“Berlinguer e il diavolo” di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio: i segreti di Botteghe Oscure dall’oro di Stalin al petrolio di Gorbaciov

“Ma chi era il Diavolo? Più un principio che una persona fisica, la cui funzione non si esauriva in un solo nome. Era colui che, da Mosca, autorizzava il fiume di denaro destinato ai ‘partiti fratelli’ sotto forma di: dollari, rubli, gioielli, protezioni…”

Berlinguer e il diavolo di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio
Berlinguer e il diavolo di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio

Sviluppato in 7 capitoli e scritto a quattro mani da Francesco Bigazzi e Dario Fertilio, Berlinguer e il diavolo è un saggio storico pubblicato nel 2020 da Paesi edizioni.

A 100 anni dalla fondazione del Partito comunista italiano, Livorno 1921, in un percorso che sviscera fatti documentati ed episodi che appartengono a un passato neppure troppo lontano, gli autori ripercorrono il cammino della sinistra italiana soffermandosi sui rapporti che hanno visto l’Italia intrecciare il suo destino all’Unione Sovietica.

“Prima, molto prima che Berlinguer ascendesse alla segreteria del Pci, Belzebù c’era. Anzi, occupava saldamente il suo posto quando il futuro capo del Pci non era ancora venuto al mondo”.

Come la storia insegna, trascorso un arco temporale di circa 50 anni, gli accadimenti del passato si possono narrare in maniera più obiettiva, senza timore di essere tacciati di partigianeria o di contrapposizione ideologica ai fatti. Ed è ciò che hanno fatto Fertilio e Bigazzi, grazie all’approfondimento di quel pezzo di storia che si dispiega dal 1950 al 1991.

Riportando, senza alcuna reticenza, dei legami economici, rimasti inesplorati per molto tempo, intessuti dal Partito comunista italiano con quello sovietico.

Il filo conduttore che attraversa il saggio in maniera inequivocabile è riferire ai lettori del ‘fiume di denaro’ che, proveniente dall’Urss, raggiungeva l’Italia.

Fenomeno di ampia portata, era frutto di una campagna di alleanze stabilite fra il paese Italia e il suo ‘fratello maggiore’, che trova giustificazione con motivazioni squisitamente di potere.

Ma quale era la destinazione dei finanziamenti arrivati a Botteghe Oscure, storica sede del PCI nella capitale, e definito dagli autori come luogo dell’occulto?

I capitali, da considerarsi una sorta di assistenza per i paesi considerati compagni, erano spesso impiegati per finanziare attività, fra le più svariate, del Partito comunista italiano.

Dare sostegno alle campagne elettorali, per esempio, o ancora, sostenere gli organi di stampa comunisti, supportare le feste dell’unità; ma anche finanziare attività poco cristalline o addirittura non lecite che potevano essere traffico di armamenti come operazioni di spionaggio presenti sul territorio italiano.

Tutto ciò accadeva fino al momento in cui sullo scenario politico della sinistra interveniva un elemento di disturbo. Rappresentato dalla figura di un uomo lungimirante e di ampia capacità politica. Si trattava di Enrico Berlinguer, persona dal volto nuovo, nominato alla segreteria generale del Pci nel 1972.

Segretario e politico equilibrato, Enrico Berlinguer verrà in seguito etichettato come un visionario, perché votato a dare una veste nuova alla sinistra italiana, incarnata all’epoca soprattutto dal Pci, con l’intenzione di collocarla nell’ambito europeo come una realtà pronta ad affrancarsi dal comunismo sovietico.

Berlinguer intuiva che, il fenomeno definito ‘eurocomunismo’, espressione che lui ha fatto propria, avrebbe dovuto dar vita a una nuova formazione politica, una sorta di partito comunista all’occidentale con legami anche con il terzo mondo. Ma l’idea del cambiamento segnava uno spartiacque di non facile realizzazione, visti i difficili presupposti di emanciparsi da Mosca, che provocava diatribe e circostanze problematiche, sia all’interno del suo stesso partito sia con le altre forze politiche italiane.

Come riportato nel saggio, nelle stanze del potere sovietico l’espressione ‘eurocomunismo’ sarà parecchio dileggiata, e definita ‘eurocretinata’.

Era dunque il 1972 quando Enrico Berlinguer prendeva in mano le sorti del Pci, per restarvi fino al 1984, anno della sua scomparsa perché colpito da ictus durante un’adunanza di partito.

La sua permanenza alla guida di via delle Botteghe Oscure segnava un nuovo modo di fare politica, e ciò grazie alla formula politica del Compromesso storico di cui era uno strenuo fautore.

Escamotage politico che rispondeva a un diffuso malessere sociale, e che segnalava lo scarso consenso popolare verso la politica che rimarcava perciò la necessità di un cambiamento radicale del modo di governare il paese.

A interpretare tale malessere fu Berlinguer, che si sentì chiamato in causa per stabilire un’alleanza con Aldo Moro, l’allora leader della Democrazia Cristiana, partito agli antipodi del Pci.

Alleanza alquanto atipica ma necessaria, imposta dal momento storico il quale necessitava di fissare con la DC una connessione, al fine di restituire all’Italia un ruolo che non fosse marginale nel contesto europeo, in modo che il paese potesse affrontare una nuova fase di sviluppo e di crescita economica. E ciò, forte anche di accadimenti che vedevano oltre cortina un fermento, il quale anticipava un nuovo assetto geopolitico dell’Europa dell’est. Cambiamento che andrà poi a declinarsi nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, che reclamava una svolta radicale a favore della democrazia, al governo di quei paesi ancora ancorati a una politica basata sullo stalinismo.

“Il filo del rasoio su cui Berlinguer avrebbe dovuto muoversi, insomma, era ineliminabile per il fatto stesso che esisteva l’Urss”.

Iosif Stalin
Iosif Stalin

Con stalinismo si intende quel fenomeno sociale e politico messo in atto da Iosif Stalin, segretario generale del Pcus dal 1922 al 1953, anno della sua morte, fondato sul culto della personalità. Salito al potere in Unione Sovietica all’indomani della scomparsa di Lenin, Stalin è ricordato come un uomo dai metodi duri e repressivi.

Spesso in rivalità con Lev Trotskij, suo antagonista, Stalin mette in atto una politica di collettivizzazione delle campagne e una rapida industrializzazione dell’industria pesante.

A metà degli anni ‘30 del Novecento, per mettere a tacere i suoi oppositori, sottopone l’Unione Sovietica a un periodo definito di terrore, ricordato poi come l’età delle ‘purghe’.

Durante la quale mandava in esilio, nel migliore dei casi, coloro che dissentivano dai suoi metodi politici, dettati da un’ideologia autoritaria, o addirittura eliminandoli fisicamente.

Entrati a far parte della memoria collettiva erano i gulag, campi di detenzione e di lavoro durissimo situati in Siberia. Vittime della scellerata politica di Stalin saranno indiscriminatamente scienziati, esponenti delle forze armate, minoranze etniche e tutti coloro che si frapponevano fra lui e il suo ottuso statalismo. Considerato il capo indiscusso del comunismo sovietico, Stalin darà un notevole impulso all’industria delle armi nucleari, anche a costo di gravi carestie di cui sarà oggetto l’intero paese. In politica estera, Stalin stabiliva da prima alleanze piuttosto concilianti; sanciva, infatti, un accordo con la Germania nazista, poi violato dal Fuhrer.

In seguito alle vicende che hanno visto il coinvolgimento dell’Urss nella Seconda guerra mondiale, da ricordare che Stalin ha contribuito in maniera determinante alla sconfitta del nazismo e, all’indomani della caduta di Hitler, le truppe sovietiche sono entrate in Berlino liberando l’Europa orientale dal giogo nazista. Dopo la sua morte, se non prima, Stalin è stato criticato duramente e in molti, politici e non, manifestavano dissenso per i suoi sistematici metodi brutali e repressivi.

“Per la prima volta, sarà enunciata da Berlinguer una strategia politica che suonerà più che eretica, schiettamente utopistica. Che cosa sarà mai una terza inaudita via, mai tracciata prima dal movimento proletario durante il suo accidentato percorso attraverso le società capitalistiche dell’Occidente?”

Ma, per tornare al saggio di Bigazzi e Fertilio, e riprendere il filo dei fatti narrati nel periodo in cui Berlinguer è stato alla guida del PCI italiano, è opportuno fare riferimento agli anni Ottanta. Momento storico in cui i paesi dell’Europa dell’est chiedevano a gran voce una svolta democratica, che si affrancasse dal collettivismo di matrice stalinista.

Uno dei protagonisti di questo momento storico, che condizionerà anche la politica italiana, sarà il sindacato autonomo dei lavoratori Solidarnosc, che vedeva la luce in Polonia nel 1980; e capeggiato dal sindacalista Lech Walesa, che in tempi successivi, dal 1990 al 1995, sarà eletto alla presidenza della Repubblica polacca.

Da prima, Solidarnosc si manifestava come un’organizzazione sotterranea, per prendere poi forma di movimento di massa, il quale coinvolgeva un gran numero di aderenti; il focus su cui si concentrava l’azione del sindacato era l’opposizione al governo centrale di orientamento comunista, data anche la sua matrice cattolica.

Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer

Il movimento aveva mire precise, indirizzando il malcontento del popolo, che si esprimeva con contestazioni e proteste, a destabilizzare il partito di governo.

È il 1989 quando Solidarnosc veniva riconosciuto come un organo ufficiale, e partecipava a elezioni parlamentari ottenendo un largo consenso elettorale che contribuiva nel 1989 al crollo dei regimi comunisti dell’Europa dell’est.

Sollecitazione questa, che spingeva Enrico Berlinguer a incitare la sinistra italiana in direzione del già citato cambiamento.

Riconosciuto da tutti, anche dai suoi avversari, quale politico di spessore morale e dignità storica, il segretario del PCI intendeva mettere in atto uno strappo con il blocco sovietico. Affermando con coraggio, che la spinta propulsiva della Rivoluzione d’ottobre (1917) aveva esaurito se stessa.

Berlinguer aveva compreso, e qui sta la sua lungimiranza, che il Partito comunista degli anni ‘70 andava svecchiato, o meglio ‘occidentalizzato’, alienandosi dal Pcus che da troppo tempo lo aveva stretto in una morsa di interdipendenza. Strappo inevitabile, imposto anche dalla trasformazione in atto che stava cambiando il volto della società.

Dinamiche politiche ostacolate da molti, di cui facevano parte anche membri del suo stesso partito.

La sua segreteria, infatti, attraverserà momenti anche molto difficili, contrastata da alcuni esponenti che intendevano rimanere ancorati a un sistema obsoleto, procedendo nel percorso tracciato dai precedenti segretari, strettamente vincolati all’URSS e ai suoi dettami.

Probabilmente anche perché allettati a detenere un potere politico, che in caso contrario avrebbero perduto.

A un certo punto Berlinguer si ritrovava praticamente solo a combattere una battaglia che difficilmente si poteva vincere. E lo strappo da lui auspicato non vedeva la sua realizzazione.

Il segretario affrontava inoltre la ‘questione morale’, di cui nel partito si dibatteva in maniera accesa. Diventata nel frattempo per il PCI uno scudo dietro cui nascondersi o, per meglio dire, un privilegio da non toccare; considerata invece da Berlinguer una realtà scomoda e da eliminare.

Si trattava di privilegi fatti di clientelismo e di favori di cui fruivano alcuni dirigenti del Partito comunista italiano.

“L’esperienza maturata nei suoi numerosi viaggi all’estero gli avrebbe suggerito l’idea, e la necessità, di caldeggiare un ‘governo mondiale’ che rispondesse alla globalizzazione dei problemi, aprendo la strada che un giorno avrebbero percorso i movimenti no-global e no-border dell’Occidente sviluppato”.

Francesco Bigazzi - Dario Fertilio
Francesco Bigazzi – Dario Fertilio

Argomento alquanto spinoso quello affrontato con perizia giornalistica dai due autori, tanto da fare di Berlinguer e il diavolo un testo di importante informazione politica. E ciò, non solo in virtù della conoscenza della materia e dell’approfondimento messo in campo, ma anche grazie a un cospicuo carteggio acquisito da fonti certe e documentate.

“Chi oggi può avere il coraggio, o l’incoscienza, di riesumare quel passato? Tutti colpevoli, nessun colpevole. Parola di Belzebù, padre di tutti i delitti perfetti”.

 

Written by Carolina Colombi

 

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