“Musa e getta” curato da Arianna Ninchi e Silvia Siravo: l’emancipazione intelligente ed il concetto di libertà

“Non ho paura, dovrei averla, lui è capace di tutto e mi odia, ma non ce l’ho. Ho un compito e lo porterò a termine. Lenin me l’ha affidato e Stalin non riuscirà a fermarmi. Non vedo come possa farlo…” – Ritanna Armeni

Musa e getta di Arianna Ninchi e Silvia Siravo
Musa e getta di Arianna Ninchi e Silvia Siravo

Espressione obsoleta e banale quella che recita ‘dietro a un grande uomo c’è una grande donna’, anche se ancora in uso frequente, che non trova però corrispondenza nel contenuto del libro Musa e getta pubblicato nel 2021 da Ponte Alle Grazie edizioni, e curato da Arianna Ninchi e Silvia Siravo.

Titolo significativo, Musa e getta, anche se oltremodo singolare, per un testo che offre al lettore, più probabilmente alla lettrice, una rassegna della vita di donne il cui contributo ha lasciato un’impronta significativa nel processo evolutivo rivolto al mondo femminile.

Narrazione in cui si racconta di figure che hanno ispirato artisti, pittori, musicisti, scrittori e filosofi e che, in alcuni casi sono state ‘gettate via’, o meglio silenziate, oppure oscurate dalle personalità dirompenti dei loro compagni. O ancora, dimenticate dal tempo in un oblio difficile da dissotterrare.

“Non sta a noi dire cosa sia questo libro, che è stato soprattutto occasione di scambi spesso illuminanti e di amicizie sempre succose…” – Arianna Ninchi, Silvia Siravo

Nato da un progetto delle due curatrici, Musa e getta è libro che si sviluppa in un racconto alquanto variegato, data la molteplicità dei profili tratteggiati. Che avrà una trasposizione teatrale: da ricordare che la Ninchi e la Siravo si occupano di teatro.

Ma perché le protagoniste di Musa e getta vengono definite muse?

Innanzitutto per il ruolo di muse ispiratrici da loro ricoperto; inoltre, perché tutte donne pregne di un’identità strutturata.

“Mancano all’appello così tante muse tra quelle nel tempo pensate che, in noi che amiamo sognare, germoglia anche il sogno di un secondo volume…” – Arianna Ninchi, Silvia Siravo

Nel testo, a essere considerate sono 16 donne, e 16 le autrici che si sono impegnate a tratteggiarne un profilo dettagliato e quanto mai corrispondente al vero. Al fine di dar voce a esponenti femminili il cui apporto è stato fonte di arricchimento per l’universo femminile.

Personalità forti, in certi casi, altre volte meno; tutte comunque rivisitate attraverso una prospettiva inedita, che rende maggiormente interessante il loro vissuto in condivisione con i loro compagni di vita o di lavoro, di cui sono state motivo di ispirazione.

Alcune fanno ormai parte del passato; altre, poche per la verità, sono partecipi del presente.

“Non abbiamo rivendicazioni da fare, se non la volontà di far conoscere un’altra versione della Storia, delle storie. Ma per un momento delle nostre vite il teatro e l’editoria sono stati, insieme e in diversa misura, le nostre case” – Silvia Siravo, Arianna Ninchi

Per dare conto di donne che hanno contribuito a cambiare il concetto di parità di genere è opportuno citare tutte le figure femminili comprese nel libro; ma, per opportunità di spazio, è stato d’obbligo destinare nello scritto un posto di maggior rilievo ad alcune, rispetto ad altre.

Nadia Krupskaja
Nadia Krupskaja

A dare il via a una narrazione tutta al femminile è Ritanna Armeni, volto televisivo e giornalista di indiscutibile spessore professionale. La protagonista del suo racconto è Nadia Krupskaja (1869-1939), pedagoga e teorica del modello di istruzione sovietico e moglie del leader comunista Vladimir Lenin. Racconto in cui la giornalista sviscera fatti pubblici e privati di Nadia. Il suo legame con Lenin, nello specifico. Piuttosto tortuoso in quanto l’uomo non era legato solo a Nadia, ma nella sua vita privata c’era anche la presenza di un’altra donna. Anche se Nadia, innamorata del proprio marito, ha soffocato risentimento e gelosia in nome dell’affetto che nutriva per lui.

“Io sono rimasta al suo fianco. Ho continuato a preparare le pezze con acqua calda e fredda per i suoi mal di testa, la cena ogni sera, il tè caldo…” – Ritanna Armeni

Maria Callas (1923-1977), ‘la divina’. È stata un’artista di levatura internazionale raccontata da Angela Bubba. Diva per eccellenza, diventata una leggenda per le sue doti canore, oltre ad essere un eccellente soprano ha animato le cronache mondane per aver intrecciato una storia sentimentale con l’armatore greco Aristotele Onassis.

Nel racconto la Bubba dà spazio all’incontro della Callas con Pier Paolo Pasolini durante la rappresentazione della Medea.

“Pier Paolo vide Maria tra le rocce. Stava ammirando il panorama quando notò il profilo scivolare tra le pietre. Ebbe l’impulso di chiamarla, ma tacque…” – Angela Bubba

A seguire, Amanda Lear (1939), modello di donna dal fascino androgino e personaggio televisivo che spicca per aver richiamato voci divergenti sulla sua appartenenza sessuale. A parlare di Amanda è Maria Grazia Calandrone che dà conto del ruolo che il personaggio ha occupato nella vita di Pablo Picasso, riferimento fra i più importanti della pittura del XX secolo.

“È mattina, Amanda è sola, in piedi, in una veranda molto luminosa, arredata con divani, poltrone e un grande cavalletto per dipingere col dipinto di un nudo femminile azzurro con estintori, probabilmente una Giovanna d’Arco completata a metà…” – Maria Grazia Calandrone

La scrittrice americana Pamela des Barres (1948), protagonista del mondo del rock negli anni a cavallo fra i sessanta e i settanta, è raccontata da Elisa Casseri che ne ha tratteggiato un disegno quanto mai curioso.

“Sono strafatta, ok, ma mi ricordo bene di essere nata nel 1948: quindi, a meno che non sia stata la mescalina a farmi viaggiare indietro nel tempo, posso dire senza ombra di dubbio di essere lontana dalla guerra di secessione…” – Elisa Casseri

Rappresentante della beat generation è stata Alene Lee (1931-1991), scrittrice afroamericana, compagna di Jack Kerouac e principale esponente della beat generation; la Lee, descritta da Claudia Durasanti, è stata sostanziale fonte di ispirazione per lo scrittore Jack Kerouac.

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne

A seguire, Jeanne Hébuterne (1898-1920), modella e pittrice, ricordata soprattutto per essere stata la compagna del grande Amedeo Modigliani; fedele a lui fino alla fine, tanto da sacrificare la propria vita per seguirlo oltre la morte. A raccontare di questa figura di donna è Ilaria Gaspari.

Lou Andreas-Salomè (1861-1937), scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa, fu fondamentale fonte di ispirazione per Friedrich Nietzsche, soprattutto per la realizzazione della sua opera Così parlò Zarathustra.  A illustrarne la personalità è Lisa Ginzburg.

“Sono in treno, al momento di salirci su Lou ha notato la lamiera del vagone, il verde acido scolorito e le grandi chiazze di ruggine in corrispondenza delle ruote motrici. Nello scompartimento stanno seduti uno di fronte all’altra – accasciati, più che seduti, Rainer specialmente, sprofondato sul sedile che è di pelle scuoiata liscia, scivolosa al tatto…” – Lisa Ginzburg

Rosalind Franklin (1920-1958), scienziata, il cui contributo è stato indispensabile per l’identificazione del DNA. E ciò, grazie a una serie di scatti fotografici per svelare il segreto nascosto nei geni, che le sono stati sottratti poi da colleghi maschi attribuendosi il merito della scoperta. E il cui conseguente riconoscimento è stato motivo di Premio Nobel. Morta in giovane età, è stata una delle donne silenziate e relegate in un limbo. Da cui è stata recuperata grazie a Chiara Lalli.

Che dire di Zelda Fitzgerald (1900-1948), nota soprattutto per aver occupato un posto importante nella vita di Francis Scott Fitzgerald?

Anch’essa pubblicista e scrittrice è da considerarsi un’icona femminista e protagonista dei ruggenti anni ’20. Morta, purtroppo, in maniera crudele nell’incendio della casa di cura dove era ricoverata. A raccontare di Zelda è Cristina Marconi.

“In Francia incontrano tante persone, si abbronzano in spiaggia, si divertono. Arrivano Hemingway e la sua prima moglie, con Zelda si odiano, nel gioco di specchi tra machismo, omosessualità e androginia le antipatie si accendono…” – Cristina Marconi

Dora Maar (1907-1997), che nell’immaginario comune è affiancata a Pablo Picasso, di cui è stata musa ispiratrice e amante, nonostante sia sempre rimasta un passo indietro rispetto a lui. Tuttavia, fu anch’essa un’artista eccellente, una persona socialmente impegnata, ma che è rimasta in ombra rispetto al grande esponente del cubismo. A dare conto della vita di Dora è Anna Siccardi.

Sabina Spielrein (1885-1942), è da ricordarsi come una delle prime donne a esercitare la professione di psicanalista. Allieva di Carl Gustav Jung il suo percorso di vita e professionale fu piuttosto sofferto. Ma grazie ad esso costruì la sua professione, raccontata da Laura Pugno.

Regine Olsen
Regine Olsen

Compagna di Søren Kierkegaard, Regine Olsen (1822-1904), fu molto vicina al filosofo, e fu per lui motivo di ispirazione, nonostante il loro legame venne a interrompersi. Kierkegaard, a causa della presenza di Regine accanto a lui, si racconta non fosse in grado di gestire la propria attività di scrittore. È Veronica Raimo a raccontare di Regine.

Luisa Baccara (1892-1985), amante di Gabriele D’Annunzio, fu un’eccellente pianista e una delle muse del Vate. Portò con sé un segreto che non è mai stato svelato. Ovvero, la caduta di D’Annunzio da una finestra, di cui mai si seppe se ne fosse stata la responsabile. A riferire i fatti di cui è stata protagonista è Tea Ranno.

Kate Moss (1974), icona della moda, è stata una top model di fama, nonostante le sue abitudini di far uso di droghe; grazie allo stilista Calvin Klein, che le affidò una campagna pubblicitaria trasgressiva, è salita alla ribalta internazionale. A descrivere Kate è Chiara Tagliaferri.

Musa ispiratrice di Edouard Manet è stata Laure, modella caraibica trapiantata a Parigi.

Nell’Olympia di Manet del 1863 è la cameriera nera che offre un mazzo di fiori alla figura di donna bianca; ed è raccontata da Igiaba Scego.

Kiki de Montparnasse (1901-1953), cantante e modella francese, è stata una vivace rappresentante dei ruggenti anni ’20. Il suo rapporto con il fotografo Man Ray dominato dalla passione fu alquanto burrascoso. A descriverla è Lorenza Pieri.

“Gratitudine profonda va alle meravigliose scrittrici che, con entusiasmo e passione, hanno abbracciato l’idea di Musa e getta…” – Silvia Siravo, Arianna Ninchi

In una carrellata di figure femminili, tutte avvincenti, tratteggiate egregiamente dalle autrici, Musa e getta emerge come un testo di assoluta validità editoriale e dal pregio, innanzitutto, di rendere giustizia a donne spesso dimenticate.

Ed è con pennellate dai colori accesi, che le autrici hanno riportato alla memoria l’importanza testimoniale di cui le muse sono state protagoniste. Illustrandone il vissuto al fine di farle conoscere al meglio, lì dove ce ne fosse stato bisogno.

In conclusione, Musa e getta, lo si può definire un testo di approfondimento sul mondo delle donne.

Un testo da cui poter trarre ispirazione, così come le figure di cui si racconta sono state per i loro compagni, quale modello di emancipazione per affrancarsi da pregiudizi o stereotipi di genere.

Arianna Ninchi e Silvia Siravo
Arianna Ninchi e Silvia Siravo

Un modello per un percorso evolutivo, importante soprattutto per le nuove generazioni, coefficiente capace di indicare loro una strada verso l’indipendenza. Che non dovrebbe essere una forma di evoluzione in nome di pericolose e dannose trasgressioni, quale può essere l’uso di droghe o alcol, o ancora comportamenti sessuali estremi. Ma che dovrebbe essere una forma di ‘emancipazione intelligente’, che non faccia cadere le giovani nelle trappole di falsi idoli che le possano fuorviare da un percorso di emancipazione vera. Non atteggiamenti effimeri, dunque, che nulla hanno a che fare con un ampio concetto di libertà.

“Le curatrici ringraziano Ponte alle Grazie, per aver creduto in loro e puntato su questo progetto.” 

 

Written by Carolina Colombi

 

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