“La maschera della pace” di Michela Rivetti: il dovere viene prima della vita?

“La maschera della pace” di Michela Rivetti è il terzo capitolo di una prevista ennalogia riguardante le vicende politiche e storiche occorse, principalmente, nella provincia reggiana tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

La maschera della pace di Michela Rivetti
La maschera della pace di Michela Rivetti

Come già scrissi, commentando Alareiks il Falco di Fuoco di Alessandro Pivetti e Emiliano Calvo, mi sorprende come per le nuove generazioni di scrittori la storia sia, pensa te!, maestra di vita… Eppure si tratta di un detto celebre e senz’altro fondato. Studiare la Storia del tempo passato serve a capire quello del presente e del futuro. Un detto raccolto presso un sito dialettale reggiano recita: “A’ ma fà talmèint eschîva ch am vîn l armègn”: mi fa talmente schifo che mi fa venire il vomito (non ho però trovato armègn sullo storico-mitico dizionario Serra-Ferrari). Un altro detto, che ricordo con simpatia, è: “Al fà schîva e sèt vergògni!”: fa schifo e sette vergogne! Il quale è l’effetto lassativo che mi dona fin dalla prima infanzia la storia. Onde per cui io la odio.

L’amico scrittore Riccardo Garbetta più di una volta ha provato a dirmi che un conto è la Storia, per lo più orrenda, che c’è stata e un altro è lo studio degli avvenimenti che hanno condotto il mondo alle condizioni attuali. E non posso che dargli ragione. La mia è una mera reazione anafilattica ad allergeni che, di per sé, non presentano elementi tossici. Un noto filosofo afferma che l’uomo è un animale sociale. E su questo non ho nulla da obiettare. Eppure… non so se sapete cosa combinarono al loro consanguineo taluni umani della preistoria (lo lessi ne “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis)… Eppure parevano e forse erano dei bravi ragazzi… fatalmente immersi nella maleodorante Storia, per cui l’eliminazione fisica del familiare andava purtroppo espletata, tipo una pratica burocratica. La qual cosa è accaduta ogni volta, nel corso dei millenni. Cesare non era, come si dice, un ragazzino esente da colpe, ma, se Marco Giugno Bruto (che fu anche storico) decise di accoppare colui che l’aveva adottato, e che lo riteneva un suo figliolo, ci sarà stato un motivo cogente. E se qualcuno avesse da ridire sul fatto che quel Bruto, tanto pacifista non lo era, beh è solo una conferma del fatto che la Storia avvelena anche te ma mi chiedo: come si può dirLe di smettere? Perciò continuo a preferire ciurlare nel (mio) manico tutta la vita, ispirandomi agli inclìti maestri di vita Henry Miller e Charles Bukowski, piuttosto che armarmi fino ai denti e scendere in guerra contro il primo che passa. La guerra è un cancro e mi rifiuto d’essere un agente patogeno. Ma ha sempre ragione Riccardo: ogni forma di cancro va studiata, per evitarne le letali conseguenze

Sia benedetta perciò Michela Rivetti, oltre ai due citati autori di Alareiks, nonché Rita Coruzzi, di cui non vedo l’ora di leggere il più recente romanzo La dogaressa. Ed è un mezzo miracolo che sia sopravvissuto questi fervidi credenti nei valori umani. Per cui inizio ora la disamina del romanzo di Michela.

Pagina 9 de La maschera della pace: “Gli occhi scuri di Gian Jacopo fremettero: ‘Non siamo ladroni! Odio quando i soldati si comportano come banditi.” – quando sparano ai civili, ne ardono i corpi e devastano le loro case.

Sono poi descritte le colpe infami della controparte, come se nulla fosse da eccepire dalla propria. La Storia diventa un atto giudiziario, coi rei da una parte e gli immacolati dall’altra, mischiati opportunamente alle vittime. Conviene ora parlare (10): “Del Pico e dell’orrenda sua morte.” – per mischiare meglio le proprie carte. Sento però che la devo smettere! È ovvio che tutto resta sub judice, per cui i rei di oggi diverranno i giudici di domani. Però… occorre scegliere ogni volta: Enten-Eller! Perciò qualcuno dirà, prima o poi: Sciacquatevi la bocca quando parlate di quella gente che i vostri avi hanno ingiustamente condannato. E vergognatevi al posto di quegli infami!

Pagina 11: e ora ci si mette pure l’Ariosto: “Dite? Allora me lo appunto e cercherò di inserirlo nel mio poema…” – dove l’eroe, che già fu Innamorato, ora è diventato Furioso, e capace di ogni atto dis-umano. Gianni Celati tifava per Matteo Maria Boiardo, Ermanno Cavazzoni per Ludovico… Ma tutte storie di guerre erano… Un dì sconvolsi un amico dicendogli che l’Iliade, poema cosmico come pochi, era la narrazione della prima partita truccata della Storia. Era anche in tal caso quell’amico che cerca ogni tanto di farmi cambiare idea su quella maleodorante Signora.

E ora leggo (pagina 12):Insomma, è il Papa guerriero, preferisce gli scontri diretti agli intrighi.” – l’erede di San Pietro o del Crocifisso? Tu che ne pensi, Nikos Kazantzakis? E tu, Vito Mancuso?

Pagina 18 de La maschera della pace: “Mi piace combattere, per esercizio. Questa guerra… non è mia, non ne vedo l’utilità. È la solita, voluta da chi ha potere per avere più potere e ricchezza, non c’è valore, un’idea giusta a sostenerla.” – e qui ora ri-casco io, mulo triestin, dalle orecchie pendule… Esistono guerre virtuose? Temo di sì.

Pagina 33: e Platone? “Cosa dice dei demagoghi? Sono coloro che si ingraziano il popolo dandogli dolci, piacere, sine pensare alle conseguenze o ai reali bisogni, perché ciò che vogliono non è la prosperità della città, bensì il dominio.” – e cosa c’è di più attuale di tale mira? E quella parolina latina è stata inserita, come tante altre occasioni, per colorire la prosa. E devo dire che l’effetto è garantito. A pagina 45 colgo “le pezo cose su de me” e “la zente come te”.

Pagina 75: “Domenico sogghignò: ‘Sia lode al Signore… e potere al suo servo.” – amen! San Pietro e san Paolo fecero un ottimo lavoro, dalle conseguenze inaspettate, sapendo utilizzare dei messaggi mistici per fini storici. Oh, m’è scappata!

Pagina 94: Sappiamo quale affronto Alfonso perpetri contro la Chiesa: ha concordato con re Luigi che il sale di Comacchio sia l’unico acquistabile in Lombardia.” – da sale deriva il termine salario. Colgo una battutina a pagina 95:Ogni tanto lo Spirito Santo è ubriaco o si perde qualche conclave, altrimenti non si spiega l’elezione di…” – il nome di quel monarca religioso poco m’intriga.

Pagina 96:Mali spirituali e materiali caleranno su Reggio.” – che si è talvolta maciullato le ossa in nome e cognome della Storia.

Pagina 150: dice un brav’uomo: “Non voglio insistere. Verificate e decidete se han più peso gli stenti degli uomini oppure l’orgoglio.” – io proverei a insistere, invece!

Pagina 159: Un altro la pensa così: “Io servo combattendo.” – che Ares sia con te (e che Hádēs vi accompagni)! E poco dopo aggiunge: “Adoro essere in prima linea, ho gusto solo nell’espormi, nel provarmi continuamente sul campo.” – almeno tu ti getti nella mischia, non te ne rimani nel tuo salotto mentre i tuoi sudditi crepano e fan crepare: la tua è la forma d’eroismo meno schifosa delle altre. Ma a dirti ‘ste cose sagge è quell’incoerente che ha letto un migliaio di albi di Tex Willer, il quale ha ammazzato delinquenti a tonnellate, con l’ausilio dei suoi mitici pards!

Pagina 162 de La maschera della pace: “Non gli importava dove colpisse, non gli interessava tenere in vita o uccidere quegli uomini, solo sgomberare la strada.” – e questo è colui che somiglia a quel Dio.

Pagina 164:Se non c’è un po’ de rischio non c’è gusto.” – proverbio delle nostre parti, cara scrittrice: i gusti sono 111.

Pagina 166:È uno Stato dentro un altro Stato e lui è el Signore assoluto…” – e questo vale sempre di più: è per i soldi che si fanno le guerre. E per la brama di chi suole comprare gli uomini al solo fine di rivenderli.

Pagina 168: “… gli Scajoli, almeno uno, potevano essere buoni, la reciproca distruzione non era l’unico futuro possibile.” – ed è questa la soluzione di cui la pur Svergognata Storia può esserci garante? Sì… temo che continuerò a confondere lo studio dei fatti con i fatti in sé!

Pagina 196: “… espanderò il mio potere. Ho la benevolenza di molti principi. Riavrò il pieno dominio dei miei feudi e farò mie etiam Rubiera, San Martino e Reggio.” – e poi… vivrai per caso in eterno?

Pagina 229: “Diamine!…” – la quale è una esclamazione che dà l’idea dei due potenti alleati che un belligerante prospetta per la propria azione distruttrice e poi, pian pianino, ricreatrice: il Diavolo in primis, il Dominus, appena un po’ dopo.

Pagina 298: e quel paladino “insistette: ‘È tutto sotto controllo, dai passi montani fino al Po, a Brescello. Finché Reggio resisterà, tutto il contado reggerà. Moriremo piuttosto che cedere.” – il quale pare il proclama di un leader di una curva sud calcistica.

A pagina 310 colgo dal selciato, per l’ennesima volta, ‘ste due squadracce: la “Cuseina” e la “Tvaja” – lo traduco per l’eventuale pescatore di Cabras in ascolto: la Cucina e la Tovaglia. Non mi pare affatto strano che si riferiscano entrambe al sognato banchetto futuro, ove il vincitore si ciberà dei cadaveri (e del vitto) altrui.

Pagina 331: un problema allora cogente (e ora superato): “L’esercito pontificio è troppo potente…” – poi, essendo composto anch’esso da umani, si sottomise all’entropia cosmica.

Pagina 338:Offre pace non per magnanimità, bensì per risparmiare munizioni, sangue e denaro che vuole conservare per prendere Milano.” – ogni verità, per quanto sia effettuale, tende a truccarsi d’idealismo.

Ma che mi tocca sentire a pagina 343!: “Noi, donne di Rezo, siamo come le spartane, che, quando Pirro assediava la città, impugnarono le pale e scavarono un fosso per la difesa…” – svolgendo alacremente il compito di contro-belligeranti… Una cosa le devo ammettere, cara Scrittrice: sai davvero frapporre tra gli eventi tanti bei dialoghi che affollano quei frangenti: pagine intere di doxa che i vari personaggi si scambiano animatamente. È quel che amo di più della tua Scrittura. Il contenuto, invece, continua a obbrobriarmi! Ma non è colpa tua! È colpa dell’uomo! Io odio l’uomo!, urlò Carmelo Bene. Sto assumendo il tutto come se fosse un farmaco omeopatico…

Pagina 383 de La maschera della pace: questo spara un eroe: “… Il mio dovere, però viene prima della mia vita. Se per evitare la morte facessi meno di quanto dovrei, non riuscirei più a godere di un solo giorno su questa Terra. Ho obblighi verso Dio, il Duca, Reggio e la famiglia, sottrarmi etiam solo a uno di essi sarebbe un rimorso inconsolabile.” – che dirti… continua pure così, se proprio ti va…

A pagina 396 inizia un lungo monologo interiore di un guerriero, bello e bellico al contempo, che però so che non m’appartiene affatto. Lo leggo e proseguo, scuotendo tristemente il capo.

Non riporto quel che sento a pagina 390 e 403: ove il sommo poeta reggiano-ferrarese esibisce tutta la sua ardita supponenza, che poi sparge un po’ dappertutto. Amai il suo Orlando furioso, allorché lo lessi, così perfetto in sé, ma non mi manca per nulla, a differenza dell’opera, dico un nome a caso, che, appunto, non a caso, è il suo beffardo antagonista: Arthur Rimbaud: Assez vu… Assez eu… Assez connu… Depart dans l’affection et… – il quale a un certo punto cessò d’essere un veggente rivolgendosi a un più remunerativo mercato di armi, e fors’anche di schiavi.

Michela Rivetti citazioni La maschera della pace
Michela Rivetti citazioni La maschera della pace

Pagina 410: “… ma lo sparuto gruppo era già stato sbaragliato. Un nemico cadde proprio in quel mentre sotto i colpi di Ariosto.” – un poeta della guerra, come tanti altri… A pagina 411 spunta uno dei vari riporti della sua opera più celebre.

Tanti dialoghi ancora. La pace ha bisogno delle chiacchiere, che alla fine si trasformeranno in intrigoni, dette pure frappe, nonché bugie.

Pagina 463 de La maschera della pace: “‘Tacete, è meglio’, – ringhiò Alberto.” – No! È giusto che se ne parli, che se ne scriva, che siano sviscerate le viscere umane che sono servite a giungere a quest’oggi che tanto ci fa fremere.

È la Storia! Nessuna deve tacerla. Anzi, va benedetto chi, come la Michela Rivetti, ha deciso di rispolverarla, da sottaciuta che era. La nostra città non fu solo la creatura di Marco Emilio Lepido, fondatore del Regium Lepidi. La nostra non fu solo la terra di Matilde di Canossa. Reggio Emilia non fu solo la Città del Tricolore. La nostra provincia non fu solo un lato insanguinato del Triangolo Rosso della Resistenza! É stato ben altro, come l’Italia intera… come il mondo intero!

Pagina 495:La Cuseina avrebbe cambiato volto, dopo quella notte…” – e, nel frattempo: “La Tvaja si era radunata a palazzo Bebbi per resistere all’urto. Dovevano superare il primo feroce assalto.” – il primo di una lunga serie, temo, e non solo di eroici assalti…

Confido in te, bella e cara Michela.

Il mondo è spigoloso, come ben sa quella Lucrezia, la quale “… era abituata ai toni sprezzanti, ma quello era odio affilato…” – ed è un fatto di noi reggiani, quando il nostro lato gotico contadinesco emerge sugli altri: non la mandiamo mai a dire.

Pagina 498 de La maschera della pace: un urlo: “Dobbiamo abbattere i tiranni e i loro simboli…” – e, parafrasando un detto, ove il soggetto reale e originario sono sempre loro, i soldi: ce ne saranno di despoti che non ci saremo noi! Anche a me, come a un altro dei tuoi lettori, quell’Ilario piace pochissimo: non lo vorrei avere come condomino.

Spoiler finale che riproduco in versione monca: Per vostra fortuna, inizierò a odiarvi da…”

Il resto è covato nell’alveo di pagina 510. Latest, not last and not least!, Michela!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Michela Rivetti, La maschera della pace, Edizioni Il Viandante, 2026

 

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