“A piedi nudi sull’erba” di Giuseppina Carta: la vita come immersione nel reale, ma con fantasia

Giuseppina Carta è una tra le voci poetiche femminili felicemente emerse nella realtà letteraria sarda degli ultimi anni e ormai ben conosciuta per la sua partecipazione alla vita culturale isolana.

A piedi nudi sull’erba
A piedi nudi sull’erba

Di lei, nativa di Ardauli, ma ormai cittadina di Siniscola da decenni, ho scritto in più occasioni, sia riguardo alle sue prime due sillogi, È gratuito sognare (2015) e Amore a piene mani (2017), edite da N.O.S.M, sia per il fortunatissimo tour isolano del libro a sei voci Il profumo rosa degli asfodeli (Kimerik, 2019) scritto insieme a M. Giuliana Campanelli, Marella Giovannelli, Lilli Sanna, Monica Orrù e Fulvia Tolu.

Pure di successo le sue ormai numerose mostre artistiche, sia personali che collettive, dove i suoi dipinti hanno riscontrato pareri favorevoli di pubblico e critica.

L’ispirazione di Giuseppina Carta si mostra coerente e sincera, nello stile sobrio e diretto come nella scelta delle tematiche a 360°, sia nel macro che nel microcosmo.

Nulla di ciò che incontra, sfiora la vita, può restarle indifferente. Sul piccolo fiore come sulle violenze ambientali inflitte alla Madre Terra, la sua voce poetica dolce e decisa si sofferma.

Sulle creature piccole, su quelle piegate dagli anni, sulle molteplici manifestazioni della fragilità, cui l’Io lirico di questa silloge pure non sfugge, anche su queste lo sguardo si posa. Non uno scatto fotografico o una rapida pennellata e poi via.

L’autrice ha la capacità di introiettare ogni cosa, situazione, emozione, farla sua, viverla e restituirla al lettore con garbo e aggiunta di vita.

Come nell’introdurre questi versi, mesi fa, mi venne immediata l’associazione della vena lirica dell’Autrice a una spugna assetata di vita, così tale immagine in me si rafforza a ogni lettura delle sue poesie.

La guerra, l’odio, l’orrore, la sopraffazione di ogni forma di violenza, l’indifferenza hanno sempre il loro controcanto nelle ali desiderose di spiccare alti voli, nel desiderio di libertà, del corpo e dello spirito, libertà dell’espressione, nella condivisione e nella comunicazione di sguardi, mani e labbra che si sfiorano, nelle parole che cuciono strappi e sciolgono poemi d’Amore.

Questo è vita, un continuo girotondo che a volte stordisce coi suoi colori e a volte inebria di sogni e desideri, a volte stanca, sfinisce e fa vacillare.

Una poesia dalla forte connotazione femminile, ma per tutti, come nella bellissima Ho addosso il tuo livore ma io scelgo l’amore, che già nell’opposizione tra l’aggettivo possessivo tuo e il pronome personale io segna la differenza di mondi, di approcci alla vita, all’altro, alla relazione di coppia.

Un livore che resta col suo portatore, mentre l’io si differenzia, si riconosce ancora e si sceglie nella capacità di autodeterminarsi e preferire ancora la via dell’amore a quella dell’odio.

Giuseppina Carta
Giuseppina Carta

“Se questa fosse vera poesia”, scrive l’Autrice, “sarebbe respiro e dolore,/ intreccio umido di emozioni,/ squarci di brividi. (…) non sarebbe un solitario frammento, senza ristoro (…)” e così è, infatti.

È un mosaico dove ogni tessera trova il suo posto, dove ogni verso e ogni respiro no resta solo, è una collana fatta di pietre intrecciate, che alternano luci e ombre, infine formando un quadro unitario di profondissima umanità:

“Vi è un varco

nel tracciato luminoso della luna,

dentro il respiro silenzioso della notte,

nell’acqua che scorre impetuosa,

travolgente, palpitante,

accarezza le pietre, vi è un varco dentro ognuno di noi

da scoprire e osservare,

come versi scandaglia l’anima

fino a sentire lo strazio del cuore.”

A piedi nudi sull’erba (Kubera Edizioni, 2020) ci invita a oltrepassare questo varco oltre il quale, grazie al medium della poesia, saremo guidati a entrare nel mondo, nelle cose, nell’animo umano, finalmente liberi di scoprire e osservare la loro infinita profondità.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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