“Settlers” di Wyatt Rockefeller: un film sul processo artificiale del terraforming

“Non sappiamo da dove veniamo… Ci sono estranei nelle vicinanze? No, solo noi… Ho paura…

Settlers di Wyatt Rockefeller
Settlers di Wyatt Rockefeller

Presentato in concorso alla 21^ edizione del Trieste Science + Fiction Festival, il film Settlers realizzato dal regista Wyatt Rockefeller lo si può ascrivere al genere fantascientifico.

Anche se per rimandi evidenti lo si potrebbe collocare anche fra i film distopici e, grazie al tipo di ambientazione di cui godono le vicende narrate, un accostamento con le pellicole western è inevitabile.

“Non permetterò che ti succeda niente…” 

Un ibrido quindi, il film Settlers, il quale affonda le sue radici nelle vicende che appartengono a una famigliola fuggita dal pianeta Terra, in seguito a una guerra del tutto distruttiva, e approdata su Marte.

“Siamo molto fortunati ad avere questo posto…”

A inizio visione, lo spettatore è portato a chiedersi come possano i tre componenti del gruppo, genitori e figlioletta, sopravvivere su di un pianeta privo di ossigeno, dall’atmosfera rarefatta e con una temperatura media inferiore a quella della Terra.

Per rispondersi, poco dopo, con una spiegazione su cui la scienza dibatte riguardante l’esperimento del terraforming (terraformazione), il quale promette di ricreare le primordiali condizioni della Terra, al fine di rendere abitabile e perciò ospitale un luogo altrimenti senza possibilità di sopravvivenza.

Processo che artificialmente dovrebbe rendere abitabile un pianeta intervenendo sull’atmosfera, creandola o modificandone la composizione chimica, il terraforming ha lo scopo anche di sostenere un ecosistema. Ad oggi, però, la tecnologia non è ancora in grado di compiere tale processo.

“Non si scherza con la mia bambina…”

Settlers di Wyatt Rockefeller
Settlers di Wyatt Rockefeller

Lo spettatore dunque, dopo aver affrontato questo interrogativo, e aver fatto riferimento a tale procedimento scientifico, è portato ad apprezzare la visione di Settlers, film del tutto appetibile. Le cui vicende vedono la famigliola stabilirsi in un luogo impervio cercando di portare avanti fra difficoltà e timori il suo presente.

La più manifesta e giustificata delle paure è quella di possibili intrusioni da parte di estranei che possano ‘disturbare’ la loro quiete a lungo agognata.

Purtroppo il timore dell’ignoto prende forma concreta personificandosi in visitatori che raggiungono l’abitazione dei tre adattata a mo’ di ranch, del tutto simile a quella di certe location dei film western.

I nuovi arrivati dichiarano di essere possessori dell’appezzamento di terra dove si è stabilita la famiglia, e di esserne perciò i legittimi proprietari.

“Io so come rimettere tutto a posto e posso proteggervi…”

Cosa ovvia, fra i due gruppi nasce un conflitto che si risolve in maniera brutale, dove il sopravvissuto degli inaspettati ospiti, si stabilisce nell’abitazione dei residenti dichiarandosi disposto a convivere pacificamente. Anche se così non sarà.

“Questo posto non vi appartiene, era dei miei genitori. Io ci sono nato e voglio restarvi…”

Dopo una serie di scontri anche fisici, aiutata in questo da Steve, un piccolo robot con cui la bambina ha stabilito un rapporto di amicizia, Remmy rimane sola e decide di allontanarsi dal territorio che l’ha vista bambina.

“Te la cavi bene da sola, Remmy…”

Con un’eccellente interpretazione di tutti gli attori in scena, calati perfettamente nel loro ruolo, la pellicola mostra Remmy, ormai adulta, andare in cerca di un altrove di cui lo spettatore però non conosce la destinazione. Si conclude così, con un finale che lascia all’immaginazione dello spettatore trovare una conclusione, ponendosi delle domande sul destino a cui va incontro Remmy.

Settlers di Wyatt Rockefeller
Settlers di Wyatt Rockefeller

“I tuoi occhi mi riportano all’infanzia e alla mia casa…”

Suddiviso in più capitoli, ognuno destinato a tratteggiare un personaggio della narrazione filmica, Settlers è racconto di affetti e sentimenti traditi da una sorte affatto benevola.

In un’atmosfera, come già detto, simile a una pellicola western, sia per la solitudine in cui i personaggi sono immersi, i quali sembrano avvolti dal nulla, sia per il tipo di abitazione che accoglie i residenti: un ranch isolato in una prateria deserta ed esposta a possibili attacchi, lo spettatore gode di un film di assoluta intensità. Che lo porta a partecipare emotivamente alle vicende in cui, loro malgrado, sono coinvolti i primi arrivati sul territorio marziano.

“La Terra non è più come prima…”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

Info

Leggi il programma del Trieste Science 2021

 

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