“Cuore di Mussola” di Katia Debora Melis: la poesia si legge, si suda, si immagina

Arrivo un po’ sciupato nell’anima alle ultime pagine della silloge poetica di Katia Debora Melis, Cuore di Mussola (Mario Vallone Editore, 2020), chiedendomi perché la poesia, perché è così indispensabile, eppure a suo modo irraggiungibile.

Cuore di mussola di Katia Debora Melis
Cuore di mussola di Katia Debora Melis

Mi sento un po’ sciupato perché la nostra poetessa coi suoi versi attraversa le nostre sensazioni come un raggio di luce. Colpisce, riluce, ferisce, cade una goccia di sangue, e poi è cicatrice.

Così mi fermo a pensare sulla bellissima chiusa del suo libro:

“Non è poesia

se dietro

non c’è una cicatrice

– anche di pura bellezza –

anche se non è la tua.”

La poesia sicuramente è stata scritta passando un dito tra i rilievi arzigogolati di una cicatrice sulla pelle. Sulla pelle dell’anima. La poesia si legge, si suda, si immagina; la poesia si gioisce e si soffre finché non è cicatrice, appunto. Ecco, allora la poesia è arrivata.

Katia Debora Melis arriva dentro di noi con la sua spada laser, con la sua luce, che immagino rossa. Perché deve fare clamore, perché deve fare silenzio, perché deve dare dolore e gioia. Sì, con la nostra autrice, anche la gioia è poesia. Perché anche la gioia brucia, esalta, delude, ferisce, e sogniamo che rimargini. La poetessa te lo fa dolcemente sperare strizzandoci un occhio, finché la gioia si svela:

“A volte scoppia esplode e muore

Tutto a un tratto.”

Fermo lì a pensare se sia vero.

Rileggo: concludo subito che è vero, ma che non è importante.

Cuore di mussola ci offre le sue sensazioni; quelle di un momento, o di una vita. E ti porta dentro le tue sensazioni, e quindi ragionare su quanto sia vero sarebbe sbagliato. Perché queste poesie sono vere, ma non te lo devi chiedere. La verità la devi cacciare nelle nebbie. Queste poesie le leggi, le senti, le vivi, le smaterializzi, finche pensi che siano solo per te. Poi ti scappa di pensare che riguardino solo l’impronta della tua anima, solo la tua in tutta il mondo, perché quella poesia è vera per te.

Ecco un grande merito della Melis è di darti proprio questo. Lasciare che quel componimento poetico sia tuo, come un completamento di quel che non sapevi, ma c’era.

I versi all’improvviso appartengono alla tua vita, in quella solitudine speciale dove la tua vita la puoi prendere e sbagliare solo tu.

Naufrago, con l’orientamento verso ovest. Verso il tramonto.

“Ho una poesia che batte

più forte nel cuore

di un disperato battito

d’ali

la sera di un freddo tramonto.”

Katia Debora Melis
Katia Debora Melis

E quindi ritorno alla domanda iniziale: perché la poesia?

La risposta è tra le pagine di questa silloge. La poesia ti toglie, la poesia ti dà, la poesia ti salva. O meglio, la poesia ti porta dentro quelle emozioni che ti salvano.

“Se hai qualche cosa

che ami

ti salvi.

Il resto

sono solo leggende.”

Ecco allora che la poesia ti porta dentro tutto quello che ti fa amare, capire, gioire e soffrire. Che si farebbe lo stesso, senza la poesia, ma con la poesia quel girovagare dentro di te va verso una direzione, magari sbagliata, ma muove qualcosa. La poetessa ti suggerisce che devi spiegare le vele, riempirle di vento e salpare verso dove ti puoi perdere o trovare.

E non è solo passione, amore, gioco o tormento, i versi di Katia Debora Melis viaggiano verso tutte le terre emerse.

“E io non ho confini

e la magia di un quadro

e la magia di un libro

la differenza tra una città di morti

e una ancora viva.”

Si sfiorano le coste di tutte le terre emerse. Si sfiorano perché la poetessa non sente il compito di portarci a esplorare sconfinate terre sconosciute, lei ci mostra che esistono delle isole e dei continenti. È il suo compito: andare a toccare paesaggi di superficie o di profondità, mostrarci che ci sono, e che sono dentro di noi. La sua poesia è libertà, perché siamo noi, poi, che possiamo lanciarci in esplorazioni interiori o passare ai bellissimi territori che troviamo nelle pagine successive.

Lei traccia la mappa del nostro essere dispersi per niente o stare sulla rotta alla ricerca della nostra via. La poesia non dà rotte obbligate, ti dice che la rotta la devi trovare dentro di te, se ti va. Altrimenti ti puoi fermare al piacere estetico dei suoi versi asciutti, senza fronzoli retorici. Alle sue parole, alle sue metafore improvvise e sorprendenti che comunque ti indicano una strada.

La poesia ti porta. La poesia ti porta via, se sai sognare con Cuore di mussola.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: