“Electroadda”: l’EP omonimo del duo milanese nato per caso dopo una jam session

5 brani elettrici, graffianti e psichedelici arrivano alle nostre orecchie dagli strumenti del duo milanese Electroadda, grazie alla release del loro omonimo EP, uscito a marzo di quest’anno.

Electroadda

Nati per caso dopo una jam session, senza sapere che avrebbero suonato per almeno altri dodici anni insieme, dopo il loro incontro nel lontano 2004 e le eterne sessioni tra di loro, nel 2008 riescono ad avere uno studio dedicato ai loro suoni e alla loro produzione.

Nel 2013 nasce ufficialmente il nome e la decisione di suonare dal vivo; dopo anni di ricerca sonora il duo, composto dal batterista Carlo Frigerio e dal cantante/chitarrista Leonardo Ronchi, raggiunge un’identità ben distinta nel campo del rock elettronico.

L’EP si mostra sin da subito come un lavoro energico e pieno di ispirazione; il singolo A Better Life gode di un riuscitissimo connubio tra arpeggi di synth puro e chitarra elettrica, e riesce a presentare in maniera ottima il percorso che il disco compie nel suo intero.

Dopo il singolo si viene catapultati in un sound simile eppure molto diverso con Star Girl, che si allontana dall’elettronica e va a creare un perfetto pezzo rock, con un riff che non stonerebbe in mezzo ai gruppi classici del genere; qua l’impronta elettronica non si fa notare per nulla e Star Girl dimostra che il duo milanese sa fare puro rock con una batteria, una chitarra elettrica ed un Phaser pedal.

Dopo il secondo brano si ritorna sui passi elettronici con Rabbits’ Hill: meno distorsione sulla chitarra, ritmo incalzante per la batteria e una grande sonorità elettronica compongono questo pezzo, che va a scaldarsi esclusivamente nel ritornello – spingendo di nuovo il pedale della distorsione – e nel lick di chitarra che ne consegue; meno energico, punta a dare un impatto più completo e vicino ai suoni della band.

Electroadda

Tired, seguita dalla sua personale Intro, calma i tempi e finisce in bellezza il disco con quattro minuti molto classici, ad ulteriore conferma che non c’è solo la vena sperimentale ed elettronica, ma anche una grossa identità appartenente al rock più classico.

Degna di nota la linea vocale che influenza l’intero EP: lo stile e la timbrica di Ronchi, pur mettendo dei paletti piuttosto forti che rendono difficile la fuga dagli schemi strumentali, riescono a convincere in tutti gli episodi a riprova dell’abilità nel confezionare un sound ispirato, ricercato e personale.

Un EP psichedelico e diretto, tracce dal forte impatto energico e poco concentrate sulla complessità musicale; riff semplici ma efficaci e sonorità incalzanti ed eterogenee sono la parola d’ordine in casa Electroadda.

 

Written by Borja Bolcina (non sono Brigitte)

 

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