“La schiava bambina” di Diaryatou: dalla Guinea all’Europa
Forzarla a venire con me non serve a niente, devo fare in modo che capisca da sola.

“La schiava bambina” è la vera storia di Diaryatou Bah, una ragazzina, ora donna, che a quattordici anni ha sposato un uomo più vecchio di lei di almeno trenta; dal quale ha avuto tre figli, tutti morti.
La ragazzina viveva in Guinea con la nonna: “Mi incoraggia a guardare il lato buono della vita e mi fa imparare molte altre cose preziose, la nonna, per me è tutto”.
Qui abbiamo modo di osservare come vivono, il lavoro nei campi, la loro casa, le camminate per raggiungere il mercato e vendere i prodotti per poi acquistare altro cibo. Ma, nonostante la povertà, c’è la ricchezza d’animo, la gioia.
Tra poveri si aiutano, anche se non hanno niente.
Un giorno viene però portata nella foresta e qui le viene praticata l’escissione, una pratica di mutilazione genitale.
Quando la nonna sta male viene riportata da suo padre, nella casa in cui vive con quattro mogli e una trentina di figli. Ogni moglie vive con la propria prole.
Parlando della madre: “Nel suo piccolo villaggio, in mezzo alla savana, non le hanno insegnato a battersi, non più di quanto sia stato insegnato a me”.
Del padre dice: “Ma ciò per cui si batte maggiormente è la costruzione degli alloggi, in modo che ogni famiglia immigrata nella capitale abbia diritto a un’abitazione”.
Il padre la fa studiare, può uscire per andare al cinema e con gli amici. La ragazza si innamora del vicino, ma lei è stata già promessa a un altro.
Il padre viene arrestato e perde tutti i suoi poteri e anche la possibilità di una ricchezza che possa permettergli il mantenimento di tutti loro.
Convincono Diaryatou a sposare questo marabout, un leader religioso musulmano, che la porta con sé in Olanda.
La prima volta che la possiede le mostra l’abito bianco, sporco di sangue, simbolo della sua verginità. Ma, per ricattarla, le dice che lei non era affatto vergine e che, se non farà quello che lui vuole, lo racconterà alla famiglia.
La mantiene, le compera cose, ma… “Ma tutto ciò che compro lo pago… lo pago sul mio corpo, lo pago con le minacce che mi butta in faccia. Il poco che mi dà si trasforma in ricatti, in parolacce o in stupri”.
Rimane incinta una prima volta e abortisce, quindi una seconda e una terza. Non spetta a me raccontare cosa accade in queste gravidanze. Posso solo dirvi che verrete a conoscenza della loro vita, del modo ingenuo e corretto di pensare di lei; di quello scorretto e crudele di lui. Che ha altre mogli e altri figli, che spesso l’abbandona da sola; ma quando torna pretende.

Anche quando lei vede alla televisione la caduta delle torri gemelle lo associa alla sua situazione: “Il mio undici settembre è stato il giorno in cui ho capito che mio marito preferiva il potere alla vita”.
La vita dei suoi figli mai nati e per cui lei soffre. Ho faticato a comprendere come una madre possa amare i figli di uno stupro. Per me è stato davvero ostico. E, anche, accompagnarla nel suo percorso dove lei si sentiva in colpa.
C’è un nuovo trasferimento in Francia, finalmente qui assistiamo al suo riscatto. Alla ribellione e al suo percorso per riuscire a diventare una donna emancipata e libera.
Ho potuto scoprire così cosa accade in Francia a chi vive per strada, agli aiuti, all’integrazione che qui, da noi, fatico a vedere.
“La schiava bambina” è una storia vera, una storia cruda. Un percorso di rinascita e libertà.
© La schiava bambina, 2007, Edizione Piemme
ISBN 978-88- 566- 0153 – 4
Pag. 220
€ 10,00
Written by Miriam Ballerini
