“Su cose che si vedono nel cielo” di Carl Gustav Jung: l’UFO nella pittura

I rapporti sugli Ufo mi hanno interessato fin dall’inizio per la possibilità che si trattasse di una voce simbolica, e a partire dal 1947 ho raccolto tutte le pubblicazioni sull’argomento sulle quali sono riuscito a mettere le mani. Mi sembrava infatti che gli Ufo coincidessero in maniera impressionante con il simbolo-Mandala, che ho pubblicato per la prima volta nel 1927.

Su cose che si vedono nel cielo
Su cose che si vedono nel cielo

Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961) nel 1958 pubblicò un saggio dal titolo “Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo” nel quale ricapitola essenzialmente le sue principali idee sulla psiche congiunte all’interpretazione psicologica del fenomeno UFO (Unidentified Flying Objects). Fenomeno che dal 1940 si è sempre più intensificato, soprattutto con la fine della Seconda guerra mondiale.

Il grande psichiatra svizzero, nell’introduzione al saggio, spiega in modo preciso le motivazioni che l’hanno portato a trattare questo spinoso argomento, conscio che un libro del genere sarebbe stato impopolare tra gli accademici e tra i gruppi di oscuri astrologi.

L’impulso che mi spinge a scrivere non nasce dalla presunzione, bensì dalla mia conoscenza di medico, che mi consiglia di compiere il mio dovere preavvisando quei pochi dai quali mi posso far intendere che l’umanità si trova alla soglia di avvenimenti che corrispondono alla fine di un eone (periodo). […] Parlando francamente, sono preoccupato per la sorte di quanti si lasciassero sorprendere impreparati dagli avvenimenti e si trovassero senza averne avuto il minimo presentimento, alle prese con un mondo che riuscirebbe loro incomprensibile.

La riflessione sugli UFO divenne, dunque, urgente perché si era già al tempo notato quanto il fenomeno si fosse espanso in ogni angolo del globo esplicitando paura, curiosità, negazione, e speranza di un intervento dall’alto che potesse ristabilire equilibrio fra le nazioni. Così, osservando il fenomeno per dieci anni, Jung analizzò il materiale a sua disposizione circoscrivendo alcune interpretazioni.

Il materiale di cui sono venuto a conoscenza finora, vale a dire negli ultimi dieci anni, consente entrambe le interpretazioni: in un caso un fatto obiettivamente reale, cioè fisico, costituirebbe il terreno su cui si genera un mito corrispondente, nell’altro caso un archetipo provocherebbe la visione. A questi rapporti di causa ed effetto bisogna aggiungere una terza possibilità, quella di una coincidenza sincronica, cioè acasuale e significativa, possibilità che, a partire da Geulincx, Leibiniz e Schopenhauer, non ha cessato di riproporsi alla speculazione umana.”

Su cose che si vedono nel cielo”, successivo all’introduzione, consta di sei capitoli e di un epilogo. Capitoli così denominati: “L’UFO come voce”, “L’UFO nel sogno”, “L’UFO nella pittura”, “Contributo alla storia del fenomeno degli UFO”, “Considerazioni riassuntive”, “L’UFO considerato sotto l’aspetto non psicologico”.

Lo scorso anno si è presentato ai lettori il primo capitolo del libro, “L’UFO come voce”, e successivamente “L’UFO nel sogno”. Oggi, si è deciso di riportare una selezione di asserzioni del terzo, “L’UFO nella pittura”, così da comprendere il rilievo del ragionare su questi avvenimenti non solo incredibili ma che vanno in contrasto con la fisica. Il metodo utilizzato da Jung è dell’interpretazione di alcuni quadri come “Il seminatore di fuoco” di Eli Jacoby, “Quarta dimensione” di P. Birkhäuser e “Donna dormiente” di Yves Tanguy.

 

“[…] Da molto tempo la pittura, conformemente alla sua legge, cioè tradurre visibilmente i motivi predominanti di ogni epoca, s’è data come assunto la distruzione delle forme e la rottura delle tavole (cioè dei precetti), creando opere che astraggono da ogni senso e da ogni sentimento e si distinguono tanto per la loro assurdità che per una voluta mancanza di comunicazione con l’osservatore. […]

Come la moda trova bella ogni innovazione, per assurda e ripugnante che sia, così fa anche l’arte moderna di questo genere. È la bellezza del caos. Ciò che quest’arte proclama e decanta è lo scintillante mucchio di cocci a cui s’è ridotta la nostra cultura. […]

Jacoby, l’autore del quadro; ha trovato il coraggio di far sua e di esprimere, come altri hanno osato e non poterono evitare di fare, la presenza di un’angoscia generale che ha radici profonde, di scegliere come motivo una non meno generale volontà di distruzione, conscia o inconscia, e di raffigurare il dissolvimento nel caso. […]

L’angoscia però è una confessione dell’inferiorità che, atterrita dal caos, aspira a una realtà più solida e più intelligibile, alla continuità dell’esistente e a una pienezza di senso, cioè alla cultura. L’angoscia sa che la disgregazione del nostro mondo è scaturita dalle insufficienze di questo mondo stesso, e che a esso manca qualcosa di essenziale che potrebbe evitare l’irrompere del caos. […]

Si è diventati scettici, le idee chimeriche di migliorare il mondo hanno poco seguito. […]

L’assenza di idee generali utilizzabili o solo credibili crea una situazione simile a una tabula rasa, sulla quale potrebbe apparire qualsiasi cosa. Il fenomeno degli Ufo potrebbe essere una di queste apparizioni. Consapevole o meno dell’analogia con un Ufo, il pittore[1] ha dipinto nel cielo, sopra la città immersa nel crepuscolo della sera, un corpo tondo, rotante, infuocato. Seguendo un ingenuo impulso alla personificazione, egli vi ha accennato un volto, e ne è quindi derivata una testa che però è separata dal corpo cui appartiene, e rivela con ciò la sua autonomia. Come il capo, anche il corpo è costituito di fiamme. È la figura gigantesca di uno spettrale seminatore che uscì a seminare. […]

Il fuoco cade casualmente, come senza scopo, qua e là, come i semi di grano dalla mano del seminatore. […]

Come ci assicurano i filosofi, cioè gli antichi maestri dell’alchimia, la loro acqua è al tempo stesso anche fuoco. Il loro Mercurio è hermaphroditus e duplex, una complexio oppositorum, il messaggio degli dei, l’Uno e il Tutto. […]

Per l’uomo colto dei secoli passati, il cui patrimonio comprendeva anche la filosofia degli alchimisti, che era una vera e propria religio medici, un’immagine come quella del dipinto sarebbe certo stata ricca di allusioni; avrebbe potuto inquadrarla senza difficoltà nel suo complesso di conoscenze. […]

Si potrebbe paragonare il dipinto a un sogno che tenta di chiarire al sognatore che la sua coscienza da un lato abita un mondo banalmente ragionevole, ma dall’altro è al cospetto della spettrale apparizione notturna di un homo maximus. […]

L’attrazione più o meno conscia del fenomeno moderno degli Ufo getta una luce sulla parentela intima dei due complessi di immagini: l’uno rimanda all’altro, perché tutti e due risalgono appunto alla stessa fonte. […]

I rapporti sugli Ufo mi hanno interessato fin dall’inizio per la possibilità che si trattasse di una voce simbolica, e a partire dal 1947 ho raccolto tutte le pubblicazioni sull’argomento sulle quali sono riuscito a mettere le mani. Mi sembrava infatti che gli Ufo coincidessero in maniera impressionante con il simbolo-Mandala, che ho pubblicato per la prima volta nel 1927. […]

Carl Gustav Jung
Carl Gustav Jung

Si può riconoscere di buon grado ai testimoni oculari e agli esperti radar il beneficium dubii, ma si deve rilevare che esiste un’indubitabile somiglianza tra le apparizioni degli Ufo e le premesse psicologiche e psichiche che non dovrebbero essere trascurate nel giudicare e valutare le osservazioni. […]

Il significato delle voci che corrono sugli Ufo infatti non si esaurisce in quello di un sintomo inteso in senso causale, ma pretende valore e importanza di simbolo vivente, cioè di un fattore che agisce dinamicamente, ma che, in seguito all’ignoranza e mancanza di comprensione dominanti, deve limitarsi a dar luogo a voci visionarie. […]

Io sono rassegnato alla domanda che anche i miei pazienti continuano a pormi: a che giova una compensazione che, a causa della sua forma simbolica, non viene afferrata dalla coscienza? […]

Il linguaggio dell’inconscio è diverso dall’intenzionale univocità della coscienza, poiché consiste nella condensazione di molti dati, spesso sublimati, la cui appartenenza al contenuto della coscienza è sconosciuta. […]

La reazione dell’inconscio è un fenomeno naturale che non è influenzato dal giudizio della personalità umana, ma viene regolato esclusivamente dai bisogni dell’equilibrio psichico. Così, anche un sogno non compreso può agire compensativamente, come ho potuto constatare abbastanza spesso, anche se di regola la comprensione cosciente è indispensabile, secondo la proposizione alchimistica: Quod natura relinquit imperfectum, ars perficit, ciò che la natura lascia imperfetto, l’arte perfeziona. […]

Di qui sorge la figura di un homo maximus, un anthropos e filius hominis dalla natura di fuoco, che annuncia la sua divinità, cioè la sua numinosità, evocando figure simili a Enoch[2], Cristo[3], Elia[4] o le analoghe figure visionarie in Daniele[5] e Ezechiele[6]. […]

La figura del fuoco è ambivalente e perciò concilia i contrari. Essa è simbolo unificatore, cioè una totalità sovrapposta alla coscienza umana, che integra in tutte le direzioni la frammentarietà dell’uomo soltanto consapevole. […]

Se apporterà prosperità o rovina, dipende dalla comprensione e dalla scelta etica dell’individuo. […]

Mentre Jacoby pone la città in fondo, sulla terra, in contrasto col vasto e profondo cielo notturno, come anche il quadro citato sopra animato da una serie di immaginazioni, Birkhäuser ha spostato verso l’alto la linea orizzontale, per sottolineare che l’essere che si trova sullo sfondo discende anche nelle profondità della terra. […]

Sullo sfondo appaiono 14 rotondità più o meno nitide. Dieci di queste formano gli occhi di volti, in parte appena accennati, che vanno da quello animalesco fino a quello umano. Le altre quattro sembrano nodi nel legno o corpi rotondi scuri che si librano liberamente, in parti provvisti di alone. Dalla bocca del grande viso in alto scorre dell’acqua che cade in basso, attraverso la città. Nulla si tocca, a far intendere che di tratta di qualcosa di incommensurabile che ha luogo su due piani toto coelo diversi, uno verticale da un lato, e uno orizzontale dall’altro. Poiché su quest’ultimo si trova la città tridimensionale che riceve da sinistra una luce che non modifica lo sfondo, lo sfondo non può essere che una quarta dimensione. […]

Lo sfondo quadridimensionale del quadro è viso nel suo doppio significato di vedere e di essere visto. […]

L’anima umana raggiunge il suo significato non nella media ma nei momenti unici che vengono cancellati dal trattamento scientifico. Le ricerche di Rhine[7] ci hanno insegnato, ma già l’ha fatto molto prima l’esperienza pratica, che l’improbabile si può verificare, e che la nostra immagine del mondo può corrispondere alla realtà soltanto se anche l’improbabile vi trova il suo posto. […]

Come dicono i vecchi Maestri: aqua nostra ignis est (la nostra acqua è fuoco). Si tratta qui di una identità che il pensiero riconosce come un’antitesi, come chiarisce anche il caso dell’immagine inconscia di Dio. […]

Per quanto riguarda gli Ufo, all’inconscia disposizione degli elementi del quadro risulta che si tratta di contenuti inconsci divenuti visibili, cioè di figure archetipiche. […]

Il dipinto di Yves Tanguy risale al 1927, e precede quindi di oltre un decennio l’epoca dei grandi bombardamenti sulle città. Eppure, sembra in realtà riferirsi a eventi del genere. Poiché è difficile in genere interpretare un dipinto moderno, che abolisce ogni senso e forma, cioè lo accantona o lo sostituisce con la stranezza, ho seguito il metodo di mostrarlo al maggior numero possibile di persone diverse, utilizzandolo quindi all’incirca come un test di Rorschach. […]

Su cose che si vedono in cielo - Carl Gustav Jung 3
Su cose che si vedono in cielo – Carl Gustav Jung 3

Una divinità gnostica si chiama Barbelo[8], cioè Dio è quattro. […]

Il paragone con un bombardamento non è da scartare senz’altro, poiché questa possibilità quando il quadro fu concepito era nell’aria, sia come ricordo che come previsione intuitiva. L’apparizione di immagini di Ufo, in alto, e lo strano evento in basso formano una verticale impressionante che si potrebbe facilmente interpretare come irruzione di un altro ordine delle cose. […]

Egli conferma così la tendenza di siffatta arte moderna che mira a rendere l’oggetto irriconoscibile e a escludere la partecipazione e la comprensione dell’osservatore che, urtato e turbato, si sente respinto. […]

La parola-stimolo isolata che viene pronunciata dallo sperimentatore non è affatto univoca, e genere quindi nella persona esaminata sbalordimento e una certa perplessità. […]

La scossa che la mancata comprensione provoca nel soggetto esaminato ha come conseguenza un’introversione dell’interesse stesso e una costellazione dell’inconscio da questa condizionata. […]

[rif. Arte Moderna] Possiamo quindi attribuirle un’intenzione, consapevole o inconscia, di indirizzare l’osservatore verso una prospettiva ascetica, aliena dal mondo comprensibile e rasserenante e, quasi a compensazione di un ondo circostante umanamente afferrabile andato perduto, di costringere l’inconscio a manifestarsi. […]

La disposizione sperimentale dell’arte moderna è evidentemente la stessa; essa pone all’osservatore la domanda: Come reagisci? Cosa pensi? Che fantasie affiorano in te? […]

Nel suo tentativo di abbandonare il mondo delle cose evidenti e comprensibili, e di muoversi nell’illimitatezza del caos, la pittura rievoca, in misura completamente diversa dai test psicologici, complessi che hanno però lasciato cadere il loro consueto aspetto personalistico e appaiono perciò per quello che erano all’origine, cioè protoforme dell’istinto. […]

Poiché l’inconscio non è qualcosa di caotico, ma rientra nell’ordine naturale, c’è da aspettarsi che col tempo si formeranno configurazioni che indicano quest’ordine. […]

I quadri di questo tipo sono rari ma non introvabili. Sono relativamente poche, a esempio, le persone che hanno visto un Ufo, e tuttavia non c’è alcun dubbio sull’esistenza, a tale proposito, di voci che hanno attratto su di sé l’attenzione perfino degli ambienti militari, noti per il loro estremo realismo. […]”

 

Si invita il lettore coscienzioso all’acquisto del libro per poter seguire maggiormente l’argomento, visto che, come si è esplicitato inizialmente, ciò che è stato letto sinora è una piccola selezione e non l’intero capitolo “L’Ufo nella pittura”.

 

Note

[1] Non è un saucer addict, e non conosce gli studi sugli Ufo.

[2] Enoch è il sesto discendente di Adamo ed Eva, citato nel Libro della Genesi (5, 21-23). Figlio di Iared e padre di Matusalemme. Personaggio fondamentale nella religione dei Mormoni. Citato anche da Bram Stoker nel romanzo Dracula quando il pazzo Renfield afferma che la sua posizione è simile a quella di Enoch perché egli camminava con Dio. L’etimologia del nome ha come significato: “dedicato, consacrato”.

[3] Dal Vangelo di Luca (XII, 49): “Io sono venuto per accendere un fuoco sulla Terra”.

[4] Secondo il racconto Biblico, Elia fece diversi miracoli, narrati nel 1 Re capitolo 17 dal versetto 4 al versetto 16 (moltiplicazione della farina e dell’olio), e dal versetto 17 al 24 (la Resurrezione del figlio della vedova di Sarepta). Elia compare anche nel Corano nella Sura XXXVII:123-132, dove è elogiata la sua attività profetica.

[5] Daniele I: “[17] Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura e ogni sapienza e rese Daniele interprete di visioni e di sogni.” Daniele II: “[19] Allora il mistero fu svelato a Daniele in una visione notturna; perciò Daniele benedisse il Dio del cielo: [20] «Sia benedetto il nome di Dio di secolo in secolo, perché a lui appartengono la sapienza e la potenza. [21] Egli alterna tempi e stagioni, depone i re e li innalza, concede la sapienza ai saggi, agli intelligenti il sapere. [22] Svela cose profonde e occulte e sa quel che è celato nelle tenebre e presso di lui è la luce.” [Continua a leggere QUI]

[6] Ezechiele X: “[1] Io guardavo ed ecco sul firmamento che stava sopra il capo dei cherubini vidi come una pietra di zaffìro e al di sopra appariva qualcosa che aveva la forma di un trono. [2] Disse all’uomo vestito di lino: “Va fra le ruote che sono sotto il cherubino e riempi il cavo delle mani dei carboni accesi che sono fra i cherubini e spargili sulla città”. Egli vi andò mentre io lo seguivo con lo sguardo. [3] Ora i cherubini erano fermi a destra del tempio, quando l’uomo vi andò, e una nube riempiva il cortile interno. [4] La gloria del Signore si alzò sopra il cherubino verso la soglia del tempio e il tempio fu riempito dalla nube e il cortile fu pieno dello splendore della gloria del Signore. [5] Il fragore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, come la voce di Dio onnipotente quando parla. [6] Appena ebbe dato all’uomo vestito di lino l’ordine di prendere il fuoco fra le ruote in mezzo ai cherubini, egli avanzò e si fermò vicino alla ruota. [Continua a leggere QUI]

[7] Botanico e parapsicologo statunitense, Joseph Banks Rhine (29 settembre 1895 – 20 febbraio 1980) è propriamente considerato uno dei pionieri della parapsicologia, chiamò percezione extrasensoriale la sua ricerca di trasmissione da mente a mente (telepatia, lettura del pensiero).

[8] In realtà ancora oggi non si ha il dubbio sul nome Barbelos perché compare sia in Protennois trimorfica (tradizione cristiana dello Spirito Santo), sia in Zostrianos (testo pagano). Il nome viene utilizzato per una setta gnostica che credeva nel principio femminile, chiamato per l’appunto Barbelo, eone della saggezza. Sugli eoni si consiglia la lettura di Enneade II, 9 nella quale Plotino argomenta contro alcune convinzioni gnostiche (leggi QUI)

 

Bibliografia

“Su cose che si vedono in cielo”, Carl Gustav Jung, Sonzogno, 1974. Traduzione di Silvano Daniele.

 

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: