Intervista a Davide Sammarchi: vi presentiamo “La Risata dei Gabbiani”

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La musica come casa, il mare come metafora, il suono come rifugio.

Davide Sammarchi intervista La Risata dei Gabbiani
Davide Sammarchi intervista La Risata dei Gabbiani

Davide Sammarchi non è solo un pianista e compositore, è un narratore di emozioni che affiorano tra le onde del silenzio e la risata dei gabbiani.

Toscano di nascita, classe 1997, ma cittadino dei porti dell’anima, Sammarchi ha già inciso cinque album in quattro anni, tracciando con grazia una rotta tra la musica classica contemporanea e le esplorazioni elettroniche.

Il suo nuovo disco, “La Risata dei Gabbiani”, pubblicato da Memory Recordings, è un viaggio sonoro che parte all’alba da una finestra sul mare, passa per le leggende di Ulisse e le poesie di Baudelaire, e arriva dritto al cuore, là dove ancora possiamo permetterci il lusso di giocare, ridere e stupirci.

Tra archi che imitano uccelli, voci che sussurrano storie di marinai, e strumenti futuristici come la Roli Seaboard, Sammarchi compone un invito a ricordarci ciò che conta: la leggerezza, la condivisione, l’umano.

In questa intervista, Davide ci apre le porte del suo mondo musicale, fatto di poesia, ricerca e profondità, con la semplicità gentile di chi crede che una nota possa ancora cambiare l’aria intorno a noi.

 

C.M.: Davide, “La Risata dei Gabbiani” è già un titolo che suona come una poesia. Quando è stato il primo momento in cui hai sentito che quel suono la risata dei gabbiani era casa?

Davide Sammarchi: Ogni volta che ci torno e quel suono è uno dei primi che sento, ancora prima del rumore delle auto.

 

C.M.: Nel tuo ultimo lavoro ci inviti a ricordarci del gioco, dello scherzo, della leggerezza. In un mondo così frenetico, quanto è rivoluzionaria questa risata?

Davide Sammarchi: In questo periodo sto leggendo ‘Luce d’estate ed è subito notte’ di Jón Kalman Stefánsson, lui definisce così la risata ‘Fa bene ridere, una sonora risata è un miscuglio misterioso di beatitudine e oblio, ci sciogliamo nel riso, ci liberiamo al di sopra della nostra personalità, diventiamo esseri umani più che persone’. Direi che può essere salvifica in un periodo storico dominato dalla frenesia.

 

C.M.: Hai debuttato nel 2021 e in soli quattro anni hai pubblicato cinque dischi: una corsa piena di ispirazione. Come si alimenta questa urgenza creativa?

Davide Sammarchi: In generale vivendo l’arte in tutte le sue forme, dalla letteratura al cinema, passando per la fotografia. Mantenere questo sguardo artistico sul mondo ti permette di mantenere ‘il fuoco creativo’ dentro di te. Almeno per me funziona così. Ma in generale credo si vada a periodi, se sono in una fase creativa la lascio fluire, ma se dovesse arrivare un periodo di minore urgenza lo accoglierei allo stesso modo.

 

C.M.: Questo disco è un viaggio dai porti alle leggende, dal piano solo al mare. Qual è stato il porto interiore da cui sei salpato per comporlo?

Davide Sammarchi: I legami umani, le amicizie e le persone che ho accanto.

 

C.M.: Hai citato Baudelaire, Ulisse, le leggende dei marinai. Qual è la figura letteraria o mitica che più ti somiglia oggi?

Davide Sammarchi: Non ci ho mai riflettuto, attualmente per citare uno dei brani del disco ti direi ‘Martin Eden’, un marinaio che insegue la sua passione per la scrittura.

 

C.M.: La voce di Chiara Dubey sussurra leggende di marinai morti… Quando componi, immagini già questi mondi? O sono loro che vengono a cercarti?

Davide Sammarchi: Direi che è più un flusso inaspettato. Credo che quando si voglia controllare tutto di un’opera si finisca per limitarsi, il mio approccio alla scrittura è accogliere l’imprevedibile e dargli spazio.

 

C.M.: Nel brano con Daniele Mammarella ci sono “favole, giocattoli e creature della notte”. Chi erano le tue creature della notte da bambino? E oggi, chi sono?

Davide Sammarchi: Tutte quelle creature che alimentano la fantasia e che ti permettevano di sognare quando sei bambino. Come elfi, gnomi e creature del bosco.

 

C.M.: Hai chiamato a raccolta musicisti straordinari come Fazikat Mubarak, Chiara Dubey, Daniele Mammarella. Cosa cerchi in una voce, in un violino, in una chitarra prima di farli entrare nel tuo mondo musicale?

Davide Sammarchi: Per lo più libertà, da dogmi e regole autoimposte. Mi piacciono gli artisti liberi, che hanno una personale espressività musicale non guidata da logiche di mercato o da rigidi principi accademici.

 

C.M.: Nel tuo disco c’è anche la Roli Seaboard, uno strumento che sembra provenire dal futuro. Cosa ha aggiunto questa “voce aliena” al tuo linguaggio sonoro?

Davide Sammarchi: Una forte espressività nel lato elettronico. Il rischio di lavorare con suoni sintetici a volte può essere quello di perdere un po’ di quella espressività tipica degli strumenti tradizionali. In questo caso la ROLI Seaboard mi ha permesso di interfacciarmi con l’elettronica attraverso la corporeità e il tocco e questo ha restituito maggiore umanità ai suoni.

 

C.M.: Nel tuo percorso c’è anche il cinema, con le colonne sonore per “Sacro Urbano” e “La Ballata di Francesco”. Che tipo di emozione si prova nel dare suono a un’immagine?

Davide Sammarchi: Ciò che mi ha dato principalmente questa esperienza è la capacità di fare un passo indietro, la bellezza del confronto con altre visioni artistiche e la delicatezza di rispettarle.

 

C.M.: Se un ascoltatore chiudesse gli occhi mentre ascolta il tuo disco, cosa ti piacerebbe che vedesse dentro di sé?

Davide Sammarchi: Non voglio dare indicazioni su questo, la musica è davvero libera di volare ovunque.

 

C.M.: Nel 2025 completi il tuo percorso in Musica Elettronica. Cosa ti immagini nel futuro della tua musica? Un’orchestra sinfonica con sintetizzatori? Un pianoforte che parla?

Davide Sammarchi: Una costante ricerca di nuovi linguaggi, nuovi modi di raccontarsi. Cecare di non accontentarsi di quello che già si conosce ma provare sempre il desiderio di arricchirsi. Di confrontarsi con altre sensibilità artistiche.

 

Tracklist

Porto – La Risata dei Gabbiani (feat. Fazikat Mubarak) – Alba
L’Anima dei Marinai (feat. Chiara Dubey) – Principi delle Nubi – Martin Eden
Stormo – La Dea del Mare (feat. Fazikat Mubarak)
Favole, Giocattoli e Creature della Notte (feat. Daniele Mammarella)

 

Written by Cinzia Milite

 

 

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