Theresa Kachindamoto: leader tribale del Malawi che lottò contro la pratica dei matrimoni precoci
“Il loro compito non è fare le faccende domestiche o accudire i figli, ma studiare, perché solo l’istruzione può garantire loro un futuro.”

A un anno dalla scomparsa di Theresa Kachindamoto, avvenuta il 13 agosto 2025, il rumore che ha sollevato la sua presenza in quell’angolo d’Africa che le cartine geografiche tendono a dimenticare, non si è spento.
Ma chi era Theresa Kachindamoto? Soltanto una donna che ha indossato la tunica rossa tradizionale dei capotribù e un diadema di pelle di leopardo?
Dunque, Theresa, sì capotribù, ma con un ruolo del tutto rivoluzionario rispetto a coloro che l’hanno preceduta.
Figura di donna straordinaria che ha avuto il coraggio di dire “no” al potere che rappresentava, dichiarando guerra a una delle pratiche più devastanti del suo distretto e dell’intero paese. Ovvero, alle unioni forzate di bambine con uomini molto più anziani, impedendo a migliaia di ragazzine di sposarsi in giovanissima età, senza esserne consenzienti.
“Non voglio matrimoni giovanili.”
Theresa Kachindamoto, nasce il 23 novembre 1958 nel distretto di Dedza, in Malawi, ultima di dodici fratelli. La sua famiglia appartiene alla dinastia regnante dei Maseko Ngoni, una stirpe guerriera che nel XIX secolo migra verso l’altopiano centrale del Malawi.
Per oltre vent’anni, Theresa lavora come segretaria in un college del distretto di Zomba, nel sud del paese. Si sposa, ha cinque figli e conduce una vita apparentemente ordinaria. La sua vita prende una svolta inaspettata nel 2003 quando, alla morte del fratello, viene designata ad assumere il comando del Distretto di Dezda. Incarico, che in un primo momento rifiuta. Ma dopo molte insistenze accetta la funzione di capo supremo del distretto, con giurisdizione su oltre 900.000 persone.
“Dissi: «No, non voglio diventare capo».”
Parole queste, pronunciate da Theresa per manifestare il suo diniego iniziale.
Theresa Kachindamoto, una delle pochissime donne a ricoprire quel ruolo in un paese dominato dalla cultura patriarcale, viene investita come Kachindamoto VII, eredita la tunica rossa, i gioielli tradizionali e il diadema di pelle di leopardo che ancora oggi simboleggiano l’autorità dei capi Ngoni.
E come tale avrebbe potuto limitarsi ad amministrare la giustizia, presiedere le cerimonie e mediare le dispute. Ma, appena insediata, si rende conto di una realtà che certo non le è nuova, ma che ugualmente la lascia sconcertata. Una piaga sociale da cui è afflitto il suo distretto e l’intero paese. E al contempo le scombina i piani di governabilità del suo distretto.
Bambine di appena dodici o tredici anni sposano uomini molto più grandi di loro, spesso su decisione dei genitori. In molti casi per il denaro ricevuto dal futuro marito per contrarre il matrimonio. Ovviamente, le giovanissime, fidandosi di uomini del tutto sconosciuti sono costrette ad abbandonare la scuola. Ma, come se non bastasse, oltre a perdere per sempre ogni possibilità di costruirsi un futuro, rimangono incinte troppo presto e subiscono violenze domestiche.
Le cifre di cui Theresa viene a conoscenza sono impressionanti, nel momento in cui constata che il Malawi era (ed è tuttora) uno dei paesi con il più alto tasso di matrimoni precoci al mondo. Ma poiché Theresa non è una donna indifferente, non può stare a guardare senza far nulla di fronte a queste stime impressionanti. Comprende però, fin da subito, che non può agire da sola.
Comprende di dover coinvolgere la rete di potere locale, a cominciare dai sotto-capi che governano i villaggi del suo distretto. Li convoca tutti in una riunione, e senza chiedere alcuna approvazione, per arginare la situazione, impone di legiferare con un accordo in cui tutti i rappresentanti si devono impegnare a intervenire nelle loro aree di competenza, al fine di abolire i matrimoni precoci. Il tutto con una clausola secca: chi non avesse rispettato l’intesa sarebbe stato destituito. Sono quattro i capi che ignorano l’accordo e permettono che l’usanza primitiva abbia seguito. A cui Theresa risponde senza alcuna esitazione licenziandoli. A quel punto il messaggio è chiaro, e i quattro si impegnano formalmente ad applicare le nuove regole, e vengono reintegrati.
“Se non potete cambiare la loro mentalità, cambiate la legge.”
Motto di Theresa, rimasto memorabile nella memoria di coloro che l’hanno amata.
Comunque sia la situazione, Theresa non si è limitata a gesti eclatanti. Ma, viaggiando di villaggio in villaggio, incontra i genitori, parla con le ragazze, organizza gruppi di madri e insegnanti per monitorare la situazione. Con un approccio innanzitutto educativo, spesso paga di tasca propria le tasse scolastiche delle bambine che ritornano a scuola. Quando non può farlo, cerca sponsor e donatori disposti a finanziare l’istruzione di quelle ragazzine.
Il risultato è stato che nel corso di oltre un decennio di attivismo, anche se le stime variano, Kachindamoto annulla più di 3.500 matrimoni precoci nella sua area di giurisdizione.
“Devono andare a scuola. Abbiamo stabilito le nostre leggi per governare tutti nel mio territorio per quanto riguarda i matrimoni, e non lasceremo alcuna vacca sacra.”
Ma con la sua attività, Theresa Kachindamoto non ha soltanto annullato matrimoni.
Kachindamoto ha lavorato anche per abolire pratiche tradizionali dannose come i cosiddetti kusasa fumbi, ovvero, campi di iniziazione sessuale in cui bambine di appena sette anni vengono avviate alla vita matrimoniale, spesso subendo abusi.
Sono importanti cambiamenti legislativi questi, che hanno oltrepassato i confini del suo distretto, arrivando nel 2015, ad approvare una legge (Marriage, Divorce and Family Relations Act), che ha fissato a diciotto anni l’età minima per contrarre matrimonio.
Nel 2017, una modifica costituzionale chiudeva definitivamente l’escamotage che permetteva ancora il matrimonio minorile con il consenso dei genitori. In definitiva, la chiave del successo di Theresa è racchiusa nella sintesi che vede il diritto formale combinarsi con la tradizione.
“Nessun bambino deve essere trovato a oziare in casa, a lavorare nei campi o a svolgere faccende domestiche durante l’orario scolastico.”
La strada di Kachindamoto non è mai stata facile. Si è scontrata con l’opposizione di molti genitori, che vedevano nelle figlie una fonte di reddito (la dote pagata dallo sposo), una pressione economica fortissima e un modo per alleggerire il bilancio familiare in un paese tra i più poveri del mondo, dove la sussistenza è una lotta quotidiana.
Theresa, inoltre, è stata anche minacciata di morte da esponenti politici e da altri capi tradizionali che non condividevano le sue posizioni. Ma lei non ha mai ceduto, è rimasta ferma e determinata sulle sue posizioni. Rifiutando anche regali e offerte in denaro, pur di non apparire accomodante.
“Se le ragazze sono educate, possono diventare quello che vogliono. Anche mogli e madri, se lo desiderano. Ma se loro vogliono.”
L’eroismo silenzioso di Kachindamoto non è restato a lungo nell’ombra. Negli ultimi anni della sua vita, ha ricevuto premi e riconoscimenti.
Morta il 13 agosto 2025, ai suoi funerali ha partecipato il Presidente del Malawi, che l’ha definita “una soldatessa dedicata che è morta in prima linea”. Inutile dire che ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua comunità e in coloro che l’hanno amata, lasciando un’eredità che continua a ispirare l’Africa intera.
Non è ancora chiaro chi erediterà il trono di Kachindamoto. Tradizionalmente, la successione è avvolta nel segreto e legata a complesse regole di lignaggio. E questo potrebbe complicare la continuità dell’opera di Theresa. Ma al di là del trono, la sfida più grande è garantire che i progressi ottenuti da Theresa non vadano perduti. Ancora oggi, le adolescenti del Malawi affrontano rischi enormi.
Secondo dati recenti il numero delle gravidanze precoci non è diminuito. Migliaia di ragazze rischiano di abbandonare la scuola e di vedere compromesso il proprio futuro.
“I bambini non devono sposarsi prima del tempo, devono andare a scuola.”
A raccogliere il testimone di Theresa Kachindamoto sono oggi giovani capi come Fumukazi Zilanie Kamgundanga Gondwe, capo del popolo Phoka nel Nord del Malawi, che ha dichiarato: “Quando un grande albero come Inkosi Theresa Kachindamoto cade, la foresta sente il vuoto. La sua assenza lascia una ferita profonda, ma le radici che ha piantato sono vive nel suolo del Malawi. Ci ha mostrato che la tradizione non è una gabbia: è uno strumento vivente, pensato per proteggere la dignità e salvaguardare i vulnerabili. Opponendosi con coraggio ai matrimoni precoci, ha spostato il nostro terreno culturale e ci ha ricordato che le pratiche dannose sono distorsioni della tradizione, non la sua essenza”.
Theresa Kachindamoto non è stata un’eroina perfetta, senza macchia e senza paura. Ma una donna che ha conosciuto il dubbio e l’esitazione. Una segretaria diventata capo per caso, che poteva limitarsi ad amministrare e invece ha scelto la rivoluzione. Una madre di cinque figli che ne ha protetti migliaia. Una donna di potere che ha usato il suo potere per restituire alle ragazze la possibilità di scegliere.
La stessa Kachindamoto, poco prima di morire, ha lasciato una frase che suona oggi come un testamento spirituale.
“Se istruisci una bambina, istruisci l’intera area… istruisci il mondo.”
Un’affermazione che riecheggia anche nelle parole dell’intellettuale ghanese James Emman Aggrey, che afferma: “Quando istruisci un uomo, istruisci un individuo; quando istruisci una donna, istruisci un’intera nazione”.
Con la scomparsa di Theresa, il Malawi e l’Africa intera hanno perso una voce potentissima. Ma quella voce non tace: risuona nelle aule scolastiche del distretto di Dedza, negli occhi delle ragazze che hanno potuto tornare a studiare, nelle leggi che Theresa ha contribuito a far approvare. A un anno dalla sua scomparsa, la sfida è mantenere viva quella fiamma.
Perché, come ha detto lei stessa: “Il mio lavoro non finisce con me. Finisce quando ogni bambina sarà libera di essere bambina, e non sposa, madre, serva”.
Written by Carolina Colombi
