“L’infinitamente poco” di Dominique Loreau: la filosofia giapponese che ci libera dalla sindrome dell’accumulo

“La molteplicità induce confusione e preoccupazioni. Il timore di perdere le cose opprime. Il valore degli oggetti dipende dalla loro rarità (anche di una vecchia tazza sbreccata)! E sapeste che libertà, che serenità, che sensazione di essere più autentici si conquistano quando si possiede pochissimo! La vita diventa più allegra, la mente si libera, il cuore si apre e non si teme più il cambiamento.”[1]

L'infinitamente poco di Dominique Loreau
L’infinitamente poco di Dominique Loreau

Dominique Loreau, giornalista e scrittrice, ci propone in questo libro una breve ma efficace sintesi su quanto ha appreso dalla cultura del Giappone (paese in cui risiede da vent’anni circa) riguardo al possedere in relazione alla tranquillità interiore, partendo da un assunto ben chiaro: il desiderio di possedere non conduce alla felicità, bensì al suo opposto.

Da qui, l’autrice fornisce a chi legge tutta una serie di consigli molto pratici per i vari aspetti della vita quotidiana, ad esempio quando si viaggia (bagaglio ultraleggero ma senza far mancare nulla di ciò che serve davvero) e per lo shopping (acquistare l’utile di qualità, senza spese superflue), per poi giungere ai bisogni della più stretta quotidianità, ossia il cibo, l’igiene personale e il vestire.

Ogni giorno della nostra vita, dall’alba al tramonto, noi con-su-mia-mo: elettricità, acqua, prodotti di bellezza, detersivi, alimenti, farmaci… Compiamo un’infinità di piccoli gesti talmente familiari che nemmeno ci accorgiamo di farli. Eppure sarebbe facilissimo, esaminandoli uno per uno, sprecare meno, intossicarsi meno (di prodotti industriali), sprecare meno[2].

Questo è il punto fondamentale, se vogliamo cambiare stile di vita e, prima di questo, se vogliamo dare una svolta decisiva al nostro orientamento mentale: esaminare con attenzione e scrupolosamente i nostri gesti quotidiani.

Ma non è tutto. La parte più importante, anzi imprescindibile, è ciò che noi pensiamo: come ci rapportiamo a noi stessi, alla nostra quotidianità, agli altri?

Come gestiamo il nostro tempo, i nostri impegni, le nostre energie? Anche e soprattutto lì, lo spreco è dietro l’angolo: perché spesse volte vogliamo fare più di quello che saremmo in grado di portare a termine fruttuosamente? Oppure perché ci sono impegni che cerchiamo di procrastinare indefinitamente?

Tutto sta nella consapevole gestione dell’energia e della concentrazione: “I discepoli dello zen lavorano in silenzio su se stessi, cominciando da piccole cose, apparentemente banali, ma che loro prendono molto seriamente. È la condizione sine qua non per affrontare gli impegni più onerosi. […] Questi minuscoli atti di disciplina interiore impediscono alla mente di dover sempre lottare contro la propria inerzia[3].

In una società così rumorosa, in cui tutti sembrano avere qualcosa da dire (molti parlando in maniera eccessiva e a sproposito) o da gridare, anche e soprattutto sulle piattaforme social, l’attenzione e la sobrietà non possono non coinvolgere anche le parole, i gesti e i sentimenti, ossia la sfera espressivo-relazionale.

In tutto ciò un posto fondamentale è occupato dall’ascolto:Chi sa ascoltare è come uno specchio per gli altri, blocca i propri pensieri per concentrarsi su quelli dell’interlocutore. In questo modo chi ascolta dà all’altro lo spazio per essere: è il dono più prezioso che gli si possa fare[4].

Vi è, nella cultura occidentale, una sorta di horror vacui: tutto deve essere riempito, deve essere lasciato meno spazio inutilizzato possibile, meno silenzio possibile, meno spazio (e tempo) possibile da dedicare a se stessi e alla propria tranquillità interiore.

Il risultato di tutto ciò è che non si medita a sufficienza e non si riflette su se stessi e su ciò che è veramente importante, a cominciare dalle priorità della nostra vita.

Che cosa ha da dirci, dunque, Dominique Loreau?

Dominique Loreau
Dominique Loreau

Scegliere la semplicità, la sobrietà per giungere così all’essenziale, il che significa riflettere, anzitutto, su cosa è veramente utile per la nostra quotidianità e, ad un livello sempre più profondo ed interiore (ed è il percorso che Loreau segue in questo libro), chiedersi non tanto che cosa manca per raggiungere la serenità interiore, quanto piuttosto che cosa bisognerebbe togliere di ciò che è di troppo e appesantisce la mente, con inevitabili ripercussioni sul nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.

Potrebbe sembrare semplice, ma non lo è: sarà tanto più difficile quanto più si è assuefatti a questa società del “troppo”. Si tratta di un allenamento che giorno dopo giorno, gradino dopo gradino, viene portato avanti.

Citando, all’inizio di questa recensione, l’incipit del libro di Loreau, è inevitabile che il pensiero corra alla filosofia occidentale antica: parecchi filosofi greci e romani hanno indicato la via della semplicità di vita come l’unica possibile per la corretta formazione dell’individuo e, non di meno, per la sua felicità.

Ecco dunque un fecondo punto di contatto e di dialogo tra Oriente e Occidente, che ha al centro una tematica sempre attuale nella sua inesauribilità, vale a dire la serenità dell’individuo, in se stesso, con se stesso, con gli altri.

L’autrice, adottando uno stile sobrio ed efficace, in piena coerenza con quanto esposto nel suo libro, ci dona un percorso di vita molto pratico e totalmente condivisibile (nonché, soprattutto, praticabile da chiunque), non limitandosi a poche formule generali, ma cercando di coinvolgere nella sua esposizione quanti più aspetti possibile della vita quotidiana di una persona, per poi dirigersi gradualmente nella sfera del pensiero e del sentire individuali.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Bibliografia

Dominique Loreau, “L’infinitamente poco. La filosofia giapponese che ci libera dalla sindrome dell’accumulo”, Antonio Vallardi Editore, Milano, 2016

 

Note

[1]    Dominique Loreau, “L’infinitamente poco. La filosofia giapponese che ci libera dalla sindrome dell’accumulo”, Antonio Vallardi Editore, Milano 2016, p.13.

[2]    Ivi, p. 41.

[3]    Ivi, pp. 85-86.

[4]    Ivi, p. 110.

 

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