Città abbandonate: Craco, città fantasma e scenario di diversi film

Craco è un paese italiano situato in Basilicata nella provincia di Matera. Domina dall’alto di una collina, a circa 390 metri sopra il livello del mare, e dista 97 km da Potenza e 51 da Matera. Negli anni Sessanta il centro storico, in seguito ad una frana di importante entità, ha conosciuto un’evacuazione che lo ha reso una vera e propria città fantasma.

Questo fenomeno ha contribuito comunque a rendere particolare l’abitato di Craco, che per tale caratteristica è stato scelto come set cinematografico di diversi films. È proprio qui infatti, fra queste rocce e queste pietre, che sono state girate pellicole di enorme fama, quali ad esempio: La Lupa di Alberto Lattuada, Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi, King David di Bruce Beresford, Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani, Terra bruciata di Fabio Segatori, Nativity di Catherine Hardwicke, La passione di Cristo di Mel Gibson.

In particolare, gli esterni di questa pellicola furono girati prevalentemente a Matera, mentre Craco fu scelta come paese che si vede sullo sfondo nella scena dell’impiccagione di Giuda. Altri films ancora: The Big Question diretto da Francesco Cabras e Alberto Molinari, ed i relativamente recenti Agente 007- Quantum of Solace, regia di Marc Forster con Daniel Craig e Giancarlo Giannini, e Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.

Nei dintorni del paese si può ammirare lo spettacolo offerto dai calanchi, che caratterizzano le zone collinari dell’Appennino Lucano. Per calanchi si intende un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno provocato dall’acqua, tipico del clima mediterraneo. Perché si verifichi tale particolarità occorrono terreni argillosi con una certa percentuale di sabbia, versanti con pendenza elevata anche se non eccessiva, esposizione preferibilmente a sud, suolo sottile, clima caratterizzato da fenomeni temporaleschi e stagioni secche.

Terreno poco protetto da vegetazione questo, dove in pratica la portata d’acqua che giunge in superficie é maggiore della capacità d’infiltrazione, oppure è stata raggiunta la saturazione dei vuoti presenti nel terreno.
Craco é caratterizzato da un’architettura spontanea di pietra e mattoni tagliati sapientemente ad arte dall’uomo. Le case sembrano intrecciate fra loro intorno al Castello che, dall’alto della rupe, domina l’intero borgo.

Le origini di Craco risalgono al VIII sec. a.c., in quanto nella zona, sono state rinvenute delle tombe. È probabile che il piccolo paese abbia offerto riparo ai coloni greci di Metaponto, quando questi si sono trasferiti in territorio collinare, forse per sfuggire alla malaria che imperversava in pianura. In seguito Craco fu insediamento bizantino. Nel secolo X monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l’agricoltura della zona, e favorirono l’aggregamento urbano. Le prime testimonianze storiche del borgo medievale risalgono al XI secolo d.c quando l’insediamento viene censito con il nome Graculum, ossia piccolo campo arato. Nel Medioevo, sotto la dominazione normanna, il borgo antico cresce d’importanza fino a diventare uno dei centri culturali e militari del regno di Federico II. La torre del Castello consente il controllo dall’alto delle valli in cui scorrono i fiumi Agri e Cavone. Nel XV secolo appartenne come feudo ad Attendolo Sforza di Cotignola.

Cracco Vecchio, come si è detto, venne abbandonato dalla popolazione nel 1963, quando una frana pregiudicò la sicurezza dell’intero borgo medievale, costringendo gli abitanti a spostarsi nei nuovi insediamenti urbani costruiti al di fuori, o più a valle in località Craco Peschiera.
Allora il centro contava oltre 2000 abitanti, mentre oggi, nella zona si calcola una presenza di circa 862 persone. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbandonare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori alle infrastrutture, servizi di normale manutenzione al centro abitato, quali fogne e reti idriche, che associati alla particolare conformazione del terreno, avrebbero causato il disastro.

Ad onta di questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in una specie di paese fantasma, raro nel suo genere. Oggi non è più possibile percorrere le strade; il comune, nella realizzazione di un piano di recupero del borgo, ha istituito, nella primavera del 2011, un percorso di visite guidate, lungo un itinerario messo in sicurezza, che permette di percorrere il corso principale del paese, fino a giungere a quello che resta della vecchia piazza principale, sprofondata in seguito alla frana. Lo stesso comune ha previsto anche l’apertura di un secondo itinerario, nella parte più alta del borgo, l’unica che poggia esclusivamente sulle rocce e non sull’argilla, per questo, più sicura.

Numerosi turisti salgono a Craco per vedere le rovine e per avventurarsi tra i vicoli in un’atmosfera surreale. Suggestivi sono i dintorni del paese. Il terreno argilloso e brullo coesiste con quello marnoso : su uno sperone di marna calcificata dal tempo sorge il torrione che per i Crachesi è il Castello. La marna è una roccia sedimentaria di tipo terrigeno, composta da argilla e da carbonato di calcio che a volte può essere anche misto a magnesio.

Viene utilizzata per comporre le miscele cementizie, ed infatti, le rocce di marna, viste da lontano, sembrano praticamente una colata di cemento, conservandone anche il colore. Olivi secolari misti a cipressi antichissimi sono dal lato del paese verso lo Scalo, quest’ultimo sulla ferrovia calabro lucana che rimane anch’essa divelta e abbandonata.
Il territorio circostante è fiorente, prevalentemente agricolo e le colture praticate sono quelle cerealicole e le piantagioni di ulivo. Sono presenti in zona anche molte sorgenti di acqua minerale.

Insomma, un paese deserto dove il tempo pare essersi fermato ai tempi di Cristo, posto all’interno di insediamenti urbani, dove l’uomo e la natura si sono uniti per sfidare qualcosa di supremo e hanno, purtroppo, perso la battaglia.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

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