“Via Libera – 50 donne che si sono fatte strada” di Valentina Ricci, Viola Afrifa, Romana Rimondi: andare avanti senza perdersi d’animo

“A tutte le donne a cui non è stata dedicata una strada. A tutte quelle che non ce l’avranno mai.”

Via Libera - 50 donne che si sono fatte strada
Via Libera – 50 donne che si sono fatte strada

Valentina Ricci, Viola Afrifa e Romana Rimondi: tre sono le autrici del libro Via libera – 50 donne che si sono fatte strada, e cinquanta le donne menzionate nel volume. Edito nel 2021 da Sonzogno, la spinta motivazionale che ha dato vita al testo, di poco più di 200 pagine, è conoscere il numero di donne, che si sono distinte in vari ambiti, alle quali sia stata dedicata una via, una piazza o soltanto un vicolo, al fine di ricordarne le azioni. In alcuni casi, gesta di vero e proprio eroismo.

“A Napoli, dove ho studiato e vissuto, mi hanno dedicato una piazzetta adiacente alla Galleria Umberto I. È lì che c’era la sede del Mattino, il giornale che ho fondato e diretto…” – Matilde Serao

Un titolo davvero accattivante per un’esplorazione nella vita di molte donne, 50 appunto, che hanno dato un notevole contributo alla loro epoca e a quelle successive, e hanno trovato la loro voce attraverso il testo. In un viaggio che parte da lontano e arriva a tempi più recenti, scandagliando le tappe fondamentali dell’esistenza di alcune figure femminili.

Le autrici, stradario in mano, hanno intrapreso un itinerario davvero interessante dopo aver localizzato e individuato i luoghi destinati a ricordare il loro operato di donne, intriso di assoluto coraggio.

“Per svegliarsi da un incubo a volte basta dargli un nome.”Alda Merini

Un aspetto, che più di altri si evince dal contesto narrativo, è la scarsità di spazi fisici a loro riservati, strade o piazze che siano, ma in numero nettamente inferiore rispetto a quelle destinate agli uomini. E questo, certo non fa onore a coloro che sono preposti a prendere questo tipo di decisioni.

Se poi intitolazione c’è stata, in molti casi è stata dedicata a sante o a figure di religiose; non meno importanti di altre, per carità! Alcune di queste, infatti, hanno operato a livello umano e sociale con enorme spirito di sacrificio e andrebbero anch’esse annoverate quali eroine.

Comunque, è l’amarezza a prevalere nell’osservare la bassa percentuale di luoghi intitolati a donne, alcune delle quali hanno occupato un ruolo importante in alcuni campi dello scibile; altre, invece, sono state donne comuni ma dai principi umani inalienabili.

Spazi talmente esigui da sollecitare più di una domanda, destinata però a rimanere senza risposta.

In quanto, è difficile e doloroso pensare a una discriminazione in base all’appartenenza al genere femminile. Sarebbe oltraggioso, se tale mancanza fosse legata a una forma di discriminazione, trascurando la memoria delle molte che si sono spese per dare un contributo alla causa in cui credevano, in certi casi fino a perdere la vita.

“Il viaggio più avventuroso è quello alla ricerca della verità.” – Tina Modotti

La fonte di riferimento adottata dalle autrici per elaborare un testo di spessore umano e sociale, presentato con una veste grafica lieve e di immediatezza visiva, sono dati statistici raccolti da Maria Pia Ercolini, presidente dell’associazione toponomastica femminile. Dalle cui ricerche emerge che su 100 strade o piazze dedicate a uomini, poco più di 7 sono intitolate a donne.

Per onestà intellettuale è opportuno riportare alcune eccellenze femminili che hanno fatto parlare di sé; soltanto per offrire ai lettori un’idea non pregiudizievole circa il contenuto del testo.

Margherita Hack, celebre astrofisica; Ipazia d’Alessandria, modello di donna dalla mente brillante e dal coraggio impareggiabile; Artemisia Gentileschi, che ha sfidato le convenzioni del suo tempo pur di veder confermato il proprio talento, soggiacendo a torture e ad interrogatori oltraggiosi.

Lucrezia Cornero Piscopia, prima donna laureata.

O ancora, Irma Battaglia, eroina della Resistenza; il cui sacrificio ha appianato la strada affinché l’Italia fosse libera dall’oppressione nazifascista. E, come lei, la madre dei 7 fratelli Cervi, fucilati dai nazifascisti ed esempio di abnegazione oltre misura.

“Ho tracciato mappe nuove nel cielo, così che gli uomini e le donne si potessero orientare sulla terra e dalla terra al cielo, senza nessuna mediazione di credo o di ideologia, ma solo con il rigore della scienza. Sono stata astronoma, matematica e filosofa di Alessandria. Ho spiegato le scienze a chiunque lo desiderasse…” – Ipazia d’Alessandria

Nomi eccellenti, che nel testo trovano posto accanto ad altri sconosciuti, ma non per questo meno importanti. E il cui apporto è stato ugualmente determinante, a dispetto della loro posizione sociale. Donne semplici, la cui vita è stata votata a una causa che quasi sempre ha avuto un impatto indiscutibile per tutto il genere umano. E che, in alcuni casi, hanno lasciato un segno attorno a cui si è creata una leggenda.

Nello specifico, le donne briganti, o brigantesse, che hanno rivendicato il loro diritto a pareggiare i conti per gli affronti subiti. È il caso di Elisabetta Blasucci e Arcangela Cotugno.

Tutte, esempio di autodeterminazione e coraggio hanno combattuto per superare ostacoli e pregiudizi propri del loro tempo. Lasciando in eredità un esempio di intraprendenza e risolutezza di cui occorre fare tesoro. Perché a tutt’oggi, i principi in cui credevano sono di indiscutibile validità.

“Mi hanno intitolato strade in almeno dieci città italiane. D’altro canto, mio è stato e sarà per sempre quel regno, se pure nessuno ci avrebbe scommesso un ducale. Sono figlia di Ruggero II, re di Sicilia. Mia cognata Margherita ha retto la corona in attesa della maggiore età del figlio, mio nipote Guglielmo II”. – Costanza d’Altavilla

Valentina Ricci, Viola Afrifa e Romana Rimondi
Valentina Ricci, Viola Afrifa e Romana Rimondi

Seppur sul mercato editoriale siano presenti testi di simile soggetto, Via Libera – 50 donne che si sono fatte strada ha tutte le carte in regola per essere considerato un libro assolutamente inedito. Grazie soprattutto all’originalità con cui è stato elaborato. Tramite la narrazione in prima persona, infatti, le protagoniste hanno avuto voce, una voce che quasi certamente non hanno avuto in vita.

Con un’essenziale testimonianza, sviluppata con un’immediatezza tutta al femminile e redatta in prima persona dalle protagoniste del libro, le quali raccontano i momenti più salienti del loro vissuto modellato secondo il loro personale sentire.

Racconti privati, che scavano nel cuore e partecipano il lettore alla vita delle 50 donne, rivelando animi intrisi di un’esclusiva sensibilità. Animi tormentati, in alcuni casi, ma sempre pronti a battersi per la causa in cui credevano. E sta proprio in questo l’elemento di originalità di cui si diceva poc’anzi.

“Ama le tue imperfezioni: sono quelle che ti raccontano meglio.” – Anna Magnani

Alcune di loro hanno attraversato il loro tempo in punta di piedi, altre in maniera eclatante, ma ciò che le accomuna è una sete implacabile di libertà e giustizia, che le ha spinte ad affrontare ostacoli indicibili, imposti anche dalle convenzioni sociali del loro tempo.

“Ho iniziato a dipingere nella bottega di mio padre, come era prassi, che mi ha incoraggiata e istruita di tecnica e storia. Tuttavia, presto ho trovato il mio stile, intimo e libero dai modelli del mio tempo. Tratteggiavo i soggetti con schizzi veloci e dopo con l’acquerello li perfezionavo…” – Elisabetta Sirani

Citare tutte le protagoniste di cui il libro riferisce non è possibile, ma a farne ulteriore memoria è una breve biografia a fine pagina, che offre al lettore l’esatta collocazione del luogo e dell’anno in cui sono nate. Per completezza, uno schizzo della mappa dove sono situate le vie o le piazze dedicate alle donne elencate nel libro.

Elementi tutti, che danno al testo l’attributo di testimonianza importante per conoscere e approfondire alcune realtà tutte al femminile.

“Senza madri coraggiose non esistono eroi.” – Genoveffa Cervi

In conclusione, Via Libera – 50 donne che si sono fatte strada lo si può etichettare come un documento testimoniale di rilievo, nel panorama dei libri dedicati alle donne e oggi presenti sul mercato editoriale. Una lettura estremamente coinvolgente e invitante, oltre che un testo prezioso da tenere sulla scrivania; da consultare ogni qualvolta una donna si senta demotivata o sconfortata perché il proprio percorso di vita le appare nebuloso e irto di ostacoli. E sia sollecitata ad andare avanti senza perdersi d’animo, seguendo l’esempio di quelle che l’hanno preceduta.

“Quando sento ricche signore che, sorseggiando il tè, raccolgono soldi per bambini affamati lontani mille miglia, non mi capacito. Nel 1656 Genova è stata flagellata dalla peste. Non ho avuto nessun dubbio, con la mia amica Laura Pinelli, a scendere per le strade…” – Sofia Lomellini

 

Written by Carolina Colombi

 

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