Termina la mostra fotografica di Robert Mapplethorpe, 2 dicembre 2011-15 aprile 2012, Milano

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Un viaggio  stupefacente, nel pianeta Cultura: è  quello che vi consigliamo a partire da Milano, che ospita fino al 15 aprile 2012 le stravaganti, eccessive, floreali fino all’inverosimile, ma sempre  dignitosamente artistiche, foto di  Robert Mapplethorpe (New York, 1946-1989 ), uno dei più estremi e raffinati fotografi sulla scena della fotografia mondiale, morto di AIDS, a soli 43 anni.

Perché l’arte,  in fin dei conti è un sostantivo neutro, scevro da condizionamenti idelogico-politici, anche nel momento in cui si sceglie di i riprendersi travestito da donna o terrorista, o ancora con un bastone fra le mani sormontato da un teschio e già ammalato di Aids.

Il fotografo, però, aveva scelto di vestirsi di luce, che considerava il suo scalpello, attraverso cui modellare il mondo, e darli una seconda possibilità. E noi, lo ricordammo emblematicamente con alcune sue frasi:

Ho scelto la fotografia perché mi sembrava il mezzo per commentare la follia dell’esistenza di oggi”.

“Se fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un mezzo molto veloce per vedere e per fare scultura”.

“Spesso l’arte contemporanea mi mette in crisi perché la trovo imperfetta. Per essere perfetta non è che debba essere giusta dal punto di vista anatomico. Un ritratto di Picasso è perfetto. Non c’è niente di contestabile. Nelle mie fotografie migliori non c’è niente di contestabile – così è. È quello che cerco di ottenere”.

Per la prima volta a Milano, una grande retrospettiva ripercorre la carriera e l’opera di Robert Mapplethorpe, tra I più importanti autori del Novecento che ha influenzato con le sue immagini dalla composizione perfetta, generazioni di fotografi e artisti.
Il suo tempo è la New York degli anni Settanta e Ottanta, quella della rivoluzione pop, del new dada e di Andy Warhol; la città creativa e disinibita della liberazione sessuale, dell’esplosione della performance e della body art.

Mapplethorpe è oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità. Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono rigorose, composte, curate nel minimo dettaglio. I corpi, come i fiori, sono impeccabili, ritratti in ambientazioni quasi asettiche, i loro movimenti sono armonici e ricordano gli studi dell’arte e della scultura rinascimentali. La ricerca della perfezione, mito irraggiungibile per la maggior parte degli artisti, è per Robert Mapplethorpe la condizione necessaria da raggiungere in ogni suo scatto.

La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un’occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.

L’estrema contemporaneità e la grande classicità di Mapplethorpe è tutta in questa possibile perfezione da raggiungere e da realizzare nel breve lasso di tempo di uno scatto, di una sessione di posa. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.

Fonte: Formafoto.it

 

 

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