FEFF 2019: Sezione Competition – “Intimate Strangers” di Lee Jae Kyoo

Udine, Far East Film Festival, Day 3. Nella domenica di Oubliette Magazine il titolo di lungometraggio in concorso più gustoso va senza dubbio all’adattamento sudcoreano di uno dei più grandi successi di pubblico e al contempo di critica registrati nell’ultimo lustro nel nostro Paese.

Intimate Strangers

Di “Perfetti sconosciuti” (2016), scritto e diretto da Paolo Genovese, sono già stati girati un gran numero di remake stranieri, fra cui citiamo perlomeno “Perfectos desconocidos” (Álex de la Iglesia, Spagna e Manolo Caro, Messico), “Le jeu” (Fred Cavayé, Francia), “Teleioi xenoi” (di Thodoris Atheridis, Grecia) e “Cebimdeki Yabanci” (Serra Yilmaz, Turchia).

A conferma del fatto che il soggetto originale costituisca una matrice preziosissima da cui, se affidate alle penne giuste, si possano trarre più declinazioni valide differenziate per impronta linguistico-culturale, Intimate Strangers” di Lee Jae Kyoo non soffre in alcun modo del confronto col corrispettivo italiano, del quale pur rispetta molte intuizioni con un grado di fedeltà che riesce per certi versi sorprendente, qualora se ne prospettasse l’efficacia unicamente presso il pubblico autoctono.

In altre parole, non si fa riferimento semplicemente al comune conflitto che impegna la coppia ospitante e la loro figlia ventenne, allo scambio fra cellulari dello stesso modello, allo sgravio di liberarsi dagli indumenti intimi ecc. (con tutte le conseguenze irreversibili che queste risoluzioni comportano), bensì anche alla spiccata capacità di rilettura dell’intera vicenda, permeata di puntuali riferimenti alla società coreana ritratta, studiata e smascherata nella propria “vita pubblica, privata e segreta” man mano che la Luna transita nella fascia penombrale fino ad arrivare al totale oscuramento, l’ora più buia per i sette protagonisti.

Lee Jae Kyoo – Far East Film Festival – Photo by Raffaele Lazzaroni

Come il copione firmato da Genovese con Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, la riscrittura di Bae Se-yeong è contrassegnata da un equilibrio continuo e davvero godibile fra gag esilaranti (a volte raffinate, a volte triviali) e nascita, crescita ed esasperazione dei contrasti, cui è sempre riconoscibile lo statuto di realtà plausibile, nel rispetto di un sano patto stabilito col pubblico abilmente intrattenuto.

La storia funzionava e continua a funzionare perché smascherare le ipocrisie altrui e ammirare i vani meccanismi di difesa attuati in risposta è di per sé un diletto per molti irresistibile, nella finzione come nell’esistenza reale, e ben si presta all’elaborazione di un dinamico, verboso e lungo (persino più esteso di quanto non sia stato fatto coi perfetti sconosciuti a noi ben noti) disvelamento delle miserie umane, argomento prediletto di tante sceneggiature dai toni pungenti e impietosi, sebbene resti suggellato dal medesimo surreale lieto fine contemplato nel progetto primigenio.

 

Voto al film

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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Rubrica Far East Film Festival

Recensione “Perfetti sconosciuti”

 

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