Intervista di Emma Fenu ad Antonello Colledachinse: Barnasants, Festival della Canzone d’Autore ad Alghero

“La musica è la lingua dello spirito. La sua segreta corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l’anima di colui che ascolta.” Khalil Gibran

Antonello Colledanchise
Antonello Colledanchise

Sotto il cielo di Alghero brillano le stelle dei cantautori, voce e anima nella lingua antica delle madri e dei padri, melodie preziose e parole poetiche percorrono anni e ricordi.

Tradizione e interpretazione personale, storia di un popolo e vita vissuta: gli spettatori saranno coinvolti in un’atmosfera senza tempo, in cui volare fra le note.

Si conclude domenica 4 luglio, dalle ore 20:00, al Quarter di Alghero, “Barnasants”, il Festival Internazionale della Canzone d’Autore.

Ho intervistato per Oubliette Magazine Antonello Colledanchise, autore e cantante algherese da quasi 50 anni, che si esibirà nel Concerto finale.

 

E.F.: In cosa consiste l’evento Barnasants?

Antonello Colledanchise: Si tratta di Barnasants, Festival della canzone d’autore, organizzato da La Plataforma per la llengua. Si è iniziato il 2 luglio con Les Kol.lontai e Yasmin Bradi; sabato 3 la scena è stata della cantante Silvia Comes e di Claudio Sanna col Rall grup.

Domenica 4 si chiude con un trio di cantautori: due algheresi ed uno catalano: Paolo Dessì, il sottoscritto e il catalano Marcel Pich.

 

E.F.: Come nasce la vostra unione artistica?  

Antonello Colledanchise: Credo che gli organizzatori abbiano trovato nella sensibilità artistica e poetica il comune denominatore dei tre cantautori: Paolo Dessì, ex insegnante di Scuola Media, presenterà una selezione di brani da lui composti da oltre 50 anni a questa parte. Gran parte delle sue canzoni nascono dai testi dell’algherese Antonio Coronzu musicati dallo stesso Dessì. Sarò poi io ad eseguire una scelta di brani da me scritti dal 1972 ad oggi. In questa breve storia musicale sarò accompagnato da Raffaele Podda alla fisarmonica, da Riccardo Moni alla chitarra classica e da Susanna Carboni al clarinetto.  Infine, chiuderà la serata il cantautore catalano Marcel Pich, che eseguirà una selezione di brani del cantante, attore e poeta Guillem d’Efak.

 

E.F.: Che cosa vi racconta la musica e cosa raccontate attraverso di essa?

Marcel Pich - Paolo Dessì - Antonello Colledanchise - Barnasants a l’Alguer
Marcel Pich – Paolo Dessì – Antonello Colledanchise – Barnasants a l’Alguer

Antonello Colledanchise: Personalmente ricordo di aver sempre scritto canzoni, sin da bambino. Dal 1972 ho iniziato a scrivere anche in algherese, la lingua che ho imparato da mia madre e dalla mia famiglia materna. Le mie canzoni forse rappresentano una parte della mia vita descrivendo, in qualche modo, una autobiografia poetica. La canzone è costituita da due arti: ha insieme testo poetico e musica. E ciascuna delle due racconta un aspetto intimo, psicologico, ciascuna con la propria sintassi e con le proprie modalità.

 

E.F.: Si può vivere di musica e non si finisce mai di sentirsi “ragazzi”: cosa vedi nel futuro?

Antonello Colledanchise: Nel futuro credo che sia importante, per me e per tutti, non perdere la poesia delle parole e della musica: sono forse il modo migliore per condividere esperienze ed emozioni.

 

Written by Emma Fenu

 

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