“Come progettavano i velieri” di Cristiano Bettini: alle origini dell’architettura moderna di navi e yachts

“Non c’è nessun vascello che, come un libro, possa portarci in paesi lontani” Emily Dickinson

Come progettavano i velieri di Cristiano Bettini
Come progettavano i velieri di Cristiano Bettini

Da diversi anni mancava nella bibliografia italiana una storiografia della nautica che riguardasse la tecnica di progettazione moderna di navi e yachts e che si rivolgesse a quel pubblico che ama saper come convien far le cose in numero et in mensura.

La Edizioni ETS ha saputo cogliere questa necessità e ha riconosciuto il pregio del libro “Come progettavano i Velieri, alle origini dell’architettura moderna di navi e yachts” scritto dall’Ammiraglio Cristiano Bettini.

Se il metodo di tracciamento dei piani di una barca tradizionale è stato per secoli comune ed immutato nel bacino del Mediterraneo, diversa è la via che si è intrapresa negli arsenali navali dopo il XVII secolo.

“Gli inglesi hanno costruito navi del tipo migliore indicato da Newton e i loro ammiragli mi hanno assicurato che queste navi non sono molto meno buone di quelle costruite con le regole dell’esperienza” – Federico il Grande

Cosa intendeva dire Federico il Grande nella sua lettera a Voltaire del 1778?

Sino al 1600 nella costruzione navale non si era mai usato il disegno cartaceo come noi lo intendiamo, con le viste ortogonali, e le varie sezioni, ma si utilizzava una sagoma in legno che rappresentava la sezione maestra dell’imbarcazione, ossia quella centrale.

Tracciata questa sul legno, con dei movimenti graduali attorno a un punto di rotazione, si tracciava tutto il resto delle ordinate della imbarcazione sia verso prora che verso poppa, sia che questa fosse piccola come una lancia oppure grande come una nave.

Il principio si basava su tre variabili: il restringimento del fondo, l’apertura verso l’esterno dell’ordinata (ossia l’ordinata che si svasa gradualmente verso l’esterno), e infine la riduzione graduale della curvatura del fianco.

Come noto a chi studia l’architettura navale, l’ordinata non è un arco di cerchio, ma una parabola, che parte quasi dritta, e va via via curvando verso la chiglia.

Questa sagoma, il sésto, come lo chiamano in Adriatico, si usa dall’interno, e il disegno della barca nasce “entro fasciame”. Questo metodo di tracciatura avveniva in maniera diretta sul legno, consentendo al maestro ‒ l’unico in grado di utilizzarlo e di trasmettere tale sapere agli allievi – di scartare eventuali difetti del legno, di sfruttare al meglio la disposizione della venatura, di ottenere il minimo spreco di materiale e di evitare dunque gli odierni errori dovuti sia all’ingrandimento dei piani in scala 1:1 sia ai passaggi di copie dal disegno cartaceo alla sala tracciati in cantiere.

Questo metodo è stato trascurato dagli studiosi e architetti poiché ritenevano che non fosse presente geometria e progettazione nella costruzione degli scafi tradizionali. Si pensava che le imbarcazioni venissero costruite ad occhio. Lo studio delle forme antiche, ci insegna che in realtà era l’esperienza dei mastri d’ascia a dettare queste forme e il loro sviluppo armonico.

Ripercorrendo la storia, l’Ammiraglio Bettini è giunto al cuore dei grandi cambiamenti avvenuti tra gli ultimi decenni del 1600 e durante il corso del 1700, in cui nuove conoscenze fisiche e matematiche, fondendosi trasversalmente alle discipline geometriche, allo sviluppo della metallurgia e della conoscenza dei materiali posero i fondamenti per lo sviluppo dell’architettura navale moderna, volta a sviluppare navi più efficienti, più sicure, più adatte al loro scopo.

Su questo è significativo il passo citato dall’Ammiraglio Bettini: l’Ammiraglio Nelson, preoccupato per l’incapacità di tenere il mare di molte navi britanniche, scriveva al suo ammiragliato:

“Se devo tenere sotto controllo i francesi, devo stare per mare; e se devo stare per mare devo fronteggiare il maltempo; pertanto se le navi non sono idonee a fronteggiare il maltempo, esse sono inutili” – Horatio Nelson

Questa svolta divenne possibile grazie all’Illuminismo, epoca in cui furono fatti grandi passi avanti nell’analisi matematica e nello studio della meccanica razionale. Fu infatti in questo contesto culturale che gli studi matematici e fisici di Eulero (Basilea, 1707 – San Pietroburgo, 1783) e Bouguer (Le Croisic, 1698 – Parigi, 1758) portarono agli sviluppi sulla teoria dell’equilibrio degli scafi basato sul metacentro rappresentando il passo più emblematico di questa svolta epocale, ancora alla base dell’Architettura navale contemporanea.

Cristiano Bettini
Cristiano Bettini

Negli stessi anni gli studi sulla dinamica dei fluidi e sulla resistenza al moto in essi dei corpi solidi condotti da Simon Stevin (Bruges, 1548 – L’Aia, 1620), Isaac Newton (Woolsthorpe-by-Colsterworth, 1642 – Londra, 1726), dalla famiglia Bernoulli (ben 9 matematici e fisici), da Leibnitz e più tardi da Froude, vennero sviluppati proprio in campo navale.

“Il contributo di grandi scienziati ha anche permesso, attraverso l’ingresso di fisica e matematica nella progettazione, l’esaltazione dell’applicazione geometrica ed estetica della simmetria che agli inizi del XIX secolo esce dalla nebbia della indeterminazione tramite il genio matematico di Galois […]
Storia questa di uomini, oltreché tecnica, dunque, che ho tentato di raccontare, di genialità e sacrificio, ma anche di politica fra stati per lotte dinastiche, con tutto ciò che questo ha comportato nella ricerca della supremazia economica e militare […]
– Cristiano Bettini

L’Ammiraglio Bettini ha sviscerato una storia complessa, spesso occultata dal riecheggiare di battaglie navali e scoperte geografiche consentite da queste navi e successivamente dalla grande storia dello yachting e della ricerca della velocità in mare.

“Ho tentato, in conclusione, di fare da interprete di questa lunga storia poco nota soprattutto in Italia, cercando di contemperare storia, tecnica ed alcuni concetti generali di architettura navale, che ritengo utili per allargare la schiera di chi si vorrà interessare di questa affascinante evoluzione; il libro può quindi essere letto anche in modo non consequenziale, a seconda degli interessi del lettore. – Cristiano Bettini

Sull’autore:

Cristiano Bettini: Ammiraglio di Squadra. Nel corso della lunga esperienza professionale a bordo di navi militari, sia in ruoli di staff che di Comando, ha preso parte a tutte le principali missioni multinazionali e NATO del Paese dal 1982, operando poi sia presso lo Stato Maggiore della Marina e quello della Difesa, sia presso il Comando di Vertice Interforze. Dal 2002 al 2005 è stato Addetto per la Difesa e la Marina in Gran Bretagna, con accreditamento per l’Irlanda. Ha altre sì maturato numerosi anni di esperienza diretta nel settore della formazione e dell’impiego del personale, prima quale docente e, successivamente, nel grado di Ammiraglio, negli incarichi di Comandante dell’Accademia Navale, Ispettore delle Scuole e Direttore del Personale della Marina Militare, Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa. All’impegno professionale ha affiancato numerose esperienze su velieri e yacht d’altura, in tutto il Mediterraneo, Atlantico e Mar Nero, estese al campo della progettazione nel passato. Come comandante dello yawl Corsaro II ha effettuato due transatlantiche a vela.[1]

 

Written by Claudio Fadda

 

Note

[1] Fonte biografia

 

 

 

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