Ascoli Piceno: un giorno con Luigi Garlando tra calcio e giornalismo

“Quando la pianta è ancora piccola è più facile raddrizzarla. Più cresce storta, più sarà difficile farlo dopo. Anche da piccoli si può combattere contro il mostro. Abituarsi alle prepotenze, scambiarle per leggi giuste, è già un modo di perdere la guerra. Difendere le proprie figurine è già un modo per vincerla” ‒ Luigi Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni

Luigi Garlando

Oggi è lunedì e, sulla scia di un Andrea Scanzi ormai latitante con il suo Ten talking points, vorrei parlarvi di calcio (ma attenzione Scanzi ha appena pubblicato un nuovo libro e ha da poco ripreso il suo Accordi e Disaccordi sul 9).

In particolare vorrei raccontarvi della giornata calcistica sui generis vissuta da Ascoli Piceno il 14 marzo 2019.

Qualche giorno prima ricevo la newsletter degli eventi della libreria Rinascita e leggo che il 14 marzo sarebbe venuto Luigi Garlando, prima per incontrare i ragazzi di una scuola, poi dalle 12:30 in libreria per il firmacopie dei suoi libri.

Luigi Garlando è un giornalista della Gazzetta dello Sport e mi piace molto leggerlo perché ha uno stile particolarmente curato, che tradisce la sua provenienza letteraria. Egli, infatti, è anche uno scrittore di libri per bambini e per ragazzi, il che rende la sua scrittura ancora più adatta agli adulti perché solo chi sa entrare nella mente dei più piccoli ha qualcosa di grande da comunicare.

Per questo amo (e non solo io) tanto leggere i suoi commenti sul famoso quotidiano rosa e ci tenevo a dirglielo di persona nonché a conoscerlo… e sono stata fortunata a poterlo fare. Ringrazio per questo la libreria Rinascita della mia Ascoli sempre molto attiva ad attirare autori di primo piano, contribuendo alla crescita culturale di tutta la città.

Alle 12:30, con qualche minutino di ritardo, sono sul posto e mi informo alla reception sull’autore. Mi dicono che sta arrivando. E infatti eccolo poco dopo. Non c’è tanta gente, ma me lo spiego con il fatto che Garlando il pieno lo ha avuto la mattinata con la sua platea di giovanissimi lettori a scuola. Anzi siamo solo io e un ragazzino accompagnato da una giovane mamma. Devo ammettere che la cosa non mi dispiace affatto dal momento che così ci sarà l’occasione per una chiacchierata più ravvicinata con l’autore. E così ci sediamo al tavolo con Garlando, il ragazzino e la madre, e io. Do la precedenza al ragazzino che si presenta e mostra di avere davvero una vasta conoscenza dei libri del nostro scrittore, e di considerarlo davvero come un modello, in quanto vorrebbe anche lui, da grande, fare il giornalista sportivo.

Poi arriva il mio turno. Dico a Garlando che sono un’insegnante, ma che mi diletto a scrivere articoli, anche di calcio, su Oubliette Magazine e a leggere i suoi articoli che trovo piacevoli proprio perché non si riducono a mera cronaca, ma spesso diventano lirica. E lui conferma asserendo che il fatto di scrivere libri influenza certamente anche il suo stile giornalistico.

A quel punto la conversazione tra me, il ragazzino e la madre e lo scrittore diventa davvero un autentico dialogo a più voci. Lo ascolto mentre racconta come sia cambiato, oggi, il mondo del giornalismo. Un tempo certamente c’erano meno scuole di giornalismo (e tra queste cita giustamente quella di Urbino, in effetti molto rinomata, e da marchigiana ne sono orgogliosa) ma era anche più facile accedere alla professione; oggi, invece, praticamente ogni università ha un corso di giornalismo, ma è molto più difficile intraprendere una carriera continua e gratificante.

I motivi sono chiari, prosegue Garlando molto lucidamente: la crisi dei giornali stampati, la diffusione delle notizie via Web e, soprattutto in Italia, la drastica diminuzione dei lettori.

La concorrenza di internet, tuttavia, così come il calo della vendita dei giornali cartacei, possono al tempo stesso costituire un’opportunità e molti quotidiani, infatti, conclude il nostro ospite, hanno raccolto la sfida e fatto di necessità virtù.

Infatti, argomenta Garlando, oggi non ha più senso scrivere il lunedì mattina la cronaca precisa di un incontro calcistico, dal momento che fin dalla sera stessa della gara è possibile trovare in rete highlights, e cronache nelle versioni online delle testate giornalistiche stesse. Ha molto più senso, allora, scrivere dei commenti in grado di incuriosire un lettore-tifoso che ormai sa già tutto dei fatti.

Lo stesso ragionamento si applica, ovviamente, anche ai giornali non sportivi. E infatti quante volte noi, sfogliando un giornale, saltiamo la cronaca per focalizzarci sui commenti e sulle riflessioni dei giornalisti! Va anche detto, aggiungo io, che l’acquisto dei quotidiani spesso è incentivata dalla presenza, al loro interno, di inserti di varia tipologia che sono il vero motore dell’acquisto. Ad esempio spesso si comprano i quotidiani nei giorni in cui al loro interno è possibile trovare inserti culturali e di recensioni di libri.

Garlando si è anche soffermato a raccontare la propria esperienza di narratore, come abbia avuto inizio, come sia sempre complesso e pur sempre arricchente il rapporto con gli editori, come infine egli tragga la materia e la fantasia per costruire le sue storie.

Luigi Garlando

Nel narrare la propria esperienza umana e professionale, inoltre, Garlando ha riconosciuto la centralità della scuola e anche ciò costituisce una conferma dello spessore culturale e umano di questo scrittore-giornalista. Nella fattispecie Garlando ha frequentato il Liceo classico e, a costo di apparire di parte, non posso non trovarmi completamente d’accordo con quanto da lui sostenuto.

Non posso poi omettere qualche nota di colore che ha reso l’incontro ancora più piacevole. Infatti il 14 marzo era una data molto vicina al derby Milan – Inter e, da milanista quale sono, non ho potuto esimermi dal chiedergli un pronostico dato che lui è interista.

E mi ha gelata dicendo che secondo lui avrebbe vinto l’Inter in quanto il Milan, sempre a suo parere, non gioca bene. E subito gli ho controbattuto che anche l’Inter non sta giocando poi così bene… e lui ha annuito. Ha inoltre confessato di trovarsi in difficoltà sotto questo aspetto poiché sua moglie, che lavora nella società rossonera, è milanista… insomma il derby lo vive ogni giorno in casa!

Infine Garlando ha fatto un accenno alla sua difficoltà nel rapporto con i social che da un lato dovrebbero aiutare chi fa il suo mestiere a crearsi un po’ di visibilità, dall’altro invece possono incentivare l’attacco del pubblico che spesso potrebbe voler riversare lì il proprio risentimento per articoli poco graditi o talora assolutamente fraintesi. Ma anche in tal caso Garlando si mostra tutto d’un pezzo: la cosa migliore, ha concluso, è non rispondere alle provocazioni.

Alla fine del piacevole incontro non possono mancare le foto-ricordo con l’ospite e la sua prestigiosa firma con dedica al libro che è venuto a presentare nel Piceno dal titolo Quando la luna ero io edito nel 2018 per Solferino. Altri titoli famosi sono L’estate che conobbi il Che (Rizzoli 2015), Mister Napoleone (Piemme 2017) e, un po’ più datato ma forse il più importante, Per questo mi chiamo Giovanni (Bur 2004) ispirato alla storia di Giovanni Falcone.

Grazie mille Luigi Garlando, è stato molto bello averti nella nostra bellissima Ascoli…. peccato tu sia dovuto ripartire in fretta per la tua Milano, senza poterti godere un po’ più a lungo le meraviglie del nostro territorio… e peccato che poi il pronostico l’abbia vinto tu: nel derby del 17 marzo non c’è stata partita e ha avuto la meglio la tua Inter

P.s. tuttavia rispetto al 17 marzo ne sono successe di cose nel calcio! Sia Milan che Inter vivono di nuovo entrambe una fase di crisi, o perlomeno caratterizzata da alti e bassi, e la situazione non cambia molto per la Roma e per altre squadre. L’unica certezza è che la Juve ha già vinto il campionato. Ci sarebbero molte cose da scrivere, ma ora fugit… e già i giornali di stamattina domani saranno smentiti. Tuttavia i bei commenti, come quelli di Garlando, manent et manebunt!

 

Buon calcio a tutti e ad maiora!

 

Written by Filomena Gagliardi 

 

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