappresenta un’esortazione ad apprezzare anche quegli aspetti del futurismo che possono essere poco accessibili al grande pubblico, ma che apre nuovi orizzonti su uno dei più influenti periodi del Novecento.

Volume che raccoglie in un insieme alquanto variegato disegni, bozzetti, oggetti d’arredo messi a confronto con opere di altri artisti, italiani e non, in una relazione quanto mai armonica, come si evince dal testo. E che rappresenta anche un tributo, peraltro doveroso, ad uno dei più significativi protagonisti del secolo XIX, che con le sue opere ha contribuito a imprimere una svolta epocale all’arte moderna.

L’auspicio, sia degli organizzatori come del pubblico è che Casa Balla possa diventare un riferimento permanente, uno spazio da poter visitare ripetutamente, in quanto espressione dell’anima del visionario che Giacomo Balla è stato.

“L’appartamento di via Oslavia non è più né un documento né un monumento, ma l’immagine evidente e tridimensionale della mente che l’ha abitata e nello stesso tempo immaginata”. – Emanuele Trevi

 

Written by Carolina Colombi

 

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