“Verso Occidente l’impero dirige il suo corso” di David Foster Wallace: un’arguta ricostruzione teatrale

Al Teatro dell’Orologio di Roma, il 21 dicembre 2014 è andato in scena lo spettacolo Verso Occidente l’impero dirige il suo corso,  brillante e pungente ricostruzione teatrale dell’opera omonima di David Foster Wallace, realizzata dalla Compagnia Bluteatro.

Verso Occidente l’impero dirige il suo corso

Sulla scena prendono vita, gli assurdi grotteschi e agrodolci personaggi di Wallace che rendono visibile con le loro azioni e il loro linguaggio, il tono sprezzante e sarcastico rivolto alle apparenze e agli assurdi e complicati meccanismi della società odierna.

La storia racconta di sei personaggi inusuali (una scrittrice postmoderna, il capo di una grande agenzia pubblicitaria, un clown scontroso, un giovane arciere timido, un aspirante attore claustrofobico, una bella hostess) scelti per  il raduno di “tutti coloro che siano mai apparsi in uno spot di Mac Donald” allo scopo di  realizzare  un nuovo video: i protagonisti partono verso una cittadina dell’Illinois e in un percorso pieno di imprevisti, si palesano progressivamente  (attraverso sketchs, battute e ritornelli all’unisono ) le singole individualità, smarrite in un esistenza moderna problematica e foriera di fobie.

Verso Occidente l’impero dirige il suo corso

Le personalità dei protagonisti sono grottesche,  ma complesse e non  macchiettistiche: il clown (che rappresenta Mac Donalds) ad esempio, si muove sul palco con modi scanzonati e bambineschi, ma in realtà è uno dei personaggi più tristi della messa in scena, poiché destinato a non togliersi mai quella parrucca da clown che lo rappresenta e lo imprigiona al tempo stesso.

Roger Mac Donalds, con quel suo riso fermo e statico, è l’emblema del rapporto conflittuale con le ambiguità della società post moderna, ma non è il solo che si muove sul palco esprimendo “il ritratto di un’epoca in bilico fra sfinimento e saturazione, fra input troppo banali da elaborare e input troppo intensi da sopportare”.

Gli interpreti, (tutti bravi e mai banali) infatti, spesso si fermano e raccontano la propria parte, giocando molto sulla contrapposizione tra realtà e smascheramento: l’hostess, “da oggetto” (come tale viene percepita e forse si percepisce”) si lascia andare, togliendosi tacchi, parrucca, e rimanendo “nuda”.

Verso Occidente l’impero dirige il suo corso

Le due ore dello spettacolo, sono una continua ansia di arrivare a destinazione, reale ma soprattutto metaforica: ci si perde in racconti, aneddoti, battute argute e divertenti, fobie e nevrosi che caratterizzano i protagonisti, con la sensazione in realtà di non  aver conquistato la “meta” e con una sottile e fastidiosa inquietudine di fondo.

In Verso Occidente l’impero dirige il suo corso non c’è un intreccio vero e proprio da analizzare, ma una trama piuttosto semplice: il senso dello spettacolo e della resa scenica è nel sottotesto e nella sensazione di sottile angoscia che lo spettatore avverte dopo aver lasciato la sala.

La Compagnia Bluteatro porta in scena una buona ricostruzione teatrale dell’opera di Wallace, che risulta  ricca di spunti e di imput inquietanti e affascinanti al tempo stesso.

 

Written by Sarah Mataloni

 

 

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