Claudio Rabino: la vita raccontata attraverso il colore
Maestro del colore.

E con “maestro”, oltre alla perizia tecnica, voglio sottolineare la passione e l’entusiasmo con cui Claudio Rabino insegna e diffonde la sua arte tra i giovani, passando dalla creazione di opere in contesti pubblici ‒ ricordo volentieri la grande tela realizzata in occasione di “Cambiano come Montmartre” nel 2023 ‒ all’insegnamento presso il Politecnico di Torino.
La sua missione è chiara: portare la gente all’arte e l’arte alla gente. Partendo dalle colline del suo Piemonte, Claudio Rabino si è spinto ovunque nel mondo: Copenaghen, Parigi, Sofia, Chicago, Dubai. Un percorso culminato nell’incontro in Vaticano con Papa Francesco nel 2013, quando l’artista ha spiegato la sua visione della pittura come unione di tecnica e poesia, dell’occhio e della mano con il cuore e l’anima.
Il suo crescente successo è testimoniato dall’esposizione parigina e dall’attenzione riservata alle sue opere da istituzioni come la Cassa di Risparmio di Asti, Rai e Mediaset. Da segnalare la sua presenza a Expo Dubai negli Emirati Arabi e a Venezia, in occasione della Biennale, così come la generosità dimostrata verso gli ospedali Mauriziano e Molinette di Torino e il Gaslini di Genova. Tra le molte iniziative torinesi, fondamentale la lunga e proficua collaborazione con il Museo Internazionale Arte Italia (MIIT), che nell’autunno 2025 ha ospitato la mostra “I colori dell’anima”.
I soggetti prediletti di Claudio Rabino sono i paesaggi naturali, con colori che richiamano le magiche tinte delle stagioni: dai toni vivaci e impazziti dell’autunno alla rigogliosa energia della primavera, dalla pienezza solatia dell’estate fino alle luci azzurre e fredde dell’inverno. È un incanto cromatico che, quasi senza accorgercene, trascende la semplice fedeltà al reale: rielabora ciò che lo sguardo vede, lo analizza e lo trasporta in un’altra dimensione. Non riproduce la natura, ma un’idea superiore, eterna, immanente.
Nell’opera “Credici anche tu, credici di più”, è sorprendente accorgersi che oltre due terzi del quadro sono occupati dal cielo: nuvole biancastre che a tratti si scuriscono, fredde e umide. Quel cielo domina un’acqua violacea, bassa e paludosa, ma l’attenzione è catturata dal rosso violento e sanguigno della macchia di alberi sulla sinistra e dai loro riflessi. Un’intuizione visiva potente, fissata sulla tela con straordinaria efficacia.
Anche “Violet Rhapsody” si fonda su una scelta creativa audace: la scena è scura, quasi notturna. Un prato e un albero emergono in un viola cupo che si schiarisce verso il cielo senza trovare piena luminosità ‒ forse sta cadendo la pioggia. Poi, improvvisa, un’apertura gialla alle spalle dell’albero illumina e accende tutto, come un raggio inatteso che ridona vita al paesaggio. Se fosse una fotografia, sembrerebbe un negativo.

In un mondo di sogno e fiaba ci trasportano invece le figure fragili ed eleganti della serie “Storie di Principesse e Castelli”. I corpi allungati, i vestiti raffinati, i capelli fluenti che parlano di giovinezza, castelli e palazzi dall’eco orientale: tutto è sospeso in un’atmosfera di attesa e desiderio. Realizzate in tecnica mista – acquerello, inchiostro e oro ‒ queste opere evocano la tensione tra gabbia dorata e libertà possibile. Le nobili fanciulle aspettano un ‒ il ‒ principe? Sognano l’indipendenza? Felicità o insoddisfazione, dominio o soggezione? A ogni spettatore il compito di interpretare.
Da ricordare anche la bellezza senza tempo della serie “Storie preziose”, i tondi in ceramica dipinti a olio, in cui la forma circolare sembra raccogliere e custodire l’essenza stessa del colore.
Claudio Rabino dipinge per catturare ciò che sfugge, trasformando paesaggi e figure in poesia cromatica. Nel suo lavoro convivono tecnica e incanto, cuore e disciplina: come se il colore fosse un modo per dare voce all’anima.
Forse è proprio questo il segreto che il suo pennello custodisce: ricordarci che la realtà non è mai soltanto ciò che vediamo, ma ciò che siamo capaci di sentire oltre la tela.
Written by Marco Salvario
Photo by Marco Salvario
