Il taccuino del giovane cinefilo presenta “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese

Il taccuino del giovane cinefilo presenta “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese

Apr 3, 2016

Con il suo 11esimo lungometraggio, esempio perfetto di commedia drammatica, Paolo Genovese conquista nella duplice veste di regista e co-sceneggiatore vette probabilmente mai raggiunte in tutta la sua carriera, poco più che decennale ma, invero, assai nutrita.

Perfetti sconosciuti

L’idea che sta alla base di “Perfetti sconosciuti” è così stuzzicante e versatile che dall’estero già si chiedono i diritti per avviare la produzione di più d’un remake. Tre coppie (Marco Giallini-Katia Smutniak, Valerio Mastandrea-Anna Foglietta, Edoardo Leo-Alba Rohrwacher) e Giuseppe Battiston si riservano una serata per cenare assieme in casa. La conversazione cade sull’utilizzo dei cellulari e si propone un gioco dal dubbio profilo: condividere tutte le comunicazioni che interesseranno ognuno dei commensali fino al momento di tornare nelle rispettive dimore.

Attorno a questo spunto semplice e sottile cresce una sceneggiatura a 10 mani verbosa e attraente, dai dialoghi serrati, affilati, lucidi e al tempo stesso emblemi di una quotidianità, di una molteplicità del vivere comune che soddisfa per compiutezza e puntualità, intersecando le esperienze parallele degli adolescenti e degli adulti, private e condivise, note e taciute, trascinando ogni singolo personaggio in un tragicomico processo di svelamento in cui l’intimità diviene un ricordo compromesso e la frangibilità dello spirito (come viene chiamata) emerge in tutto il suo destabilizzante nitore.

Mentre in cielo l’eclissi applica al disco lunare un filtro oscuro, uno accanto all’altro i sette amici si riconoscono a malincuore come sette “perfetti sconosciuti”, maschere invece che persone, esposti al pubblico ludibrio senza possibilità di ricorso, sfregiati nell’animo dalle loro stesse insane occulte passioni, dal sotterraneo reciproco timore, dall’incoerenza e da una duramente accettabile diversità.

Perfetti sconosciuti

Pregiudizi, illusioni e compromessi sono costanti che ben si applicano alle tematiche discusse, le quali hanno poi l’acume di uscire dal risaputo pur conducendo lo spettatore alla realtà che in potenza lo circonda, attingendo ad alcune delle più indovinate logiche della commedia italiana (non di rado altrove sbiascicate e abusate) e planando con controllata costanza verso un inferno inevitabile e necessario, dando in coda l’impressione, forse un po’ surreale, di una catarsi generale e meritata.

Lecito e fortunato si è distinto pure il box office di oltre 16 milioni di euro, che ha elevato il lungometraggio a secondo miglior incasso patrio del 2016 dopo “Quo Vado?”, ultimo arrivato nella cinquina dei candidati come miglior film ai David di Donatello, dove le altre 8 nomination coinvolgono la regia, la sceneggiatura, il trio Giallini-Mastandrea-Foglietta, il montaggio e il singolo cantato da Fiorella Mannoia.

Certo a un Mastandrea si poteva preferire l’Elio Germano di “Alaska”, più viscerale, o Giuseppe Battiston, eccellente nella coniugazione dei linguaggi mimico-verbali e capace, più d’altri, di conquistarsi le simpatie del pubblico; così come la Foglietta poteva lecitamente essere surclassata dalla vivida Rorhwacher, la cui Bianca (nomen omen), assieme a Rocco, si rivela felicemente il personaggio più limpido di tutti.

 

Voto al film

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: