“Le fedeltà invisibili” di Delphine De Vigan: un romanzo valido ma eccessivo
Sapeva che sapevo e che non potevo fare nulla per lui.

“Le fedeltà invisibili” è un romanzo breve dove l’autrice Delphine De Vigan, all’inizio, ci spiega fin da subito cosa ritiene che siano le “fedeltà invisibili”: ad esempio lo sono le promesse fatte a noi stessi, oppure “i debiti che custodiamo nei recessi della memoria”.
L’intero romanzo si svolge in stanze, aule di scuola, oppure camere nelle case. Non c’è società intorno, non c’è natura, non c’è città. È come se l’autrice, con un colpo di spugna, abbia cancellato tutto, per dedicarsi solo ai protagonisti della vicenda. Per questo è una lettura scarna, priva di contesto.
Il testo è valido, di certo lo è la tematica che tratta. E l’autrice ha tantissime frasi meritevoli di lettura. A volte però eccede nel senso che: in una pagina ci sono una di seguito all’altra frasi che sono delle vere e proprie perle; ma leggerle così vicine è come se in una cameretta appendessimo cento opere d’arte, non lasciando spazio all’occhio di ammirarle una per una.
Probabilmente vado controcorrente scrivendo questo di un’autrice che ha vinto premi prestigiosi in Francia, ma non con questo libro.
In cento e poco più pagine si narra della vita di quattro protagonisti in particolare: Hélène, insegnante, che ha alle spalle un passato di violenze, che intuisce che uno dei suoi ragazzi ha qualche grosso problema.
“Le botte le ho prese da bambina e i segni li ho nascosti a oltranza.”
Théo, il ragazzino dodicenne, con i genitori separati. Si è sobbarcato tutti i problemi del padre che ha perso il lavoro e la voglia di vivere. È il classico pacco che passa da una casa all’altra, con la madre che, quando torna, aspetta che si faccia la doccia per lavarsi via anche l’odore dell’altra casa. Il ragazzo diventa un alcolizzato.
“Ogni volta che (sua madre) parlava male di suo padre, quel senso di disagio, di lacerazione, gli scombussolava la pancia e il rumore acuto gli faceva ronzare le orecchie.”
Poi c’è Mathis, amico di Théo, l’unico amico vero che ha. Inizia con lui a bere super alcolici.
“Ecco che qualcosa già ruggisce e cola in lui come un virus, è all’opera in ogni cellula del suo corpo anche se a occhio nudo non lo si percepisce.”
Infine Cécile, madre di Mathis. Lei è in analisi, preoccupata per il figlio e dalla sua amicizia con Théo, ha paura che lo conduca su una brutta strada. Finché scopre che, la preoccupazione maggiore, si nasconde dietro la porta chiusa dello studio del marito. Un leone da tastiera accanito e feroce che è totalmente diverso dalla persona che lei ama e che credeva di conoscere.
Le descrizioni sono potenti, ma sintetiche. Vediamo ad esempio come descrive la sensazione che dà l’alcol a Théo: “I rumori della scuola gli arrivano a malapena, attutiti da una sostanza idrofila, invisibile, che lo protegge”.
Ogni capitolo ha il nome di uno dei protagonisti, ed ogni personaggio parla al presente raccontando di sé.
Il mio giudizio è un po’ a metà: un libro che ho apprezzato moltissimo per il contenuto, la maturità, la scelta di raccontare il disagio giovanile, ma anche quello di genitori spesso inadeguati.
Dall’altra parte la brevità, la mancanza di situazioni, ma solo questa enorme sfilza di emozioni raccontate senza contesto, mi lascia perplessa.

Il finale de “Le fedeltà invisibili” ci lascia con un grosso dubbio, probabilmente qui il lettore sceglie secondo il suo giudizio di pensare se sia finita bene o male, in base al proprio carattere, se ottimista o pessimista.
Mi ricorda un episodio dove venne scartato il romanzo scritto da un ragazzo: un testo perfetto, dove un cameriere passava la vita a spostare pile e pile di piatti. Quando venne chiesto perché, se il testo era tanto buono, fosse stato cestinato, si sentì rispondere: non è mai stato rotto un piatto.
Anche in questo caso, il testo è perfetto, tutto convince, ma i protagonisti, ad esempio non escono, non vivono, non incontrano nessuno. Ecco nel loro muoversi fra le righe perfette, non hanno mai attraversato una strada.
Da leggere? Assolutamente sì. Un libro che insegna e che si dedica a tematiche sociali ha sempre motivo di esistere.
© 2018 Giulio Einaudi Editore
ISBN 978-88-06-23852-0
Pag. 134
€ 17,00
Written by Miriam Ballerini
