Intervista di Irene Gianeselli all’attore Alessandro Borghi

Intervista di Irene Gianeselli all’attore Alessandro Borghi

Feb 8, 2015

Alessandro Borghi si forma alla Scuola di Cinema Jenny Tamburi preparandosi ad affrontare ulteriori esperienze nel mondo del cinema.

Alessandro Borghi

Ha iniziato la sua carriera come stuntman in numerose serie e fiction televisive tra cui “Nassiriya – Per non dimenticare” e “R.I.S. – Delitti imperfetti”.

Oltre ad alcuni spot televisivi, videoclip musicali e cortometraggi – nel 2010 “Lui e l’altro” per la regia di Max Nardàri – partecipa in televisione a numerose serie e fiction come “Distretto di Polizia 6” e “Ho sposato uno sbirro”, “Questa è la mia terra 2”, “R.I.S. 5”, “Romanzo criminale 2”, “Gente di mare 3”, “L’isola”.

Nel 2013 è stato coprotagonista della serie “Che Dio ci aiuti 2” per la regia di Francesco Vicario e di “Ultimo 4” diretto da Michele Soavi. Lo ritroviamo in “Roma criminale” di Gianluca Petrazzi e nella seconda serie di “Squadra Narcotici” di Soavi.

Da poco sono terminate le riprese dell’ultimo film di Stefano Sollima dal titolo “Suburra” di cui Alessandro Borghi è protagonista.

Il giovane attore si presenta in esclusiva ai lettori di Oubliette Magazine.

 

I.G.: Come hai capito che avresti voluto fare l’attore e come hai cominciato?

Alessandro Borghi

Alessandro Borghi: Per caso. Uscivo dalla palestra e un ragazzo mi ferma chiedendomi di fare un provino per “Distretto di polizia 6”. Ero scettico, addirittura non mi presentai al provino. Fui richiamato dalla produzione e mi scelsero per un ruolo da protagonista di puntata. Dal primo momento in cui misi piede sul set esplose dentro di me qualcosa di magico, lo ricordo come fosse ieri. Era il 2006, sono passati nove anni, quella persona che mi fermò fuori dalla palestra è ancora il mio agente e molto di quello che ho realizzato lo devo a lui.

 

I.G.: Ci racconti la tua esperienza alla Scuola di Cinema Jenny Tamburi?

Alessandro Borghi: Mi ha dato quello di cui avevo bisogno. Ero all’inizio, ma avevo già in mente dove volevo arrivare. Alla Jenny Tamburi ho trovato esattamente quello che cercavo, la macchina da presa. Molte scuole o accademie di Roma, ed è così anche nel resto d’Italia, hanno un’impronta prettamente teatrale. Ecco, non era quello che volevo io. Io volevo abituarmi a stare davanti alla macchina da presa e a prendere confidenza con la tensione dei provini, con il lavoro che sarei andato poi a fare sul set. Credo, col senno di poi, che questa sia stata per me un’arma determinante.

 

I.G.: Quali sono le tue figure di riferimento?

Alessandro Borghi: Le uniche figure che porto come riferimento sono i miei genitori. Nel mio ambiente ci sono molte persone che stimo, perché al contrario di quello che dice qualcuno, l’Italia è colma di talenti, in tutti i settori. Basterebbe solo guardarsi un po’ più intorno.

 

I.G.: Sei protagonista di ” Suburra”, il nuovo film di Sollima. Ci parli di questa tu esperienza?

Alessandro Borghi

Alessandro Borghi: Fino ad ora sicuramente la più bella, forte e indimenticabile della mia breve carriera. Mi sono innamorato sin dal primo momento del personaggio che andavo ad interpretare, che mi ha dominato per tutte e dodici le settimane di lavorazione. Ho trovato un ambiente che poche volte mi era capitato, e non parlo solo dal punto di vista professionale, parlo di quello umano. Quando si lavora con delle persone umili,determinate e preparate come quelle che ho avuto la fortuna di avere intorno su questo progetto, tutto prende un senso diverso, tutto viene fatto al 100% e con un bel sorriso che ci aiuta a vivere meglio. Siamo molto fortunati a fare questo mestiere, il minimo che possiamo fare è sorridere. Il ricordo più bello è sicuramente legato a Stefano Sollima, una persona speciale.

 

I.G.: Ci racconti qualcosa sul tuo personaggio?

Alessandro Borghi: Non posso svelarvi molto: è un cattivo, davvero, non ha mezze misure (chi ha letto il romanzo sa di cosa parliamo). Un aspetto molto interessante riguarda il look, quando l’abbiamo definito ha stupito anche me, quasi non mi riconoscevo. Credo sia uno di quei personaggi che capitano poche volte nella vita, l’emozione che ho provato quando ho saputo che avrei interpretato il “numero 8” non la dimenticherò mai.

 

I.G.: Ci racconti un momento che, durante le riprese di Suburra, ti ha colpito: una sensazione che porterai con te anche in altre esperienze?

Alessandro Borghi: Quello che ha reso questo lavoro speciale è stato sicuramente l’entusiasmo. Ecco se io riuscissi a portare nei prossimi progetti l’entusiasmo che ho messo in Suburra, sarebbe un traguardo davvero importante. La voglia di fare, sempre e comunque, anche con 0° sotto la pioggia, anche dopo tre ore di straordinario, sempre e comunque rendermi conto che stavo facendo quello che davvero amo di più fare. Per molti può sembrare scontato, ma chi fa il mio mestiere saprà dare un peso diverso a queste parole.

 

I.G.: Cinema o Televisione, qual è lo spazio che preferisci?

Alessandro Borghi

Alessandro Borghi: Ho lavorato molto in televisione, e credo che in realtà la differenza tra quest’ultima e il cinema non sia poi così abissale come si crede. Credo sia legata all’80% al tempo che si ha a disposizione, che nel nostro ambiente è direttamente proporzionale al budget. Questo vuol dire che nel caso di Suburra, che è un grande progetto, la differenza c’è stata, ma vi assicuro che sui set cinematografici dove i budget sono ridotti a volte anche molto, le tempistiche sono identiche a quelle della televisione. Il nostro lavoro è anche questo, saperci adattare in base alle circostanze. Se si prendono come esempio i prodotti che ultimamente sta producendo Sky, per intenderci, capiremo che si parla di grande televisione, che non ha nulla da invidiare al cinema. Gli americani hanno questa concezione già da tempo, piano piano ci stiamo arrivando anche noi.

 

I.G.: Da giovane, cosa suggeriresti a chiunque volesse entrare nel mondo del Cinema?

Alessandro Borghi: Come ho detto più volte, bisogna assolutamente essere sinceri con se stessi, capire se davvero si può e si vuole fare questo mestiere con tutti i sacrifici che comporta. A quel punto tutto viene da sé, tutto prende valore, anche i momenti che possono sembrare più difficili diventano parte integrante di un percorso che se fatto con il cuore, senza pensare a tutti i luoghi comuni che circondano questo mondo, può regalarti dei momenti e delle soddisfazioni che porterai con te per tutta la vita.
I.G.: Progetti futuri?

Alessandro Borghi: Ce ne sono un po’. In questo momento sono in preparazione per il nuovo film di Claudio Caligari, che per me è una leggenda del cinema italiano. Si parte il 16 Febbraio a Roma e io sono molto felice.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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