“Caravaggio a Roma” documentario di Giovanni Piscaglia: il viaggio del Giubileo
“Il Giubileo è sentimento. Caravaggio vive il Giubileo del 1600, che per lui rappresenta un anno di rivoluzione e che rappresenta moltissimo la sua interiorità.”

Confezionato in occasione del Giubileo 2025, il docufilm Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo non è solo un documentario, ma un’esperienza cinematografica unica.
Realizzato dal regista Giovanni Piscaglia, su soggetto di Didi Gnocchi e sceneggiatura di Eleonora Angius, la narrazione è accompagnata dalla voce narrante di Mario Cordova, che guida lo spettatore lungo un’esposizione avvincente e esaustiva.
Distribuito nelle sale da Nexo Studios come evento speciale solo l’1, 2 e 3 dicembre 2025, il docufilm celebra l’incontro tra uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e Roma, la città che ne ha forgiato il genio e il mito.
La narrazione non segue un percorso cronologico, ma costruisce un vero e proprio viaggio emotivo, oltre che geografico, nell’arte di Caravaggio. Che assume la caratteristica di un itinerario non solo visivo, ma anche spirituale, mettendo in relazione la Roma barocca, con le sue chiese, vicoli e taverne del Seicento, con la Roma contemporanea, popolata da pellegrini spinti da una tensione religiosa collettiva.
L’idea di fondo del docufilm è presentare Caravaggio come figura ‘in perenne ricerca di grazia’, collegando i luoghi simbolo della sua produzione artistica agli eventi della sua vita.
Mostrando allo spettatore come Caravaggio, uomo peccatore e fuggiasco, e schiacciato da un forte senso di colpa, abbia di fatto vissuto un suo personale e contrastato viaggio di redenzione attraverso l’arte, tema in sintonia con lo spirito del Giubileo.
“Cerca l’espiazione attraverso la violenza.”
Prima di esprimere un commento sul contenuto della performance della Nexo, l’artista senza tempo che è stato Caravaggio merita un breve approfondimento della sua vita, e di ciò che la sua arte ha rappresentato nel contesto artistico del suo tempo, come di quelli a venire.
Nato Michelangelo Merisi nel 1571 in una Lombardia segnata dalla peste e dall’instabilità, l’artista cresce in un mondo dove la fede, la miseria e la violenza convivono: un intreccio di sacro e profano che sarà presente in tutta la sua arte. Arrivato a Roma poco più che ventenne, Merisi porta con sé la fama di pittore abilissimo ma anche di uomo spigoloso. Lavora nelle botteghe, dipinge nature morte e giovinetti di strada, e presto si distingue per il suo stile lontano dagli ideali rinascimentali. Come nessuno prima di lui aveva osato fare.
Rivelandosi come un artista capace di evidenziare i soggetti presenti sulla scena pittorica attraverso fasci di luce che li illuminano. Tratto che lo contraddistingue da altri artisti, e distintivo di tutta la sua produzione.
Il vero salto lo compie quando inizia a lavorare per la Chiesa e per i cardinali, momento in cui nasce la sua rivoluzione che lo vede rappresentare i santi come uomini comuni, con mani callose e piedi polverosi; con scene sacre che si svolgono in locande, strade buie, e stanze fatiscenti. Con l’impiego della luce che non è decorazione, ma appare come voce divina che squarcia il buio e conferisce al quadro drammaticità.
Caravaggio si fa notare, oltre che per il suo eccellente talento, quale provocatore dal carattere impulsivo e violento, che vive tra taverne, bordelli e botteghe d’arte.
Buona parte della critica ha letto nei suoi quadri una forte carica di eros tendenzialmente omoerotica, che riflette i costumi dell’ambiente romano che frequenta.
Uomo di contraddizioni insanabili, partecipa a risse, tafferugli, aggressioni, al contempo capace di dipingere con una tenerezza struggente o una spiritualità profonda.
Nel 1606 durante una rissa uccide un uomo ed è condannato a morte. Da quel momento ha inizio una fuga che lo porta a Napoli, a Malta, in Sicilia, lasciando dietro di sé capolavori ma anche ferite e gesti di brutalità. L’artista, per poter rientrare a Roma, spera nel perdono papale, ma sulla strada del ritorno verso Roma muore: è il 1610.
La sua fine è un enigma, proprio come la sua arte.
Morto ad appena 38 anni solo, febbricitante, forse ucciso dalla malaria o da un’infezione, la sua morte alimenta il mito del genio maledetto e scomparso credendo di aver ottenuto la grazia.
“Il sangue che ne ha macchiato le mani si riversa nel pennello, trasformando la pittura in specchio dell’anima.”
Ma la rivoluzione pittorica compiuta da Caravaggio non muore con lui, perché il mondo barocco non sarà più lo stesso dopo Caravaggio. La sua pittura influenzerà generazioni di artisti, intere generazioni di pittori, i Caravaggeschi, che cercano di imitare il suo stile.
In Italia, da ricordare è Orazio Gentileschi e sua figlia Artemisia, che declina il dramma caravaggesco al femminile. In Europa è Rembrandt l’artista che più di altri ha subito la sua influenza, così come Velázquez, che fecero propria la sua poetica della luce.
Caravaggio non fu solo un pittore, ma un fenomeno culturale. Un uomo che seppe trasformare la sua vita turbolenta e la sua tecnica rivoluzionaria in un’eredità eterna, che continua a parlare all’uomo moderno con una forza rara.
L’eredità di Caravaggio è gigantesca e si declina in alcuni principi pittorici fondamentali.
La capacità di trasformare il realismo in dramma, portare il sacro nella vita quotidiana, non ultimo ma il più specifico è rendere la luce protagonista assoluta delle emozioni raffigurate.
Caravaggio, pittore ‘dal vero’, usava modelli in carne e ossa, spesso persone del popolo che incontrava per strada. Questo dà alle sue opere un realismo crudo e immediato, ma scandaloso per l’epoca in cui visse.
“Un uomo capace di scorgere la bellezza persino nel peccato.”
Oggi, a distanza di oltre 400 anni dalla sua morte, 3D e Nexo lo celebrano attraverso lo straordinario docufilm Caravaggio a Roma durante il quale lo spettatore ha modo di attraversare Roma, dai bassifondi di Campo Marzio alle splendide cappelle delle chiese, fino alle osterie dove la vita sfrenata del nostro protagonista si mescolava alle discussioni sull’arte.
Grazie a un meticoloso lavoro di ricostruzione storica del percorso giubilare del 1600, anno cruciale per Caravaggio, durante il quale realizzò capolavori come la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo, lo spettatore cammina per una Roma barocca ricreata con una precisione mai vista prima.
Con le strade fangose, i palazzi in costruzione, l’atmosfera violenta e vitale della città papale, permettendo al pubblico di sentirsi parte completamente del contesto filmico.
Lo spettatore, infatti, ha la singolare percezione di essere dentro la narrazione, quasi fosse oggetto di una macchina che lo riporta nel tempo appartenuto a Caravaggio. Dove i soggetti dei suoi quadri non soltanto si muovono, ma respirano, trasudano fatica, mostrano la sporcizia sotto le unghie. Con la luce caravaggesca, il suo tratto distintivo, dove i raggi che squarciano il buio delle tele vengono ricreati con realistici effetti di illuminazione, mostrando l’impatto che i suoi lavori dovevano avere sui contemporanei.
È un approccio moderno quello con cui è stato realizzato il docufilm Caravaggio a Roma, che però non mitizza ulteriormente Caravaggio, ma ne umanizza la figura.
Un uomo geniale, in contraddizione con se stesso, oltre che in lotta tra la fede e il peccato; e moderno inteso come il primo ‘fotografo’ della storia, grazie all’uso della luce e del controluce, con l’aggiunta di ‘tagli’ compositivi.
Dunque Caravaggio, fotografo moderno, tanto che le sue scene sembrano istantanee rubate alla realtà. Ma non solo moderno Caravaggio, anche trasgressivo. Appellativo che trova riscontro nella sua opera Morte della Vergine, per la cui realizzazione si dice abbia usato come modello il corpo di una donna annegata nel Tevere, al fine di rendere il pallore della morte con un realismo che i committenti ritennero eccessivo e irriverente. Sono proprio questi elementi, che fanno di Caravaggio un genio senza tempo, la cui attualità è conclamata, nonostante il lungo periodo trascorso dalla sua morte.
Un genio che non smette di affascinare, e che il docufilm di Nexo Studios coglie in tutta la sua interezza. Al flusso visivo principale del filmato si alternano interventi di storici dell’arte, curatori e tecnici dei Beni Culturali. Con analisi puntuali e accessibili, spiegano non solo il simbolismo delle opere, ma anche la tecnica pittorica rivoluzionaria propria di Caravaggio.
Impresa tecnologica di prim’ordine, Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo è un capolavoro di divulgazione artistica che non si limita a raccontare Caravaggio; lo restituisce allo spettatore in tutta la sua potenza visiva e drammatica, rendendo comprensibile e palpabile la sua rivoluzione artistica.
Il docufilm pone inoltre il focus su alcuni specifici aspetti che arricchiscono la comprensione dell’artista e del suo legame con Roma, presentando i luoghi dove poter visionare opere rese immortali da un uomo di nome Michelangelo Merisi.
Presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi è presente il ciclo di San Matteo (Vocazione, Martirio e San Matteo e l’Angelo), che è il cuore dell’esperienza caravaggesca.
Nella Basilica di Santa Maria del Popolo si trovano due capolavori della maturità: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.
Presso la Galleria Borghese sono custodite opere fondamentali come il Bacchino Malato, il Ragazzo con il Canestro di Frutta, la Madonna dei Palafrenieri e il San Girolamo. Nella Pinacoteca Vaticana è esposto il drammatico Deposizione di Cristo. Presso la Galleria Doria Pamphilj si può ammirare la Maddalena Penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto. In Palazzo Corsini si può ammirare il San Giovanni Battista.
“Si entra nella luce di Cristo accettando il buio. Si coglie l’aspetto dell’uomo peccatore che vuole rialzarsi verso la luce.”
Written by Carolina Colombi
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