“Non ho mai avuto la mia età” di Antonio Dikele Distefano: è umiliante essere poveri?

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Non sapevo che la tristezza fosse un fatto di sottrazione numerica.

Non ho mai avuto la mia età di Antonio Dikele Distefano
Non ho mai avuto la mia età di Antonio Dikele Distefano

Sono stata attratta subito dalla copertina, oltre che dal titolo “Non ho mai avuto la mia età”: un bambino di colore con gli occhi chiusi e un dito, da bianco, puntato addosso.

L’autore Antonio Dikele Distefano ci dice che il libro è d’invenzione, anche se scritto in prima persona dal protagonista, Zero, perché nemmeno degno di averlo un nome. Ma, alla fine, troviamo un piccolo paragrafo, uno solo, che spezza il cuore: un ragazzo di diciotto anni ucciso dalla polizia, proprio come Zero.

Nonostante d’invenzione, ci cala in una realtà che poco possiamo capire, noi fortunati: quella di essere cresciuti nella parte sbagliata di una città, con pochi soldi, a volte nemmeno sufficienti per mangiare e, soprattutto, il colore della pelle sbagliato.

È umiliante essere poveri, essere etichettati come assistiti.

I capitoli de “Non ho mai avuto la mia età” sono suddivisi dall’età di Zero, dai sette ai diciassette anni.

I genitori di Zero e Stefania si separano: “Mio padre è stato il primo sacrificio che mi ha imposto la vita, la mia prima improvvisa tristezza”.

La vita del ragazzino è una continua sottrazione, in un paese che non ti riconosce italiano nemmeno se sei nato qui; dove la gente ti tiene alla larga perché nero. Dove sua madre si mette assieme a Mario, un leghista che odia i neri, costringendo Zero e Stefania ad andare a vivere col padre, Scoprendone l’omosessualità.

I bianchi nei neri ci vedono sempre qualcosa di cattivo.

Questa, più di altre, è la frase scolpita nel romanzo “Non ho mai avuto la mia età”, che accompagna ogni vicissitudine di Zero.

Non accadono quasi mai belle cose: “La vita ci trattava come se volesse ucciderci, ma poi non ci uccideva”.

Quello che di buono Zero ha nella vita sono i suoi amici, ognuno di loro straniero, ma di un paese diverso. Anche se, per gli italiani, un nero è un nero e non sa distinguere da dove arrivi.

La nostra pelle assorbiva i colori della notte e gli insulti razzisti.

Giocano per strada, crescendo, con un pallone e la voglia di salire su un tetto a urlare al cielo i loro desideri, i loro voglio.

Parla di se stesso e degli amici sviscerandone ogni aspetto. Anche la volta in cui sono stati tutti assieme con una ragazza, adolescenti, provando cosa sia il sesso.

I primi amori, gli amori importanti, quelli passeggeri.

Tra di loro Inno è quello che sta per riuscire a fuggire dalla povertà, entrando nel campionato di calcio in una squadra importante. Già… ci sta quasi riuscendo, ma poi…

Antonio Dikele Distefano citazioni
Antonio Dikele Distefano citazioni

C’è poi quel periodo dove, alla disperazione, Zero si fa coinvolgere da un amico nel furto di cellulari e portafogli. Riesce così a pagare gli arretrati dell’affitto che il padre non è riuscito a coprire.

Ma poi trova lavoro, perché lui è un bravo ragazzo, non vuole finire male come tanti.

Eravamo capri espiatori di un sistema basato sulla paura.

E ci sta anche riuscendo.

Un libro intenso, che ci dona risposte, ci fa vedere anche cose che preferiremmo non conoscere, perché è meglio girarsi dall’altra parte.

Un libro realista, forte, che non nasconde nulla.

 

© 2018 Mondadori

ISBN 978-88-04-70214-6

Pag. 207

€ 13,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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