“Nel cuore degli altri” di Gabriele Bronzetti: la morte restituisce il bottino?

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Nel cuore degli altri di Gabriele Bronzetti è un libro che fa toc toc toc, avanti! Dopodiché si sistema sul sofà e inizia a narrare la sua vita. E la tua, la nostra. Quello si fa chiamare Gabriele perché è il suo nome, che significa uomo forte di Dio. Chiunque sia quel Nume: Toc toc toc toc toc toc! Ehi, bussano. Avanti! Essendo un’opera complessa l’unico modo per ri-narrarla è essere essenziale, come solo un complesso reagente letterario sa essere. Via ch’ andòm. Toc toc toc toc toc toc toc toc! Avanti! Come disse una volta Jack Lemmon in Avanti!: Avani! La t va smarrendosi, a volte. La mia citazione è così cogente da rendere inutile che ne parli ulteriormente, non c’ho mica tempo, io.

Nel cuore degli altri di Gabriele Bronzetti
Nel cuore degli altri di Gabriele Bronzetti

Gabriele, il tuo è un saggio-romanzo Nel cuore degli altri, e chi più ne difetta meno ce ne metta, da cui sortiscono più citazioni letterari, musicali e cinematografiche che in qualunque altro tomino abbia (se non erro) letto. Se un pessimo dì pubblicassi la mia raccolta di articoli, vincerei io per distacco. Quasi tutte le opere letterarie che citi, accidempoli, le conosco ma la maggior parte le ho s-cordate. Non so come fai, Gabriele, a ri-cordarti tutti quei particolari. Non dico dell’attacco cardiaco che colpisce quel dottore che sta sul bus, che lo rimembro un giorno sì e (forse) il successivo pure, ma intendo tanti altri che… boh… non ricordo nemmeno cosa stavo per dire.

Fischietti una canzone, la prima che ti passa per la mente, e il padre del ragazzino dice che ce l’aveva in testa pure lui, mentre stava venendo da te, cardiologo rinomato: “Non sono coincidenze, sono connessioni.” – scrivi. All Kósmo is entangled, no doubt. Sto andando a catechismo, attraverso la strada, vengo investito e, a 700 km di distanza, la madre della mia futura, pregressa e unica consorte sente le prime contrazioni, ma sono isteriche. Crede di sentirle. Le acque le perderà 7 giorni dopo. Esempio di entanglement preannunciata, all’amalfitana.

“Il cuore è un barista che shakera e versa sangue come un pazzo.” – e tu lo fosti, barista, e shakerasti. Io iniziai la carriera come lavoratore in nero dell’edilizia e finii come finii. Amen.

Ognuno ha il curriculum che si merita. Un curriculum non variegato induce al sospetto. Perché?

“Settanta volte al minuto, ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno.” – uno in più se l’anno è bisestile, ma non cambia granché. Monsù Travet è un lavativo al confronto. A questo punto m’è venuta voglia di leggere la commedia di Vittorio Bersezio, ché il film che Mario Soldati ne trasse già lo vidi. Se ci pensi, ci sono più riferimenti letterari (non dico solo nei tuoi libri) che casi nella vita. È ovvio. La vita è limitata, i riferimenti no.

Pensa: non ricordavo la micidiale frase che estrapoli da Diceria dell’autore di Gesualdo Bufalino, che pur tanto amai. Ero come ubriaco, nel leggerlo. Che mondo iper-informativo è il nostro! Ma come fai?! Leggendo, t’ipnotizzi e…? Brrr!

Di Eyes Wide Shut ricordo la tipona che accompagna il tipino e che poi non è la tipuzza che si fa trovare morta (lo scoprii leggendo i titoli di coda). Questo ho trattenuto. Tu: tanto di più. Sei un automa, ammettilo! Tipo Data di Startrek. Non so se ammirarti o compatirti. Scelgo la prima ipotesi.

Leggendo il capitolo de Nel cuore degli altri dedicato alla “Digitale purpurea” – mi viene da ridacchiare. Tutto citi tranne quell’odiosa poesia di Giovanni Pascoli, con quel finale lacrimoso. E infatti la citi, per ultima: “(…con un suo lungo brivido…) si muore!” – e te pareva!

Amo quel tuo romanticismo ottimista, quando scrivi:Per come la giri, si muore quasi sempre per amore!” – di solito perché viene a meno il fiato. Dopodiché si scende sottoterra a scorgere l’erba dalla parte delle radici – ti è piaciuta la metafora? Tutti ‘sti riferimenti letterari li fai in netta connessione con la tua attività di cardiologo ex barista. Il tuo romanzo è un cocktail che dà la balla, poche balle! E poi dici, sanitario ottimista che non sei altro: “E se ogni morte fosse un suicidio?” – alla morte ci si arriva quasi sempre, anzi, senza quasi, vivi. Finché si è vivi, si è il legale rappresentante della propria ditta umana e sociale. Ergo, i tuoi sospetti sono fondati.

“… alla fine ci uccidono più le persone da cui stiamo scappando di quelle che incontreremo.” – ecco perché i morti sono privi di scarpe, le hanno perse mentre tentavano di svignarsela.

Quei due, marito e morte, non dico chi, è un nostro segreto: “Ci hanno fatto vedere la natura morta come un’autopsia.” – e poi porgi al lettore un regalino squisito quanto inaspettato: “Nell’autopsia, la morte presa per i capelli restituisce parte del bottino.” – come la racconti tu pare un’ovvietà. Il tuo ottimismo mi stronca, quando prometti: “Per diventare eterni, bisogna morire.” – che ne dici, Daniel Lumera: a Fano dicesti che nessuno ci ricorderà dopo un paio di secoli. Però: a thing of beauty is a joy for ever – e questo le grida da secoli il mio Little John Keats.

Un esempio di entanglement:La donna davanti a me fino a mezz’ora fa non esisteva. Per provare a salvarle la vita la sovrappongo alla donna che Virginia Woolf ha messo sulla carta ispirandosi a sua madre.” – che rimarrà di me, di te, di Virginia, di sua madre, di quella donna allorché il sole a poco a poco si smorzerà? Hai letto La fisica dell’immortalità di Frank J. Tipler? Proooova! Prooooooova!

Ammetto che la metafora che fai della clessidra, di cui taccio tutto, tanto resta sempre lì, a pagina 92 de Nel cuore degli altri, sì, è egregia. Ma come ti escono? Le trapianti e, qualora sopravvivano, le diffondi? Mi sento tutto, come posso dire… entanglato!

Vorrei saltare il capitolo dove tratti il capolavoro di Carlo Emilio Gadda – che, insieme a tanti altri, dovrei rileggere, ché quando mi capitò tra le mani non ci capii granché. Pensa: ero ancora più scemo di oggi.

“Il cuore è fatto per l’eterno ritorno.” – ma quel che combina quando vaga “in un’aritmia da rientro” – mica lo riporto: è troppo cosmico (ordinato) il tuo discorso. Quel che segue vale pure per te: “… gli scienziati parlano in modo difficile di ciò che la gente ha già sentito tra una messa in piega e uno spritz.”e il barista che sonnecchia in te ogni tanto inizia a ronfare.

La pagina 113 de Nel cuore degli altri presenta una riga verticale che la contempla tutta quanta: è mia. In essa citi 3 cantanti e 2 autori: tutti e 5 celeberrimi. Non dico alcunché delle pagine seguenti, anche per via della sindrome di Stendhal che m’ha colto all’improvviso. Cerco una di quelle macchinette salvavite. Sei fatto così, ru, e non è colpa tua, ma del destino. A proposito: lo sai che, se vai a Capri, ogni 20 metri t’imbatti in un “defibrillatore”? Capita lo stesso a Cattolica? E a Lido di Savio? A Bagni di Romagna?

“La medicina lotta contro la gravità come la china di Escher.” – forza, dai! A pagina 150 citi senza citarlo il capolavoro di Edmond Rostand. Per un attimo ipotizzo: l’ha fatto inconsciamente. Poi, però, agito il pugno destro chiuso a pigna. Più di una volta scrivi “Certe notti” – e chissà se quel mito correggese lo verrà mai a sapere.

Poi avverti l’utente che “… è bene non nominare incautamente il cuore. Potrebbe ascoltarci e prenderci sul serio; non dimentichiamo che ha due orecchiette.” – questa l’ho capita. Lui ci ascolta e noi lo auscultiamo. La mia però la eliminerò, rileggendola. Forse. Chissà.

“Il simbolo che ci tatuiamo sulla pelle è lo stesso che l’uomo di Cro-Magnon scarabocchiava nelle caverne trentamila anni fa.” – il cuore è una puttana di cui ci s’affeziona perché batte soltanto per noi. Soprattutto per noi, anzi.

A proposito di quella battuta che accomuna la “eiezione” con la “erezione” – beh, non so che dire. Per cui taccio. A volte “stent” a capirti. È una difesa cardiologica, la mia.

Di una cosa ti ringrazio: a pagina 224 de Nel cuore degli altri m’illumini su una cosa a cui non avevo dato, ingiustamente, peso: quando parli del “sangue blu della nobiltà” – lo infilo nella saccoccia e proseguo il cammino!

Non male l’immagine di quei “ventricoli” che paragoni “ai due buoi”, che “in Romagna erano chiamati Ro e Buni” – ed è sfizioso il ricordo che fai dei “contadini romagnoli”, che prendevano per i fondelli “i nazisti” – invertendo l’ordine degli addendi: che cervello fino avevano, e che scarpe grosse.

Un’altra sapida battuta: “Il sangue è permaloso e diffidente, per difendersi coagula.” – ricorda una mia cardiodistonica ex.

Gabriele Bronzetti citazioni Nel cuore degli altri
Gabriele Bronzetti citazioni Nel cuore degli altri

Quando narri l’epopea di Cristian Barnard mi fai venire in mente quell’anno lontano: “1967”. Sapessi che tifo facevo per lui e come mi dispiacque per Louis Washkansky – quando ci lasciò. Era il mio eroe, e diventò il mio mito imperituro. Chi? Barnard o Luis? Entrambi.

Altro libro che dovrei rileggere (ma quando!):Cuore di cane” del “medico-scrittore russo Michail Bulgakov”. Nel mito ora c’infilo anche Edward Darvall – un eroe gravido di onore!

Tendi a farmi male con le tue sparate: “L’anima di un morto ha lo stesso peso del cuore di un neonato.” – e questo che significa? È forse una prova di quell’eterno ritorno di cui cianciava Friedrich Nietzsche?

A pagina 253, ripeti: “Connessioni, non coincidenti.” – al che il solito Tex Willer ti pone il quesito: Quien sabe? Ehi, non ti venga mica l’idea di contraddirlo. Tex è uno che s’incavola con niente.

La frase che poni in testa a pagina 256 è infalsificabile.

Cercherò prima o poi di falsificare la mia ultima affermazione.

La poesia di pagina 260 è tratta da un’opera di Rachel Portman?

Spari nei Ringraziamenti: “Un libro è sempre un’opera collettiva”.

Anche uno stolto articoletto tipo il mio, I suppose.

Commento finale ma non definitivo? Il tuo romanzo cardiotonico m’ha fatto venire il batticuore.

È la prova che quel colletto blu sta sempre battendo il chiodo.

Toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc toc!

Avanti!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Gabriele Bronzetti, Nel cuore degli altri, Aboca Edizioni, 2025

 

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