Poesia classica latina #1: Ennio, il poeta dei tre cuori

“Intanto il candido sole si ritirò nelle infere regioni della notte.
Poi la luce scintillante, spinta fuori dal cielo, si consegnò ai raggi
e subito in alto un uccello bellissimo sfrecciò
in volo da sinistra. […]” – “Annales”

Poesia classica latina - Ennio
Poesia classica latina – Ennio

I latini, per indicare la poesia, utilizzavano il termine “carmen” di etimologia molto antica connessa al verbo “cano” con il significato di “cantare”. Al plurale, “carmina”, la parola raggruppava non solo le poesie ma una grande quantità di tipologie di testi come le leggi, gli incantamenti, le formule di giuramento, le preghiere, i precetti, gli oracoli. Dunque, sia una preghiera al dio Mercurio sia una legge delle Dodici Tavole erano un canto, dei carmina. Dalla poesia alle leggi, i latini utilizzavano “carmen” per qualsiasi testo che non fosse di uso colloquiale e quotidiano, testi che dovevano preservarsi nella memoria e perdurare nel tempo. Se vogliamo, poi, concretizzare questo assunto bisogna prender per vero che l’essere umano per poter “inventare” una legge o una poesia necessita dell’ascolto del canto che ode durante l’atto del pensiero. È l’Io che crea o piuttosto l’Io sa ascoltare il canto dell’Anima?

Quinto Ennio (in latino: Quintus Ennius) è stato definito il padre della letteratura latina, poeta, drammaturgo e scrittore in tre lingue (i suoi tre cuori, “tria corda”): greco, latino ed osco. Nacque il 16 luglio del 239 a.C. a Rudiae, antica città messapica che oggi viene identificata all’interno del comune di Lecce, e morì a Roma l’8 ottobre del 169 a.C.

Ennio poté, dunque, crescere in una zona nella quale conviveva la cultura greca, la cultura indigena (osca) e la cultura degli occupanti: i latini. Questa condizione lo portò a diventare un grande mediatore culturale ed ebbe modo, durante la sua vita, di confrontarsi sempre con il mondo greco.

Caduta da somma fortuna, del tuo sostegno, Ettore, privata,
quale soccorso invocare o cercare? Ora su quale
conforto d’esilio, su quale fuga posso contare?
Della rocca, della città sono priva: dove giungere,
dove inginocchiarmi?
A me in patria più si ergono gli altari paterni:
giacciono infranti e distrutti,
arsi dalla fiamma i templi, bruciate si levano le alte pareti
deformi, con le travi contorte.– “Andromaca prigioniera”

Il poeta di Rudiae militò in Sardegna durante la Seconda guerra punica dove conobbe il politico, generale e scrittore Catone il Censore (Tusculum, 234 a.C. circa – Roma, 149 a.C.) divenendone grande amico. Fu proprio Catone nel 204 a.C. a portare Ennio a Roma, ove poté entrare nelle grazie e protezione di uomini illustri come Scipione l’Africano (Roma, 236 a.C. – Liternum, 183 a.C.) appartenente alla gens Cornelia. Poco dopo il rapporto amicale fra Catone ed Ennio si interruppe proprio per l’apertura mostrata verso le altre culture, quella greca in primis.

Ennio coltivò i più svariati generi letterari, è ricordato soprattutto per gli “Annales”, un poema epico strutturato in 18 libri che racconta la storia di Roma con lo schema anno per anno, dalle origini al 171 a.C.

Allora con grande cura, bramosi
del regno, si impegnarono a trarre gli auspici e gli auguri.
Remo siede a trarre auspici sul colle Murco
e aspetta in solitudine il presagio propizio. Ma il bel Romolo
scruta il cielo sull’alto Aventino osservando la stirpe dei volatili.
Disputavano se chiamare la città Roma o Remora.
Tutti i compagni sono ansiosi di sapere chi avrà il potere supremo. […]
[…] Non appena si levò l’aureo sole,
ecco che calano dal cielo dodici uccelli
sacri nel corpo e si portano sui luoghi alti e belli.
Di qui Romolo vede che per questo auspicio spettano a lui
In proprietà lo scranno regale e il territorio.” – “Annales”

Quinto Ennio
Quinto Ennio

Ennio inaugurò un genere letterario all’interno del poemetto didascalico di tipo parodistico: le Ghiottonerie (in latino Hedyphagetica, composto di hedy- (dolce) e phag- (mangiare)), una sorta di guida gastronomica che metteva in rilievo l’importanza delle abitudini alimentari per comprendere le civiltà diverse dalla propria. Ennio acquisì molte conoscenze durante i suoi viaggi ma è anche certo che avesse un occhio volto alla ricerca di differenze tra i popoli.

A Brindisi c’è un buon sargo, se è bello e grosso, compralo lì.
Devi sapere che il miglior pesce-cinghialino si trova a Taranto.
A Sorrento vedi di comprare l’elope, e a Cuma il glauco.
Come ho fatto a dimenticarmi dello scaro, che è quasi il cervello di Giove sommo?– “Ghiottonerie”

A Roma, Ennio visse tra uomini di grande cultura e fu molto ammirato, infatti una sua statua poggia sulla via Appia nella tomba degli Scipioni. Fu colui che introdusse l’esametro nella poesia romana ed inventò anche un genere letterario che ebbe molta fortuna, la satira, che poi fu coltivato con passione da Lucilio ed Orazio.

Fu così declamato dai mortali da sentirsi una reincarnazione di Omero. Certo non poteva prevedere l’arrivo di Publio Virgilio Marone (15 ottobre 70 a.C. – Brindisi, 21 settembre 19 a.C.) che con il suo poema “Eneide” oscurò la fama di Ennio, ma non del tutto visto che noi ancora oggi possiamo leggere e commentare i suoi scritti, così da rendere veritiero un suo epigramma:

Ecco, o cittadini, i tratti dell’effigie del vecchio Ennio:
costui le massime gesta cantò dei vostri padri.
Nessuno mi onori di lacrime, né il mio funerale
pianga. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini.– Epigramma

 

Written by Alessia Mocci

 

Info

In foto: particolare del dipinto “Il poeta Tibullo” del pittore Lawrence Alma-Tadema, del 1866.

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