Intervista di Rebecca Mais a G. Celestino, autore del libro “Du Démon”

“I principali teatri londinesi si trovano tutti in un’area poco più grande di un chilometro quadrato. A esser maligni, il risultato è una sorta di quarantena; l’arte come animale da zoo agli occhi del curioso. La dispersione, d’altronde, crea confusione e la fortuna dei soliti piromani da teatro non sarebbe certo balzata alle cronache se le strutture fossero state disseminate a caso lungo tutto il territorio. Ragionate: se provaste a bruciare un ramoscello nel deserto, otterreste forse lo stesso effetto di un fuoco nel bosco?”

G. Celestino

Londra, fine ‘800. Un giallo da risolvere, una verità sconcertante, un’ardua e surreale lotta tra bene e il male. Questo e tanto altro è “Du Démon” (Edizioni Della Goccia, 2014), esordio narrativo di G. Celestino, già autore di due raccolte poetiche.

Jean-Nicolas Alexandre Blake, protagonista del romanzo, è un ispettore londinese che dovrà fare fronte ad un mistero di difficile risoluzione e ricco di colpi di scena, ad un amore passionale e sofferto e personaggi tanto interessanti quanto inquietanti che non faranno altro che scardinare le sue certezze. Un romanzo coinvolgente, un viaggio nel tempo, un libro ben scritto che merita di essere letto.

L’autore, G. Celestino, ci ha gentilmente dedicato un po’ del suo tempo, cosicché voi lettori possiate conoscerlo meglio.

 

R.M.: Benvenuto su Oubliette. Quali libri ami leggere solitamente e quali sono i tuoi autori preferiti rispettivamente di prosa e poesia?

G. Celestino: Precisiamo subito; a mio parere, un libro deve esercitare una sorta di ‘richiamo’ sul curioso che va girovagando per la libreria. Personalmente, mi lascio spesso sedurre dal cocktail titolo/trama, dal ‘suono’ del packaging dell’opera, a meno che non mi interessi quella determinata opera. Da autore, trovo sia un lavoro così affascinante riuscire a creare questo mix attrattivo, che solitamente non delude nemmeno nella sostanza. Amo dunque leggere ciò che mi attira a sé… anche guidato dall’umore, perché no. Se proprio devo citare qualche autore in particolare, vado sul Bret Ellis di ‘American Psycho’ o su un più complesso ‘Ogni cosa e’ illuminata’ di Foer. Capostipiti letterari della mia giovinezza, restano comunque i ‘modaioli’, diciamo, romanzi di King, le saghe del Vampirismo puro ottocentesco o le versioni della prima Rice… e, ovviamente, il Poe più psicologico. Ho riletto più volte ‘Io sono Leggenda’ di Matheson, non per la presenza di vampiri, ma per l’essenza della solitudine che traspare e il fascino del ‘caviamocela da soli, perché sono l’ultimo uomo sulla Terra’. Poeticamente, invece, sono fermo a Blake e Montale. Concettualmente, il poeta è anche il cantautore, perciò se vale… io la poesia la ascolto.

 

 

R.M.: Prima di “Du Démon” ti sono state pubblicate due raccolte di poesie. Ti senti più legato alla prosa o alla poesia?

Du Demon

G. Celestino: Senza dubbio alla prosa; nasco autore di racconti. Trovo, tuttavia, che la poesia sia sottovalutata dai lettori. Forse perché, oramai, si confonde la poesia con l’aforisma ed è più semplice sia sulla bocca di tutti. C’è anche il fattore della ‘più immediata composizione’, considerata erroneamente meno importante. Certo, io stesso non entrerei mai in libreria a comprare un libro di poesie, se non di un autore che già conosco.

 

R.M.: Quando e in che modo hai cominciato a scrivere?

G. Celestino: Non esiste un quando, anche se risponderei ‘sin da piccolo’. Credo sia stato un ‘naturale evolversi’, incanalare un’energia. Per quanto mi riguarda, l’ho sempre considerata anche catarsi, specie le prime volte.

 

R.M.: Com’è nata l’idea di ambientare “Du Démon” nella Londra di fine ‘800 e di inserire tutta una serie di temi e citazioni colte?

G. Celestino: È l’omaggio a un genere; ho sempre desiderato scrivere qualcosa alla Bayron, alla Polidori… le citazioni sono legate alla ‘pomposità’ delle personalità letterarie del tempo citato, un cliché che si rifà ai personaggi cartacei di allora, dotati di una personalità più colta e fascinosa della maggior parte dei protagonisti più attuali. Anche i più attuali, secondo me, si rifanno a quelli di allora. 

 

R.M.: Un aggettivo per definire il tuo romanzo?

G. Celestino: Cinematografico. La visione globale suggerisce un facile adattamento in pellicola, credo. Se posso esagerare, lo definisco ‘non uno dei miei migliori scritti… ma giusto come start up’.

 

R.M.: Chi vorresti leggesse il tuo romanzo e vi è un messaggio in particolare che ti piacerebbe venisse recepito?

G. Celestino: Nessun messaggio che non sia recepito dal lettore, che può avere caratteristiche più disparate; di base, forse, che il Male non è’ là fuori.

 

R.M.: Il tuo libro può al momento essere acquistato solamente in formato cartaceo, ma qual è il tuo parere sugli e-books? Leggi mai e-books?

G. Celestino

G. Celestino: Viviamo in una società molto ‘fast’; la gente arreda le case senza comprare librerie, ma fa spazio a comodini per laptop o iPad… perciò, l’ebook e’ sicuramente un ‘modo’ di leggere. Permettimi, sarò anche antico, ma la carta è la carta. Prepareremo senza dubbio anche l’e-book; non possiamo slegarci dal mercato, evitando di raggiungere anche i lettori che trovano la multimedialità un’irrinunciabile comodità.

 

R.M.: Progetti futuri? Stai forse già lavorando a qualcosa di nuovo?

G. Celestino: Conto di terminare il prossimo romanzo per novembre; sono nato a novembre e mi piace organizzare le edizioni in prossimità del mio compleanno. Nel mezzo, ci saranno sia tour promozionali sia maree di idee per storie fuorvianti, che mi porteranno a rimaneggiare l’opera finale, ampliandola. Prevedo inoltre collaborazioni, preferibilmente in progetti che abbraccino il mio lavoro come quello di altri artisti, per creare quelle sinergie interessanti che sono vero carburante per la cultura. Ad ogni modo, sì: sto lavorando alla mia prossima uscita, evitando le soste come possibile.

 

Non ci resta quindi che attendere il nuovo romanzo. Grazie per la tua disponibilità G. e a presto.

 

Written by Rebecca Mais

 

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