“La bomba” di Denis Rodier, Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée: la storia di Hiroshima a fumetti

Quando si può dare inizio alla storia della bomba atomica?

La bomba di Denis Rodier, Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée
La bomba di Denis Rodier, Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée

All’inizio del volume c’è una frase emblematica che ricorda un incipit biblico e apocalittico allo stesso tempo: “In principio non c’era nulla. Ma in quel nulla c’era già tutto!”.

Si tratta solo di congetture intorno alla scoperta scientifica del professor Szilard e in seguito le ipotesi vengono confermate e studiate su uranio e plutonio dal premio Nobel Enrico Fermi. La reazione a catena nucleare può essere controllata e questa grande scoperta porta a scenari inimmaginabili.

Dall’oscurità delle prime pagine si svolta capitolo dopo capitolo verso la luce, il bianco che predomina nella tavola dell’esplosione per tornare di nuovo al nero delle morti e della tragedia.

I personaggi che si succedono nelle scoperte a partire dagli scienziati ricalcano fedelmente le loro immagini fotografiche e la sceneggiatura riesce a caratterizzarli anche dal punto di vista emotivo, cosa che nei libri di scuola non riesce: Szilard sarà il primo a capire il potenziale della sua scoperta e il primo a cercare di fermare l’utilizzo della bomba atomica, un uomo solido e un protagonista in positivo.

Sembra un supereroe che cerca di fermare la catastrofe senza riuscirci e il lettore crede che sia possibile, anche se sa bene come si siano svolti i fatti successivi. Dal primo capitolo in cui gli scienziati sono i primi personaggi della storia, il cerchio intorno alla bomba atomica si allarga allo Stato, da Roosvelt a Truman e poi agli altri capi di Stato, fino a Stalin, tutti intenzionati a conoscere di più sul progetto Manhattan.

E infine le forze militari che danno supporto a tutta l’organizzazione necessaria per l’impresa, uno tra tutti il generale Groves che prende in mano la situazione. Risulta al lettore il personaggio più negativo per le sue scelte inflessibili, ma per la storia quello vincente che ha saputo portare a termine l’operazione.

Due milioni di dollari sono stati spesi per mettere a punto la bomba atomica e non si può tornare indietro. A fronte della spesa pubblica, ci sono i lati d’ombra per cui personaggi dimenticati dai libri scolastici hanno perso la loro vita per essere usati come cavie nei test di laboratorio (uno di questi Ebb Cade).

La Bomba - tavola 22
La Bomba – tavola 22

Nessuno infatti sapeva quali fossero le conseguenze per l’organismo del plutonio e dei vari metalli pesanti utilizzati nella possibile esplosione. La storia che tutti conosciamo diventa qualcosa di reale e concreto, un susseguirsi di azione e reazione da parte dei vari personaggi e le scelte di ognuno danno vita ad una sceneggiatura intensa, ricca di colpi di scena e di azione.

Ogni capitolo scandisce un avvicinarsi all’obiettivo di costruire la bomba: le riserve di uranio, trovare l’acqua pesante, distruggere le fabbriche in Norvegia, mandare aerei in ricognizione. Ciò che sembra sia frutto di una sola giornata storica il 6 agosto si è concretizzato in anni ed anni di studio e di lavoro, ma soprattutto l’orrore di ciò che è accaduto ad Hiroshima non è qualcosa di inconsapevole.

La distruzione della città e le ripercussioni sul futuro erano cosa certa: la bomba come idea di annientamento del nemico erano già esistenti nell’uomo prima delle scoperte scientifiche. Questo sembra il messaggio del volume, ciò che fa rabbrividire non è non essersi fermati in tempo, ma poter programmare una tragedia così grande.

I disegni sono davvero curati in ogni dettaglio. Il disegnatore Denis Rodier è stato ad Hiroshima a visionare i documenti presenti al Museo della Pace, visto che quello che resta della città è solo ricostruzione. I disegni riescono con efficacia a passare da un’ambientazione all’altra e i molti personaggi che si susseguono sono ben delineati anche graficamente e non si fatica, come accade spesso, nel riconoscerli.

Le vignette di solito sono organizzate in modo classico, ma nei momenti di maggior enfasi i riquadri spariscono per lasciare una tavola fluida in cui si riconosce la libertà espressiva del disegnatore e la forza immaginifica del suo tratto.

Le scene sembrano davvero reali, le case, i luoghi sono ricostruiti magistralmente così come le azioni di guerra sono fluide e d’impatto. L’orrore dell’esplosione lascia davvero il segno.

La bibliografia a fine volume è nutrita sia di libri che di documentari che i due autori Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée hanno studiato e riportato in molte vignette.

Denis Rodier, Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée
Denis Rodier, Didier Alcante e Laurent-Frederic Bollée

Ci sono dei retroscena che non conoscevo e che mi hanno incuriosito ad esempio la figura di Fermi che sembra ambigua e il motivo di alcune azioni militari che avevo già studiato ma non riuscivo a collocare negli ordini degli eventi.

Un lavoro davvero importante sia per la mole oltre 400 pagine che per la riuscita grafica e storica. La concatenazione degli eventi e il ritmo narrativo non hanno niente da temere al confronto con storie inventate e fantasiose. Eppure ciò che accade nel volume è storia, da leggere un po’ alla volta e gustarla per approfondire vari aspetti meno noti, ma per capire anche il presente e ciò che non deve ripetersi. L’ultimo capitolo mi ha davvero fatto pensare e soprattutto lascia l’amaro in bocca, visto che fino alla fine delle loro vite, come descritto nel prologo, alcuni protagonisti della vicenda non hanno mai fatto un passo indietro di fronte a tanto orrore e come gli Stati Uniti hanno insabbiato molte testimonianze e retroscena per molti anni dopo la guerra.

La bomba (edito da L’ippocampo) è un fumetto che esalta la scienza e la rende fruibile al grande pubblico, ma riesce anche a far vedere il lato della medaglia negativo ed in ombra: il controllo del nucleare, un’arma così potente ancora in mano a pochi che possono davvero cambiare il mondo se venisse usata di nuovo.

Un fumetto che lascia il segno sia come impatto visivo che nella mente. Porta molti dubbi, come una buona opera deve fare.

 

Written by Gloria Rubino

 

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